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venerdì 18 dicembre 2015

Dibattito alla Camera

Qui sotto riportiam il
Testo della mozione di sfiducia presentato alla Camera contro il Ministro Maria Elena Boschi, a cui questa ha replicato pochi minuti fà -secondo il politologo Gianfranco Pasquino- in modo nervoso e con esibizione di arroganza, pur ritenendo -esso politologo- che non sussista "conflitto di interesse".

MOZIONE DI SFIDUCIA 
La Camera, premesso che: 
il decreto legge 24 gennaio 2015, n. 3 convertito con modificazioni dalla L. 24 marzo 2015, n. 33 “Misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti” ha modificato la normativa di riferimento delle banche popolari di cui Testo unico bancario (decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385”). 
Le disposizioni modificate hanno interessato anche la Banca popolare dell’Etruria e del Lazio di cui il Ministro Boschi, così come indicato nella dichiarazione patrimoniale pubblicata sul sito del Consiglio dei Ministri, possedeva circa 1.500 azioni; il padre del Ministro, Pier Luigi Boschi, ed il fratello Emanuele Boschi, hanno avuto rapporti professionali e di dipendenza con la suddetta Banca. In particolar modo Pier Luigi Boschi è stato Consigliere di Amministrazione e, fino al febbraio 2015, anche vice presidente del medesimo Consiglio di Amministrazione. 
Nell’esercizio del suo mandato risulterebbe esser stato, inoltre, sanzionato, al pari degli altri vertici dell'istituto, da Banca d'Italia al pagamento di una somma pari a 144 mila euro per sei irregolarità individuate dalla vigilanza: 
“Violazione delle disposizioni sulla governance", 
"carenze nell' organizzazione e nei controlli interni", 
"carenze nella gestione e nel controllo del credito", 
"carenze nei controlli", 
"violazioni in materia di trasparenza", 
"omesse e inesatte segnalazioni agli organi di vigilanza". 
Emanuele Boschi risulta, invece, esser stato assunto dalla Banca fin dal 2007, giungendo alla posizione di “Program and cost manager”; 

in particolar modo, l’articolo 1 del citato decreto legge n. 3 del 24 gennaio 2015, n. 3 ha introdotto nuovi limiti dimensionali per le banche popolari disponendone la trasformazione in società per azioni nelle ipotesi di attivi superiori ad 8 miliardi di euro; 
l’approvazione del citato decreto legge da parte del Consiglio dei Ministri è stata preceduta da rilevanti speculazioni finanziarie relative agli istituti di credito interessati dal medesimo provvedimento. 
In particolar modo, il Presidente Consob, in sede di audizione parlamentare, ha dichiarato che le negoziazioni hanno assunto volumi nell’ordine di 10 milioni di euro; da fonti stampa risulterebbe una possibile diffusione di informazioni privilegiate prima del Consiglio dei Ministri del 20 gennaio 2015. 
Altresì, sembrerebbe che il volume delle negoziazioni sia aumentato fin dal 3 gennaio del medesimo anno. 
Le quotazioni delle azioni hanno registrato incrementi pari ad un minimo dell’8% per Ubi Banca fino a un massimo del 57% proprio per la Banca popolare dell'Etruria e del Lazio; agli operatori del mercato è apparso del tutto anomalo un rialzo delle quotazioni della Banca Etruria in considerazione dei gravi problemi finanziari dovuti a sofferenze per un valore complessivo di circa 3 miliardi di euro. 
Le stesse sofferenze, infatti, hanno indotto il Ministero dell’economia e delle finanze e la Banca d’Italia a commissariare il medesimo istituto di credito; l’ipotesi di una possibile speculazione finanziaria di investitori sulle banche popolari, così da fare man bassa di azioni, ha portato anche all’apertura di fascicolo da parte della Procura della Repubblica di Roma; 
il Ministro Boschi, durante il Consiglio di ministri che ha approvato il decreto legge n. 3 del 2015,     non era presente, ma ciò non significa che possa essere completamente escluso il suo conflitto di interessi, come si dirà in seguito; 
centro delle operazioni di speculazione sembrerebbero poi essere avvenute a Londra, dove opera Davide Serra, con il suo fondo Algebris, il quale, come noto, è molto vicino al Presidente del Consiglio Matteo Renzi; 
con il decreto legge 22 novembre 2015 n. 183 si prevede la costituzione di quattro società per azioni, tra le quali la Nuova Banca dell'Etruria e del Lazio S.p.A., aventi per oggetto lo svolgimento dell'attività di ente-ponte ai sensi dell'articolo 42 del decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 180, “con l'obiettivo di mantenere la continuità delle funzioni essenziali precedentemente svolte dalle medesime banche e, quando le condizioni di mercato sono adeguate, cedere a terzi le partecipazioni al capitale o i diritti, le attività o le passività acquistate, in conformità con le disposizioni del medesimo decreto legislativo”. 
Trattasi del “Decreto Salva Banche” che, in sostanza, garantisce il salvataggio di 4 banche italiane in dissesto (Banca delle Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara, CariChieti) le cui perdite sono state assorbite in parte dagli azionisti e dagli obbligazioni subordinati per un valore complessivo pari a 1 miliardo e 200 milioni; 
la procedura di risoluzione della crisi delle Banche è stata predisposta mediante la costituzione di quattro nuovi istituti di credito, di una bad bank e l’avvio della liquidazione coatta amministrativa delle Banche in risoluzione. 
In particolar modo 
ai nuovi istituti di credito sono stati trasferiti i diritti, le partecipazioni le attività e le passività delle Banche in risoluzione mentre la bad bank si occuperà della gestione delle sofferenze cedute delle Banche in risoluzione; 
la risoluzione della crisi è avvenuta per il tramite della costituzione di un Fondo di risoluzione gestito da Intesa-San Paolo, Unicredit e Ubi-Banca. 
Il costo di tale operazione per il Fondo di risoluzione è stato di 3,6 miliardi di euro utilizzati per ricapitalizzare le nuove banche, assorbire le perdite delle banche in risoluzione e dotare le bad bank di un capitale minimo; 
il salvataggio dei quattro istituti di credito ha comportato la perdita del risparmio di 12.500 clienti retail per un valore complessivo di 431 milioni di euro ed il tragico epilogo di un suicidio. 
Il pregiudizio subito deriva dalla sottoscrizione di strumenti finanziari rischiosi non adeguati a pensionati, famiglie e piccoli risparmiatori. 
Tanto è vero che il Direttore generale della Banca d’Italia ha dichiarato la necessità di un intervento legislativo per vietare la vendita di strumenti finanziari rischiosi agli sportelli degli istituti bancari; 
considerato che: 
la normativa purtroppo vigente nel nostro Paese, di cui alla c.d. Legge Frattini, non consente di prevenire, far emergere e sanzionare tutti i conflitti di interessi; 
in considerazione delle suddette plausibili operazioni di speculazione finanziaria che hanno preceduto l’emanazione del D.L. 3/2015 ed hanno visto soprattutto Banca Etruria oggetto di acquisto e rivendita di azioni, con rialzi a dir poco eccezionali, dal punto di vista dell’opportunità politica, anche la mera situazione di pericolo derivante dalla commistione tra l'incarico di Governo e gli interessi economici e finanziari del titolare e dei più prossimi parenti deve essere presa in considerazione; 

