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giovedì 26 novembre 2015

CONOSCERE CONTESSA 4: notizie su eventi periodo1921 - 1940 ... ... di Calgero Ravitta

La cronologia degli eventi locali del periodo 1921 - 1940, recentemente pubblicato da "IlContessioto", è stata messa a disposizione dei lettori come strumento utile per stimolare, con le fonti che ciascuno ha a disposizione, l'approfondimento degli argomenti di particolare interesse. 
Di seguito sono brevemente riportati testi e fonti utili a tal scopo, già in parte pubblicati da "IlContessioto", "L'Araldo" e Associazione Culturale "Nicolò Chetta", testi disponibili per la consultazione presso la sede del Centro Culturale Parrocchiale (tra parentesi titolo del documento da consultare).
Nel periodo preso in considerazione merita un'attenzione particolare sia l'istituzione nel 1937 dell'Eparchia di Piana degli Albanesi (parecchi i testi del "IlContessioto" già pubblicati), sotto la cui giurisdizione vengono posti i fedeli contessioti di rito bizantino, sia papas Michele Lojacono, parroco greco a Contessa dal 1932 al 1942, protagonista, a Contessa e nell'ambito della nuova eparchia, in campo religioso, culturale e sociale, come emerge dalle varie testimonianze documentate dai testi di seguito riportati.

(Estratto da "Personaggi contessioti noti 
e meno noti" di Calogero Raviotta)
"Nato a Contessa Entellina il 15 aprile 1907, papas Michele Lojacono matura la vocazione sacerdotale durante gli studi ginnasiali all’Istituto Salesiano “Don Bosco” di Palermo, ma il suo forte attaccamento al rito greco-bizantino lo porta a compiere gli studi e la  sua formazione al Pontificio Seminario “Benedetto XV”, presso la Badia Greca di Grottaferrata, e quindi al Pontificio Collegio Greco “S. Atanasio” di Roma. 
La rivista Biga fu diretta
da Papàs Lino LoJacono
Conseguita la laurea in Teologia, Lettere e Filosofia é ordinato sacerdote il 21 novembre 1929.
Per due anni insegna materie classiche al Seminario arcivescovile di Monreale e diventa punto di riferimento umano, morale e spirituale per molti che lo conoscono come zelante parroco e sacerdote, prima a Contessa (dal 1932) e poi a Palermo (dal 1942). Alcuni lo ricordano anche per le doti culturali: le sue pubblicazioni, sono note in Italia ed all’estero. 
Il suo impegno culturale più importante é il bollettino italo-greco-albanese “Biga”, da lui fondato, diretto e  e pubblicato per circa dieci anni  dal 1947, periodico di cultura finalizzata alla diffusione delle notizie riguardanti la diocesi bizantina di Piana degli Albanesi e le  problematiche inerenti le comunità albanesi di rito greco-bizantino residenti in Italia. 
Come sacerdote e uomo di cultura é anche impegnato nella promozione di incontri ecumenici, organizzati nella prospettiva di riunione della Chiesa Cattolica con le Chiese Orientali. Una personalità  forte e mite nello stesso tempo, di cui tutti apprezzano il sacerdote, l’uomo e lo studios. 
Papas Lino Lojacono é morto Il 22 febbraio 1957 a Palermo.

