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mercoledì 30 dicembre 2015

Feste natalizie: celebrazioni, tradizioni, significato... ... ... di Calogero Raviotta

Feste natalizie: celebrazioni, tradizioni, significato.

Dicembre, mese denso di celebrazioni religiose
Il mese di dicembre per Contessa Entellina è sempre un mese molto ricco dal punto di vista religioso-tradizionale. Il mese si apre con l’ottavario a Maria Immacolata, celebrato nella piccola chiesa dedicata s San Rocco, nell’omonimo quartiere. Ancora oggi è molto viva la tradizione che vuole che, dopo il vespro del 7 dicembre, dei ragazzini con torce bucinino dei fantocci detti “diavoli”, a simboleggiare la vittoria che Maria, nata senza peccato, ebbe sul demonio. Il 6 dicembre è la festa del Santo patrono di Contessa, San Nicola di Mira. La vigilia della festa vengono preparati i tradizionali panuzzi che verranno benedetti e distribuiti dopo la Divina Liturgia in memoria del Santo. Il 13 dicembre è la volta di Santa Lucia, festa preceduta da un triduo di preparazione e molto sentita dalla gente. Si arriva così alle festività di Natale che a Contessa hanno un sapore del tutto particolare vista la peculiarità del rito bizantino.
Quest’anno le feste si arricchiranno con l’apertura della porta santa anche nel nostro piccolo paese, il 20 dicembre. Infatti, il nostro vescovo Giorgio Demetrio Gallaro ha disposto che in ogni paese si aprisse una porta santa per permettere a chi non potesse effettuare lunghi pellegrinaggi di lucrare l’indulgenza plenaria varcando la stessa porta. La chiesa stabilita dal Vescovo è la parrocchia della Madonna della Favara a cui tutti i contessioti, greci e latini, si sentono legati da un amore filiale. (Giuseppe Caruso)

La festa del Natale oggi e nei ricordi di ieri
Anche a Contessa da parecchi anni si comincia a respirare l'atmosfera natalizia tra la fine del mese di novembre, quando i negozi cominciano ad ornare scaffali, merci e vetrine con gli addobbi natalizi. Dopo la festa dell'Immacolata cominciano a vedersi i primi alberelli ornati di palline colorate e di luci e nei bar, nei supermercati e nei negozi di alimentari in bella vista sono esposti panettoni e spumanti.
Una considerazione a parte meritano i giocattoli da regalare ai bambini a Natale o alla Befana. Ce ne sono di tutti i tipi, semplici e sofisticati, da pochi soldi o molto costosi, tutti già noti ai bambini, ai quali vengono presentati anche nei dettagli dalla pubblicità televisiva.
Chi ha superato i 60 anni nota immediatamente la grande differenza tra il Natale celebrato oggi e quello vissuto nella sua infanzia, differenza che riguarda non solo l'aspetto religioso, ma anche quello sociale, economico e culturale.
In primo luogo per la maggior parte dei contessioti, ma anche per la maggior parte delle piccole comunità montane, il Natale era una grande festa religiosa con notevole partecipazione alle celebrazioni religiose delle parrocchie.
Durante la novena di Natale, di buon mattino, quando era ancora buio, ragazzi e adulti andavano alla messa, col freddo e tante volte con la neve ed il gelo, ma felici di partecipare a qualcosa di nuovo e diverso (preghiere e canti natalizi).
Celebrate le feste di S. Nicola, dell'Immacolata e di S. Lucia, l'attenzione era dedicata al Natale: preparazione del presepe in chiesa (non tutti gli anni) o della grotta o stalla in miniatura, dove doveva nascere Gesù Bambino: Nel bosco si raccoglievano muschio e arbusti di asparagi selvatici, che venivano collocati su una sedia e sistemati in maniera che sembrasse una grotta. Sopra gli arbusti, all'esterno dell'originale grotta, venivano collocati batuffoli di cotone, come se fossero fiocchi di neve. Posta in alto dietro l'altare principale della chiesa, questa grotta custodiva Gesù Bambino, nascosto però da un velo fino alla messa di mezzanotte della vigilia di Natale, quando appunto il velo veniva rimosso e tutti potevano finalmente vedere Gesù Bambino appena nato.
Raramente in famiglia si preparava allora il presepe in casa (salvo rarissime eccezioni), non si facevano regali come é ormai usanza diffusa in tutti i paesi da alcuni anni.
Natale era una ricorrenza religiosa molto sentita e festeggiata in chiesa e nelle famiglie, perché occasione per ritrovarsi tra amici e parenti a tavola insieme per consumare una pranzo abbondante, molto atteso, apprezzato e gratificante, perché allora purtroppo un pranzo con tante portate (primo, secondo, dolce, frutta, ecc.), almeno per la maggior parte della gente, oltre che a Natale era preparato in  poche altre ricorrenze annuali: Epifania, S. Giuseppe e otto settembre, festa della Madonna della Favara. (C. Raviotta)

