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giovedì 31 dicembre 2015

Ragionare, Capire e Decidere ............... di Ipazia 31.12.2015

Parmenide è un pensatore straordinari per profondità e influenza. E' anche il primo autore prescratico al quale sia Platone che Aristotele sembrano riconoscere la caratura del filosofo vero e proprio.
La Filosofia di Parmenide si articola intorno al divieto di dire e pensare il non-essere.
La Filosofia 14
Ammettere l' "essere" e insieme il "non-essere" significa sostanzialmente ammettere il nulla, perciò si capisce la ragione teoretica per cui Parmenide considerasse  l'affermazione che il "nulla è" uguale all'affermazione che "c'è l'essere e insieme il non-essere". In effetti, ambedue le tesi contravvengono al grande principio, ammettendo -sia pure ciascuna in modo diverso- la possibilità del contraddittorio negativo (il non-essere), che è impensabile ed inesprimibile, perciò assurda.

La radice dell'errore dell' "opinione dei mortali" sta dunque nell'ammissione del non-essere accanto all'essere, e in quella della possibilità di passaggio dall'uno all'altro e viceversa.

Tradizionalmente si intendeva il pensiero di Parmenide irrigidito in una posizione di assoluta negatività nei confronti della doxa. Ma dagli studi più approfonditi è emerso abbastanza chiaramente che alcuni frammenti dimostrano come il primo Eleate, pur negando qualsiasi validità alla fallace "opinione dei mortali", tuttavia concedesse alle "apparenze" -opportunamente intese- una loro plausibilità, e quindi riconoscesse una qualche limitata validità ai sensi.
Se così è, bisogna allora concludere che Parmenide, oltre alla "Verità" e alla "Opinione fallace dei mortali", riconosceva anche la possibilità di una "Opinione plausibile", e quindi la liceità di un tipo di discorso che cercasse di dar conto dei fenomeni e delle apparenze senza andare contro al grande principio, senza cioè ammettere, insieme, l'essere e il non essere. 

La Dea  dice a Parmenide  di dover apprendere, dopo la verità, e le opinioni fallaci dei mortali, anche "come le cose che appaiono bisognava che veramente fossero, essendo tutte in ogni senso". Anche le cose apparenti "sono", e "sono" in necessità e verità, secondo tutti i sensi dell' "essere". E alla fine del frammento 8 la Dea spiega ulteriormente:
Questo ordinamento del mondo, veritiero in tutto,
compiutamente ti espongo
così che nessuna convinzione dei mortali potrà fuorviarti.
Dove viene annunciata un'esposizione dell'ordinamento del mondo secondo una opinione "plausibile", ben diversa dalla convinzione che su di essa hanno i mortali secondo una opinione "fallace".
I "mortali" hanno errato  ammettendo essere  e non-essere. In maniera più precisa, nel ricordato frammento 8 si dice che i mortali hanno posto due supreme forme: luce e notte, concependole come contrarie (essere e non-essere), con una serie di conseguenze:
Infatti, essi stabilirono
di dar nome a due forme
l'unità delle quali
non è necessaria: in ciò si sono ingannati.
I mortali hanno errato fondamentalmente perchè non hanno capito che le due forme, in apparenza contrarie, sono in realtà incluse in una superiore unità necessaria, cioè nell'unità dell'essere: 
E poichè tutte le cose sono state
denominate luce e notte,
e le cose che corrispondono
alla loro forza sono state attribuite a queste o a quelle,
tutto è pieno ugualmente di luce e di notte oscura,
uguali ambedue, perchè con nessuna delle due c'è il nulla.

Concludendo
Una volta riconosciuta come "essere", qualsiasi cosa doveva necessariamente venire riconosciuta, in quanto "essere", anche come ingenerabile, incorruttibile ed immobile. 
Il grande principio di Parmenide, così come veniva da lui genialmente formulato, salvava l'essere, perdeva però i fenomeni. 
Bisognava che la filosofia, dopo di lui, trovasse nuove vie che permettessero di salvare, oltre che l'essere, anche i fenomeni.