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sabato 30 gennaio 2016

Mons. Dimitrios Salachas, vescovo cattolico-bizantino, va in pensione. Al suo posto chi meglio di un benedettino ?

Mons. Dimitrios Salachas nel settembre 2009, in una intervista, aveva spiegato che una cosa è la Chiesa cattolica, di cui fanno parte 23 chiese compresa quella romano-latina, ed altra cosa è la chiesa romano-latina che costituisce un pezzo, una porzione sicuramente maggioritaria e quasi totalitaria, della Chiesa cattolica.
Adesso Mons. Dimitrios Salachas va in pensione (come è andato in pensione Mons. Sotir Ferrara) e nella sede dell'Esarcato di Atene chi manda, la cosiddetta Congregazione delle Chiese Orientali ? 
un benedettino (ordine monastico romano-latino). 
Mons. Dimitrios Salachas
La persona prescelta è sicuramente uno studioso e conoscitore del rito greco-bizantino (Manuel Nin), persona validissima, ma la provocazione della cosiddetta Congregazione delle Chiese Orientali non è per questa ragione  meno urtante nei confronti delle altre 22 Chiese che confluiscono -con la chiesa romana- nella Chiesa cattolica, trattate nel terzo millennio come colonie dove piazzare validissimi personaggi, a mò di sottogoverno.

Sandro Magister, esperto in materia ecclesiale de L'Espresso, cosi valuta il comportamento della cosiddetta Congregazione delle Chiese Orientali, nella prospettiva del dialogo con le Chiese Ortodosse: 

... poiché il successore designato non solo sarà ancora una volta vescovo, ma nemmeno è greco.

Infatti, avendo l'esarcato cattolico di Atene soltanto sei sacerdoti per varie ragioni non candidabili, la congregazione vaticana per le Chiese orientali, presieduta dal cardinale argentino Leonardo Sandri, ha pescato il successore da fuori. E imprudentemente l'ha scelto nella persona di Manuel Nin, monaco benedettino, ancora una volta un latino in abiti bizantini, attuale rettore del Pontificio Collegio Greco di Roma, cioè di quella che agli occhi dei greci è pur sempre l’esecrata istituzione fondata nel 1577 per preparare i missionari cattolici da inviare nell'Ellade a convertire gli ortodossi.

Il valore di padre Nin come teologo, liturgista ed esperto dell'Oriente cristiano è attestato dai suoi frequenti scritti su "L'Osservatore Romano" e dai suoi libri. Ma non c'è dubbio che la sua nomina a nuovo esarca apostolico di Atene – che sarà resa pubblica tra pochi giorni – sarà giudicata come un ennesimo schiaffo dalla gerarchia ortodossa greca, già una delle più visceralmente ostili non solo a Roma ma anche alle Chiese ortodosse sorelle più impegnate nel dialogo ecumenico.
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Così Salachas nell'intervista evocata:
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 Da premettere che secondo l’ecclesiologia cattolica, l’unità non è concepita come uniformità, bensì come  comunione di fede nella varietà delle tradizioni e dei riti. Per rito si intende il patrimonio liturgico, teologico, spirituale e disciplinare, distinto per cultura e circostanze storiche di popoli, che si esprime in un modo di celebrare e vivere la fede che è proprio di ciascuna Chiesa locale. 
I vari riti nella Chiesa cattolica sono quelli che hanno origine dalle tradizioni alessandrina, antiochena, armena, caldea e costantinopolitana. Attualmente sono 22 le Chiese orientali cattoliche chiamate nel diritto canonico sui iuris, di cui 14 di tradizione bizantina: la Chiesa patriarcale greco-cattoliche dei Melkiti, le Chiese arcivescovili maggiori greco-cattoliche degli Ucraini e dei Romeni, le Chiese metropolitane greco-cattoliche dei Ruteni e degli Slovacchi; e altre Chiese minori locali: albanese, bielorussa, bulgara, ungherese, italo-albanese, di Križevci (Serbia), ex-Repubblica Jugoslava di Macedonia, russa ed ellenica. Perciò, l’Esarcato apostolico ellenico per i fedeli di rito bizantino residenti in Grecia appartiene alla grande tradizione liturgica costantinopolitana o bizantina. 
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