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lunedì 30 novembre 2015

Uomini, fatti, eventi. Come li ricordiamo oggi

30 Novembre
Era il 30 Novembre 1786 quando venne emanato il nuovo codice penale toscano, Riforma criminale toscana o Leopoldina. Il Granducato di Toscana è il primo Stato al mondo ad abolire legalmente la pena di morte per tutti i reati con la Riforma Leopoldina del granduca Pietro Leopoldo

La giornata è festa regionale in Toscana.


 …la correzione del Reo figlio anche esso della Società e dello Stato…che tale efficacia, e moderazione insieme si ottiene più che con la Pena di Morte, con la Pena dei Lavori Pubblici…Siamo venuti nella determinazione di abolire come Abbiamo abolito con la presente Legge per sempre la Pena di Morte contro qualunque Reo, sia presente, sia contumace, ed ancorché confesso …Vogliamo in questa parte cessate, ed abolite. Tale è la Nostra volontà, alla quale Comandiamo che sia data piena Esecuzione in tutto il nostro Gran-Ducato, non ostante qualunque Legge, Statuto, Ordine, o Consuetudine in contrario “ (Proemio della legge di riforma criminale del 30 novembre 1786, n. LIX)


La riforma del Codice penale di Pietro Leopoldo era una normativa moderna, capace di porre principi che anticiparono poi i criteri di redazione delle Costituzioni moderne: oltre alla citata abolizione della pena di morte, infatti, il Granduca ripudiò la tortura, proibì ogni forma di vessazione verso i prigionieri ed i condannati (che fino a quel giorno venivano accompagnati al patibolo tra ali di folla urlante, che spesso li insultava e li batteva), abrogò le norme che imponevano ai familiari di giurare contro il condannato ed inserì il principio per il quale nemo tenetur se detegere, ovverò nessuno può essere considerato obbligato a rendere dichiarazioni che possono poi portarlo a subire una condanna. Il nuovo codice fiorentino aboliva poi il delitto di lesa maestà, inseriva nel sistema ordinamentale il difensore d’ufficio per coloro che non potevano pagare un avvocato, e stabiliva forti limitazioni all’utilizzo della carcerazione preventiva, assumendo che solo dopo una condanna definitiva la restrizione della libertà personale è pienamente legittima.

La pena di morte, inizialmente un prolungamento della guerra, era presente in tutti gli ordinamenti antichi. Lo stato abolizionista più antico è nei fatti, la Repubblica di San Marino: l’ultima esecuzione ufficiale risale infatti al 1468, mentre l’abolizione definitiva fu sancita per legge solo nel 1865. Seguirono il Granducato di Toscana, con l’editto di Leopoldo,e la Repubblica Romana di ispirazione mazziniana.
Lo Stato italiano l’abolì, tranne crimini di guerra e regicidio, nel 1889, per poi reinserirla e abolirla definitivamente nel 1948, dopo che il fascismo l’aveva reintrodotta per i reati contro lo Stato. Nel 2007 è stata completamente espunta dalla Costituzione anche con riferimento alle leggi militari di guerra.
La pena di morte nella Città del Vaticano non era prevista per alcun reato già dal 1967, su iniziativa di papa Paolo VI; venne rimossa dalla Legge fondamentale solo nel 2001, su iniziativa di Giovanni Paolo II. 
Come sostiene Cesare Beccaria «La pena di morte, rendendo meno sacro e intoccabile il valore della vita, incoraggerebbe, più che inibire, gli istinti omicidi». Nel lontano 1764 la pubblicazione del pamphlet “Dei delitti e delle pene” stimolò la riflessione sul sistema penale allora vigente. Nel capitolo XXVIII, Beccaria si esprimeva contro la pena di morte, argomentando « Parmi un assurdo che le leggi, che sono l’espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l’omicidio, ne commettano uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall’assassinio, ordinino un pubblico assassinio ».
L’opinione pubblica di molti Paesi è divisa. In quelli nei quali vige la pena di morte, primo fra tutti gli Stati Uniti, esiste un movimento che ne chiede l’abolizione. Viceversa, in altri nei quali tale pena non è contemplata, tra cui l’Italia, riaffiorano periodicamente richieste per la sua reintroduzione nel Diritto penale. L’opinione pubblica contro la pena capitale si divide inoltre in abolizionisti, come Amnesty International, e sostenitori della moratoria, come l’associazione radicale Nessuno tocchi Caino.
C’è chi considera la moratoria (ordinanza di sospensione), a livello internazionale, un primo e migliore passo, poiché gli stati possono revocare l’abolizione, che è più difficile da ottenere e non si può imporre da parte di organismi sovranazionali. Il 18 dicembre 2007, l’ONU, con 104 voti favorevoli, 54 contrari e 29 astenuti, ha approvato la Moratoria universale della pena di morte, promossa dall’Italia a partire dal 1994.
Amplissima è la bibliografia giuridico- storica e letteraria. Il tema della pena di morte è affrontato con grande profondità da De Sade, Hugo, Kafka, Camus e Dostoevskij.
« Ora, può darsi che il supplizio più grande e più forte non stia nelle ferite, ma nel sapere con certezza che, ecco, tra un’ora, poi tra dieci minuti, poi tra mezzo minuto, poi adesso, ecco, in quell’istante, l’anima volerà via dal corpo e tu non esisterai più come uomo…,[...] La punizione di uccidere chi ha ucciso è incomparabilmente più grande del delitto stesso. L’omicidio in base a una sentenza è incomparabilmente più atroce che non l’omicidio del malfattore. » 
(L’idiota, Fëdor Mikhailovič Dostoevskij)