Festività e tradizioni natalizie per gli arbëreshë di Milano
Per i fedeli della comunità cattolica di rito bizantino-greco di Milano, da oltre 40 anni, ogni domenica alle ore 10,30, viene celebrata la Divina Liturgia nella chiesa di S. Sepolcro, attigua alla Biblioteca Ambrosiana (piazza S. Sepolcro – MM1 piazza Cordusio). Nelle celebrazioni liturgiche viene riservata particolare attenzione alle tradizioni religiose degli arbëreshë sia dell’Eparchia di Piana degli Albanesi sia dell’Eparchia di Lungro: S. Nicola, Natale, Epifania, Settimana Santa e Pasqua, ecc. Per S. Nicola vengono benedetti e distribuiti i "panuzzi" preparati ogni anno, secondo la tradizione di Contessa, da Maria e Giuseppina Raviotta, mentre per l’Epifania, dopo la Divina Liturgia e la suggestiva e solenne celebrazione del “Megas Aghiasmòs” (Benedizione delle acque), vengono distribuiti le arance benedette ai presenti, che ricevono dal celebrante, come avviene secondo la tradizione di Contessa, anche la benedizione ed un ramoscello di ruta.
Per Natale anche quest'anno alla Divina Liturgia hanno partecipato a Milano arbëreshë della Sicilia e della Calabria ed una famiglia di S. Paolo Albanese (Basilicata, ma diocesi di Lungro), che al termine della celebrazione hanno cantato (insieme nonni, bambini e genitori) una ninna nanna della tradizione arbëreshe, ancora viva in questo comune della provincia di Potenza, suscitando l’ammirevole attenzione, espressa con un caloroso applauso, sia degli arbëreshë sia degli altri fedeli presenti.
Queste celebrazioni infatti risultano di particolare interesse degli arbëreshë, per conservare le loro tradizioni, mentre ai fedeli di rito romano o ambrosiano, presenti alle funzioni, offrono l'occasione di scoprire che in Italia è presente da cinque secoli un "oriente cristiano a casa nostra", testimoniato dalle comunità cattoliche di rito bizantino dell'Eparchia di Lungro e dell'Eparchia di Piana degli Albanesi. 
Per eventuali informazioni: www.acioc-milano.org  oppure info@acioc-milano.org , papas Michele Pirotta, tel. 3466267382.
Tra gli emigrati rimane vivo anche l’interesse per le tradizioni non religiose, anche se legate comunque alle ricorrenze del calendario liturgico: doni per i bambini per la commemorazione dei defunti, i tipici dolci natalizi (pupi, mastrazzole, pignolata, pietanze speciali per la cena della vigilia di natale o per il pranzo di Pasqua, il grano bollito  o cuccìa per S. Lucia, ecc.  

Icona – presepe del Natale
Credo che la mostra dei presepi, realizzati dai ragazzi delle scuole di Contessa, in occasione del Natale 2015, ed esposti nella sede della locale Biblioteca comunale, possa essere significativamente integrata con una icona del S. Natale, che nella tradizione bizantina è espressione figurativa della grande e antica festa della Natività di Gesù, anche se nei primi secoli da alcuni la ricorrenza era celebrata in date diverse (25 dicembre e 6 gennaio). Nel calendario romano, la Natività del Signore è ricordata il 25 dicembre già nel 354, mentre a Costantinopoli Gregorio Nazianzeno la celebra nella chiesa della Resurrezione attorno al 380.
L’iconografia del Natale è antichissima ed è stata tramandata fedelmente con gli elementi essenziali (Bambino, Madre di Dio, Giuseppe, stella, angeli, pastori, animali, magi) anche se nel corso dei secoli qualche iconografo, pur rispettando lo schema originario, ha introdotto qualche variante (personaggi e loro collocazione). 
L’icona del Natale ed il presepe di S. Francesco, con tutti gli adattamenti locali, recepiti fino ad oggi, sono espressione della partecipazione di tutto il creato alla Nascita del Figlio di Dio ed ogni elemento ha un significato. Esaminando nei particolari l’icona (destra e sinistra sono riferiti a chi guarda l’icona):
* (in alto) le montagne uniscono la divinità con l’umanità, gli angeli sono la natura
spirituale, i pastori sono il popolo
*  (in alto a sinistra) i re magi
* (in alto a destra) due angeli uno si rivolge ai re magi e l’altro ai pastori
* (al centro, a sinistra) angeli in adorazione davanti a Gesù nella culla, dentro la
   grotta, dietro la culla il bue e l’asinello
*  (al centro) la Madre di Dio, distesa, che riflette sullo straordinario evento
*  (in basso a sinistra) S. Giuseppe pensieroso riflette sul mistero “col cuore in
 tumulto, fra pensieri contrari, il savio Giuseppe ondeggiava” (Inno Akatitos) e
 davanti a S. Giuseppe un uomo rivestito di pelli, appoggiato ad un bastone: è un falso pastore, è il demonio che con la sua tentazione diabolica  vuole alimentare il pensiero agitato di Giuseppe
* dall’alto in centro scende da una stella un fascio di luce in tre raggi verso la culla:
    “Unità e trinità di Dio che si manifesta come luce”.
     

Nota – La “lettura” dell’icona meriterebbe un approfondimento di tanti altri aspetti oltre che  una attenta riflessione sul significato di ogni elemento rappresentato. Si suggerisce a tal scopo di consultare qualche pubblicazione sulle icone, dedicate alle grandi feste della tradizione bizantina.