StatCounter

venerdì 4 dicembre 2015

La cultura. Come leggere il potere, l'autorità, la verità e l'esperienza religiosa (7)

Identità e cultura
Abbiamo cercato la volta scorsa di rivolgere la nostra attenzione al concetto di "identità". 
Proseguiremo su questo percorso in quanto "identità e cultura", sia individuali che comunitarie, hanno fra di loro più legami di quanto possa sembrare ad un primo esame.  

Levi-Strauss, un Antropologo francese (Bruxelles 1908 - Parigi 2009), a proposito del concetto di identità scrive "si situa al punto di confluenza non di due semplicemente ma di più strade insieme. Interessa praticamente tutte le discipline". 

Concetto di identità
a) l'identità richiama -contemporaneamente- l'idea di eguaglianza e quella di differenza;
b) l'identità non è una entità data per sempre, fissa ed immutabile, è una realtà in divenire, continuamente in evoluzione;
c) l'identità non si costruisce per opera dell'individuo in condizioni di isolamento. Essa è un prodotto sociale, frutto di interazione con altri membri della comunità e nel contesto culturale in cui ciascun essere umano vive.

Esaminiamo per adesso il primo punto.
a) Il concetto di identità si costruisce nel continuo rapporto (dialettica ?) fra uguaglianza e alterità. Ciascun essere umano avverte il bisogno di identificarsi, di "sentirsi simile a..," e contemporaneamente  quello di affermare la propria unicità, "di distinguersi da ...".
Parlando con una insegnante delle Scuole Elementari  mi è stato spiegato che sin da bambini, quando comincia a formarsi l'identità di ciascun individuo, si assiste ai seguenti fenomeni:
Identificazione primaria, il bambino identifica se stesso con la madre 
Identificazione introiettiva, il bambino interiorizza parti del mondo e delle persone con cui viene in contatto, ma -allo stesso tempo- se ne separa, le rielabora e poi "le rivive in termini personali ed originali, costituendosi come individuo differenziato".
A fondamento dell'identità di ciascuno  sta un doppio processo, di identificazione//separazione.

Per l'antropologo Remotti l'intero processo identitario si configura come operazione continua di 
assimilazione con
separazione da.
Sempre secondo Remotti "l'alterità è presente non solo ai margini, al di là dei confini, ma nel nocciolo stesso dell'identità" 
(segue)