StatCounter

venerdì 20 novembre 2015

Hanno detto ... ...

SALVATORE LUPOdocente di storia contemporanea all'Università di Palermo 

Contrariamente alla mafia, il fondamentalismo islamico è un movimento politico. In secondo luogo, teniamo conto che i musulmani nel mondo sono più di un miliardo. Con tutto il rispetto per Cosa nostra, stiamo parlando di ordini di grandezza un tantino diversi".

Insomma, è giusto o banale pensare che gli islamici "buoni" debbano scendere in piazza contro i terroristi?
"Vede, il problema è che non so quanti di questi islamici siano a conoscenza del fondamentalismo. Chiedere a tutti i musulmani di prendere le distanze mi sembra una cosa un po' forzata, a meno che non si pensi davvero che il terrorismo sia un prodotto della religione. Siamo invece di fronte a un uso politico della religione, come altri ce ne sono".

Non crede che senza un no forte a questa barbarie, da parte dei musulmani che vivono da noi, sarà sempre più difficile la convivenza?
"Il caso degli islamici che stanno in Occidente è diverso. A loro bisogna chiedere di rispettare le leggi e di essere fedeli anche al Paese che li ospita. Ma l'islamismo radicale, ripeto, è un movimento politico. Ce ne vuole uno contrapposto, ma questo non si crea dall'oggi al domani. Al momento un movimento islamico moderato, organizzato, non c'è. E gli eccessi di colpevolizzazione collettiva non mi piacciono".

Lecito sperare negli immigrati di seconda generazione e terza generazione, nei ragazzi che vanno a scuola in Italia?
"Il terrorismo islamico, oggi, è un frutto perverso dell'integrazione. Qui stiamo già parlando di immigrati di seconda generazione ma integrati male: a volte sono cittadini europei come nel caso dei francesi. Fra i terroristi, salvo rari casi, non c'è gente appena approdata con i barconi. Tuonare contro l'integrazione, in genere, è come sparare alle allodole con un cannone. Per il futuro, chissà: nessuno ci dice quale orientamento politico avranno i musulmani delle prossime generazioni".

La Sicilia modello di accoglienza oggi può lanciare un segnale all'Europa?
"Anche questo è un luogo co- mune. La Sicilia non può accogliere bene nessuno, vista la sua rigidità economica, è destinata a essere solo un luogo di passaggio".

Eppure la convivenza con gli immigrati è stata pacifica. Anche perché, dice Claudio Fava, la mafia impedisce le infiltrazioni dell'Is.
"Bisogna spiegare a Fava che la mafia non è onnipotente.
 E la ragione per cui sinora non ci sono stati attentati sta semplicemente nel fatto che siamo un luogo periferico. È nelle grandi metropoli, nei luoghi di attrazione che si creano i grandi conflitti identitari".

La sua analisi trasuda pessimismo.
"Tutt'altro. Io non credo nei conflitti di civiltà ma in quelli politici, non sempre addomesticabili. E l'attuale è terribilmente resistente a una composizione