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giovedì 3 dicembre 2015

Medio Oriente. Terra dove si incontrano (e si scontrano ?) le tre religioni monoteiste -5-

Nei vari stati arabi dal secondo dopoguerra si sono 
verificate situazioni differenziate
Iraq
In Iraq la situazione delle comunità cristiane nei decenni precedenti alle due guerre del Golfo, quelle volute dai due Bush, presentava tratti di maggiore complessità e difficoltà rispetto alla situazione che abbiamo tratteggiato la volta scorsa sulla Siria, dovuti sia alla situazione interna sia ai difficili rapporti internazionali che gravavano sul paese.


Dal punto di vista interno le varie confessioni religiose erano strettamente controllate, nel timore che dessero origine a fenomeni di dissenso verso il regime guidato con mano ferma e pesante dal presidente Sadam.

Le offensive del governo erano dirette soprattutto verso la componente sciita cui appartiene  tuttora più della metà della popolazione irachena. Anche in Iraq gli sciiti hanno avuto forti propensioni a seguire l’ideologia politica degli sciiti iraniani, che nel 1979 hanno proclamato la Repubblica Islamica: di fronte a quest’eventualità il governo a partire dal 1976 ha statalizzato l’organizzazione sciita sopprimendo l’autonomia di gestione dei beni religiosi e trasformando gli imàm in funzionari dello stato, stipendiati e controllati. Nello stesso contesto il governo ha operato per rafforzare la propria posizione cercando il consenso dei musulmani sunniti e dei cristiani, che in Iraq erano circa il 3,2 per cento della popolazione.

Lo stesso statuto delle comunità cristiane è stato però in pericolo nel 1981, quando un progetto di legge, poi sospeso, voleva estendere anche alle chiese cristiane la statalizzazione. In questo difficile contesto politico e sociale i cristiani iracheni si trovarono in una situazione ambivalente: dal punto di vista economico la comunità cristiana era nell’insieme prospera, anche se ai nostri giorni deve affrontare le difficoltà economiche proprie a tutto l’Iraq a causa della grave insicurezza nel territorio ove -come sappiamo- opera l'ISIS; dal punto di vista politico, nonostante qualche eccezione, ha invece un ruolo marginale se non  irrisorio essendo stata ridotta numericamente a causa della forte emigrazione.

-In tutti gli organi del partito Ba‘th al potere i cristiani erano -sotto Sadam- quasi assenti e nell’Assemblea Nazionale vi erano solo quattro cristiani su duecentocinquanta deputati, con una percentuale di molto inferiore a quella demografica.

A differenza che in Siria l’ideologia politica Ba‘th (laicità dello Stato) non svolse un ruolo così efficace nel favorire la coesione di cristiani e musulmani in un’ottica nazionale. In effetti la marginalità politica dei cristiani in Iraq può essere compresa in base a due ordini di motivi: in primo luogo, nonostante l’ideologia laica, il partito Ba‘th iracheno riconosceva nell’islam, che in Iraq (al contrario che in Siria) era religione di stato, una componente essenziale della cultura araba, mentre lo stesso statuto non era riconosciuto al cristianesimo.

Si consideri inoltre che in Iraq, come in molti altri paesi arabi, la gestione del potere avveniva ed avviene tuttora sulla base di alleanze familiari in cui i musulmani sunniti hanno un ruolo prevalente, specie in una ottica anti-sciita.
Sembra d’altra parte che gli stessi cristiani non erano propensi a un impegno politico deciso in quel quadro, e tendavano essi stessi a scegliere la marginalità: da un lato infatti non era allora possibile esercitare alcun dissenso contro il governo al potere e dall’altra restava forte il timore che potesse avere successo l’opposizione sciita, che, in alcune sue componenti, mirava ad instaurare un governo di ispirazione islamica.