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mercoledì 30 dicembre 2015

Politica Locale a 5Stelle. Dovevano lottare (sostenevano) il malcostume, ma ... fra il dire ed il fare ...

La Repubblica-Palermo
DALLE CENTO missioni del sindaco di Gela Messinese e della sua giunta all'inchiesta della commissione Antimafia sulle assunzioni nella società che si occupa dei rifiuti a Bagheria: ecco una mappa di polemiche, scandali e indagini che accompagnano la vita delle amministrazioni grilline in Sicilia. 
L'ultimo caso quello di Gela, dove è primo cittadino Domenico Messinese rischia la sfiducia dai vertici del movimento. Al sindaco di Bagheria Cinque i revisori contestano le consulenze facili, a Ragusa un assessore si è dimessa dopo l'affidamento di un appalto alla società dove lavora il marito.
L'ombra del malgoverno, lo stesso che i grillini additano dal momento del loro ingresso in scena, si staglia sulle amministrazioni a 5 stelle. Il caso di Gela, dove il sindaco Domenico Messinese rischia l'espulsione dopo aver licenziato tre assessori del movimento, è solo uno dei tanti che, in questi mesi, stanno coinvolgendo in Sicilia M5S. Da un capo all'altro dell'Isola, nei principali comuni amministrati (Gela, Bagheria, Ragusa), risuona l'eco delle polemiche. E pensare che proprio a Gela Messinese a giugno aveva ottenuto una vittoria simbolica nella patria di Crocetta. La crisi odierna è stata preceduta da un continuo attacco del meet-up locale. Che, in un lungo documento, già un paio di mesi fa aveva "sfiduciato" il vice sindaco Simone Siciliano, fedelissimo di Messinese con la delega all'Ambiente, accusato di sposare una politica un po' troppo favorevole ai petrolieri. D'altronde gli attivisti grillini di Gela avevano criticato Messinese subito dopo l'elezione, quando il primo cittadino aveva assunto la sua assistente Rita Scicolone nell'organico del Comune, con la qualifica di istruttrice amministrativa. Messinese, qualche settimana dopo, aveva assegnato un incarico legale da 11.593 euro all'avvocato Lucio Greco, ovvero il candidato sindaco dell'Ncd che, al ballottaggio, lo aiutò a battere il rivale Angelo Fasulo. 
Ora Nuccio Di Paola, uno degli assessori defenestrati, punta il dito anche su un comportamento «fuori dalle regole» di Messinese «che non ha mai restituito parte dell'indennità come fanno tutti gli amministratori 5Stelle ed è stato protagonista, con alcuni mèmbri della giunta, di un numero spropositato di viaggi a spese del Comune». Il consigliere pentastellato Angelo Amato ha fatto un accesso agli atti e ha scoperto che sono state addirittura cento, fra luglio e novembre, le missioni istituzionali fatte dalla giunta, in primis dal sindaco, dal vice Simone Siciliano e dalla segretaria Scicolone. Le mete? Soprattutto Roma, ma con puntate a Livorno e a Rimini. 
Da Gela a Bagheria, dove ha puntato i suoi riflettori la commissione Antimafia regionale. Per capire, spiega il presidente Nello Musumeci, «come sia stato affidato il servizio rifiuti a una società esterna e come sia stato riassorbito il personale della Coinres in liquidazione». Sentiti già il sindaco Patrizio Cinque, una dirigente sospesa dall'ente e i vertici della Tech, società cui è stato assegnato l'appalto per sei mesi. Il sospetto è che ci siano state assunzioni fatte in modo indebito che avrebbero riguardato anche parenti di mafiosi. 
Cinque, a Bagheria, deve respingere anche le critiche dei revisori dei conti su un disinvolto uso delle consulenze: «Il sindaco ha continuato a dare incarichi su incarichi ad avvocati esterni, non economizzando il servizio». L'opposizione, intanto, allarga i confini di una parentopoli a 5 stelle. L'ultimo caso è quello della sorella di Marco Maggiore, ex capogruppo M5S, assunta dalla coop che ha vinto l'appalto comunale per la gestione del servizio di asilo nido. 
È il consigliere Filippo Tripoli a denunciare, in un'interrogazione, la circostanza. La parentopoli era già stata oggetto di dibattito a settembre, quando vennero fuori i nomi dei consulenti prescelti da Cinque: all'avvocato Vincenza Scardina, la cognata dell'assessore Alessandro Tomasello, sono stati affidati due ricorsi per 14.173 euro. Un altro, Vittorio Fiasconaro, è un attivista di un locale meet-up e ha avuto mandati per 26 mila euro. Giorgio Castelli, padre di Filippo, consigliere comunale pure lui fedele a Grillo, è stato nominato da Cinque nel comitato dei garanti (ha rifiutato il compenso). 
«Le nomine? Tutta gente qualificata. Sì, c'è anche un militante. Ma ormai sono milioni gli attivisti 5Stelle», si è difeso il sindaco Cinque. Dalle polemiche non è rimasta esclusa Ragusa, la prima città conquistata dai discepoli di Grillo. Dove a novembre l'assessore Stefania Campo è stata costretta alle dimissioni per un'altra non edificante vicenda di affari di famiglia: il marito della Campo, Paolo Sottile, figurava fra i dipendenti di una società che aveva ricevuto l'appalto per la lettura dei contatori idrici. 
E a redigere il capitolato sarebbe stata la signora Nella Tinè, madre dell'assessore. Un pasticcio. Uno dei non pochi incidenti nell'avanzata dei grillini di governo. -