Per “Il Sole 24 Ore” del 12 Febbraio u.s., “le novità del decreto legge riguardano, soprattutto, l'introduzione dell'obbligo per le banche popolari con un attivo superiore a 8 miliardi di euro, di trasformarsi in società per azioni. Questa informazione, trapelata prima dell'effettiva emanazione del provvedimento, sarebbe filtrata in ambienti finanziari, al punto che intermediari con base a Londra - per conto di altri clienti - avrebbero provveduto all'acquisto di azioni di vari istituti. 
Tra questi ci sarebbe anche il Fondo speculativo Algebris, fondato da Davide Serra, imprenditore vicino al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, il quale, tuttavia, il 30 gennaio u.s. ha precisato che “investiamo sulle banche popolari da Marzo 2014””; 
si evidenzia che il Ministro Boschi ha dichiarato che i genitori ed i fratelli non hanno prestato il consenso alla pubblicazione sul sito del Governo dei dati inerenti alla loro situazione patrimoniale, ad onta del principio generale di trasparenza; 
i fatti citati e la loro concatenazione temporale gettano un’ombra sul ministro e la sua funzione istituzionale con riguardo alla cura ed alla salvaguardia degli interessi pubblici, del principio generale di assoluta imparzialità, nonché della necessità di tutelare il risparmio in tutte le sue forme, come espressamente previsto dall’articolo 47 della nostra Costituzione al momento vigente; 
anche il solo sospetto che, attraverso la sua funzione di governo, il ministro Boschi abbia potuto interagire ovvero influenzare l’intera compagine governativa al fine di perseguire interessi personali e familiari, non ne consente la permanenza nel prosieguo dell’incarico 
per tali motivi, 
visto l'articolo 94 della Costituzione, visto l'articolo 115 del Regolamento della Camera dei deputati, esprime 
la propria sfiducia al ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, 
e lo impegna a rassegnare immediatamente le proprie dimissioni.

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La replica di Boschi. La ministra per prima cosa riepiloga i fatti. "Se tutte le accuse che mi vengono rivolte fossero vere, sarei la prima a dimettermi. Mio padre è stato destituito dal suo incarico dal governo, è stato sanzionato dalla Banca d'Italia: nei suoi confronti non c'è stato nessun favoritismo. Sono orgogliosa di far parte di un governo che esprime un concetto molto semplice: chi sbaglia deve pagare, chiunque sia, senza differenze e favoritismi. 
Se mio padre ha sbagliato deve pagare. Non c'è spazio per doppie misure e favoritismi. Ma non lo giudica un talk show". 
Poi aggiunge: "Lasciatemelo dire con il cuore. Io amo mio padre e non mi vergogno a dirlo. Mio padre è una persona perbene e sono fiera di lui. E sono fiera di essere la prima della famiglia ad essersi laureata".  
E continua: "Mio padre è di origine contadina e ogni giorno si faceva 5 chilometri a piedi per andare a scuola. Questa è la storia semplice e umile della mia famiglia, non le maldicenze uscite in questi giorni". 
Quanto al possesso delle azioni della banca, specifica: "Possedevo 1557 azioni di Banca Etruria, del valore di circa un'euro ciascuna, che ora sono carta straccia in seguito al decreto Salva Banche
Anche mia madre e i miei fratelli avevano pacchetti azionari, che ora non valgono più nulla. Dire che Banca Etruria fosse la 'banca di famiglia' è una falsità". 
Spiegando, infine, come non ha mai incassato plusvalenze per le 1557 azioni possedute in Banca Etruria, sottolinea: "Il grande conflitto di interesse raccontato al Paese sono 369 euro mai incassati". 
E conclude: "Chi pensa che attaccando me si indebolisca il governo, dico lasciate perdere perchè questo governo è attrezzato per vincere gli attacchi e portare avanti il cambiamento. Andremo avanti senza arroganza".