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lunedì 2 novembre 2015

Uomini, fatti, eventi. Come li ricordiamo oggi

2 Novembre
All’alba del 2 Novembre 1975 viene trovato ucciso Pier Paolo Pasolini in uno spiazzo polveroso, all’Idroscalo di Ostia, e per una raccapricciante fatalità, proprio nella periferia suburbana di Ragazzi di vita, di Una vita violenta e di Accattone
Ferocemente e dolorosamente ripiegato in un pessimismo assoluto nei confronti della realtà violentemente degradata, Pasolini muore così assassinato in circostanze oscure.

« La sua fine è stata al tempo stesso simile alla sua opera e dissimile da lui. Simile perché egli ne aveva già descritto, nella sua opera, le modalità squallide e atroci, dissimile perché egli non era uno dei suoi personaggi, bensì una figura centrale della nostra cultura, un poeta che aveva segnato un’epoca, un regista geniale, un saggista inesauribile. » Alberto Moravia

L’omicidio fu attribuito ad un “ragazzo di vita” di soli diciassette anni, che si dichiarò, allora, unico colpevole, ritrattando in seguito tale versione. Sui motivi e le modalità dell’assassinio restano misteri.
Secondo la versione del ragazzo, egli avrebbe incontrato Pasolini presso la Stazione Termini, il quale lo avrebbe invitato a salire sulla sua vettura. I due si sarebbero diretti a Ostia. Stando alla dichiarazione del giovane, la tragedia sarebbe scaturita per delle presunte pretese di carattere sessuale di Pasolini, alle quali Pelosi era riluttante. La versione fu riportata dal telegiornale RAI il giorno dopo il delitto, violando le norme sul segreto istruttorio e venendo meno al carattere consueto di asetticità su temi sconvenienti all’allora etichetta televisiva. Pelosi venne condannato in primo grado per omicidio in concorso con ignoti, e nel dicembre del 1976, con sentenza della Corte d’Appello, venne confermata la condanna. 
Nel maggio 2005, a sorpresa in un’intervista televisiva, dichiarò che l’omicidio sarebbe stato commesso da altre tre persone. Ha fatto i nomi dei suoi complici nel 2008, pubblicati sul saggio d’inchiesta di Lo Bianco e Rizza “Profondo Nero” (Chiarelettere 2009). 
Le circostanze della morte di Pasolini non sono ad oggi ancora state chiarite, come hanno ripetutamente sottolineato i suoi amici più intimi; lasciano più di un dubbio. L’opinione pubblica ebbe soprattutto solo sentore di un delitto avvenuto in “circostanze sordide”. Due settimane dopo il delitto invece un articolo della giornalista Oriana Fallaci, ipotizzava una premeditazione ed un concorso di ignoti, ma nel frattempo i due protagonisti erano spariti.

A trent’anni dalla morte, assieme alla ritrattazione del Pelosi, emerge la testimonianza di Citti, amico e collega di Pasolini, sulla sparizione di copie del film “Salò” e su un eventuale incontro con dei malavitosi per trattare la restituzione, legate all’omicidio, ma Citti morirà alcune settimane dopo.
Un’ipotesi più inquietante lo collega invece alla “lotta di potere” tra Eni e Montedison, tra Mattei e Cefis. Pasolini, infatti, si interessò a Cefis: uno dei due personaggi “a chiave”, assieme a Mattei, di “Petrolio“, il romanzo-inchiesta (uscito postumo nel 1992) al quale stava lavorando poco prima della morte. Proprio su questo manoscritto esce in questi giorni un saggio di Marco Belpoliti che tende a ridimensionare queste ipotesi di giallo politico relative all’ultimo scritto dell’autore.

Pier Paolo Pasolini è internazionalmente considerato uno dei maggiori artisti e intellettuali italiani del XX secolo. Dotato di un’eccezionale versatilità culturale, la sua opera di poeta, romanziere, saggista, regista ha l’impronta dell’innovazione, della genialità sperimentale e dell’anticonformismo culturale e linguistico. Attento osservatore della trasformazione sociale dal dopoguerra sino alla metà degli anni settanta, suscitò polemiche e accesi dibattiti per la radicalità dei suoi giudizi, duramente critici nei riguardi delle abitudini borghesi e non solo, e della nascente società dei consumi italiana.
L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è il fascismo” -1963-
Anche nei confronti del Sessantotto e dei suoi protagonisti il suo occhio critico fu acuto e “non allineato”. Famoso il giudizio sulla battaglia di Villa Giulia, in difesa dei poliziotti e non degli studenti, e la posizione contro l’aborto.
Al suo esordio di poeta, espresse, in “Poesie a Casarsa” e “La meglio gioventù“, raffinate sperimentazioni dialettali friulane. I romanzi di Pasolini, dalle prime esperienze giovanili “Ragazzi di vita” e “Una vita violenta“, sono tutti caratterizzati dall’innovazione linguistica. Lo sguardo pietoso è sugli emarginati e lo squallore delle periferie, che ingoiano la campagna, e fanno “sparire le lucciole”.
Petrolio“, romanzo-inchiesta pubblicato postumo, testimonia un nuovo stile narrativo. La sua vena di saggista e di polemista per interventi di impegno civile e osservatore sociale sono espressi in “Scritti corsari” (Corriere della Sera,), “Passione e ideologia“, “Lettere luterane“.
Indimenticabili molti suoi film da “Accattone“, opera d’esordio, a “La Ricotta” per cui subì un processo per vilipendio alla religione, dal realismo di “Mamma Roma“, a capolavori assoluti come il “Vangelo secondo Matteo“, “Decameron“, “Salò“.
Pasolini si esprime sempre come un intellettuale eretico che chiama lo spettatore e il lettore a porsi problemi, domande e suscita inquietudine morale.
Marxista “eretico”, Pasolini ebbe complessi rapporti con il PCI (da cui fu espulso per dichiarata omosessualità) e denunciò le prospettive di una società antropologicamente sfigurata: la “nuova preistoria“. Si era da ultimo avvicinato all’esperienza dei Radicali. Tutta la sua opera è un aperto processo alla DC del tempo, all’ipocrisia borghese e alla polemica civile e culturale di un poeta che ha vissuto il suo tempo con passione e coinvolgimento personale. Pagò con diversi processi (da cui venne assolto dall’accusa di corruzione di ragazzi), la sua aperta ammissione di omosessualità. ”…Oggi un omosessuale in Italia può rischiare di morire ogni notte..
L’Osservatore Romano e una certa stampa di destra furono ideologicamente e meschinamente impietosi di fronte alle circostanze della sua morte.