(Estratto dall'articolo "Contessa Entellina nei suoi dintorni 
e nel suo maggior tempio", 
dell’avv. Raimondo Piazza di Mussomeli, 
pubblicato sul n. 34 de “L’ORA”)
“Ponendo piede in Contessa Entellina, quel paese che sembra avergli dato la Natura tutta la sua bellezza e tutto il suo fascino, ci trasportiamo con la nostra fantasia ad otto chilometri circa da quest’abitato sopra la sommità di un monte, relativamente pianeggiante, ove vuolsi sorgesse Entella, quella città che oggi soltanto vive in una  storia nebulosa e che diede a Contessa il suo orgoglioso attributo…………. 
Ritornando dopo appena un anno a Contessa, noi troviamo il suo maggior tempio, che lasciammo nell’ultima nostra visita nel fervore dei restauri, palpitante nel culto, splendente nelle sue decorazioni. Il candore dei suoi stucchi, il ritocco delle sue pitture murali, l’artistico altare bizantino, che ha ridato a quel tempio il suo vero aspetto di chiesa greco-bizantina, il luccichio dei marmi, tutto ci porta a rendere omaggio a tre munifici cittadini di Contessa, i fratelli Giuseppe, Felice e Luca Vaccaro, di questi ora soltanto i primi due viventi, che hanno dimostrato con le più generose elargizioni come si ama il proprio paese natio, benché da tanti anni loro si trovino nella lontana America.
Quando quel tempio, nel 1924, minacciava rovina e le sue condizioni statiche rappresentavano un continuo pericolo,  una Commissione di contessioti si costituì pure in America, per raccogliere i fondi necessari per i restauri al primo tempio del luogo, tanto caro al proprio cuore. Sentì questa Commissione il bisogno di chiedere il suo obolo ai tre fratelli, conoscendo le loro floridissime condizioni economiche; ma grande fu la sorpresa, quando questi tre contessioti proibirono qualsiasi raccolta, assumendo loro la spesa non indifferente di tutti i restauri della Madre Chiesa del loro paese natio. Più di L.300.000 hanno rimesso sin oggi e in varie riprese, quei generosi figli di Contessa ed oggi quel tempio é della loro munificenza e del loro sentimento di patria il più grande e splendido monumento.
Nell’attività del culto nulla fa difetto in quella chiesa. 
Il parroco papas Michele Lo Iacono, alla sua profonda cultura accoppia pure una fattività mirabile, una dedizione completa a quel tempio, che sa di tante sue fatiche, acciocché potesse quel sacro luogo essere la suprema espressione di quel rito elevato da Papa Pio XI alla sua antica dignità.
Noi, lasciando Contessa, portiamo di questa colonia albanese il fascino del suo sorriso, il ricordo più bello di un tempio, dovuto alla immensa generosità dei fratelli Vaccaro.”

(Estratto dagli Atti "60° anniversario di istituzione 
dell'Eparchia di Piana degli Albanesi e del 
Monastero Esarchico di S. Maria di Grottaferrata: 
testimonianze e contributi dei contessioti 
nelle due istituzioni").    
Papas Michele Lojacono (nei ricordi di Leonardo Lala

Tutti, nel ciclo delle ventiquattro ore, abbiamo dei momenti di meditazione. Specialmente la sera, quando si conclude la nostra attività giornaliera, la nostra mente, libera da quei problemi immediati diurni, dà libero sfogo alla nostra immaginazione di porsi in attività: vediamo sfilare come su uno schermo  cinematografico tutta la nostra vita percorsa.
Papàs Lino LoJacono
fu Parroco a Contessa Entellina
e
nella Chiesa della Martorana
a Palermo
Vediamo, al lume della nostra immaginazione, cose e persone con cui abbiamo avuto dimestichezza e contatto, i quali hanno lasciato nel nostro animo delle tracce indelebili. Quel tratto di strada del cammino della nostra vita, che noi vediamo più volentieri, anche se con un po'  di rimpianto, su quello schermo, é quel tratto di strada della nostra vita che abbiamo percorso frequentando la scuola. Vediamo ancora come era disposta e composta la casa, quei banchi, la figura della nostra maestra o maestro, i nostri compagni e compagne di scuola.
Ogni volta che mi ritornano in mente i ricordi di scuola fra tutte le figure sopra citate, compagni e compagne, maestro e maestra, che si pongono dinanzi la mia immaginazione, la prima che si pone in modo imponente é la figura di Lino Lojacono.
Lo ricordo così: di fisico esile, pallido in viso, altezza un po più dell'età, busto un po curvo (piccola deformazione scomparsa all'età adulta). L'espressione pura e limpida dello sguardo. Nell'inverno coperto con una mantellina grigio-verde. Ricordo che con Lino siamo stati compagni di scuola per tre anni: seconda, terza e quarta elementare. Allora non vi erano scuole medie. Allora la Sorbona di Contessa era composta  dalla 1a, 2a, 3a e 4a elementare.
Se io dovessi tracciare una descrizione dettagliata riguardo le qualità psichiche, morali e spirituali che manifestava Lino, durante il periodo che fummo compagni di scuola non ci riuscirei; un pò perché non ho una cultura adeguata a svolgere tale compito ed un po perché non sempre si trovano in qualunque lingua parole adatte a descrivere argomenti che trattano la vita dello spirito umano, questo soffio divino da Dio inserito nell'uomo. Prima di tutto di Lino devo dire che ogni anno scolastico era uno dei migliori della classe, dei più bravi. Mostrava tanta intelligenza, memoria e tanta volontà di studiare. Mai da Lino si udivano espressioni volgari, mai parole di offesa e di disprezzo, ma sempre un modo di parlare puro, comprensivo e rispettoso. Mostrava un animo buono ed una raffinata educazione. Mai prendeva parte a discussioni poco puri, come spesso avviene in comitiva, fra maschietti.
Lino mostrava da quell'età la vocazione verso la purezza del sacerdozio, alla continenza, al misticismo. Una vocazione innata, congenita, non acquisita. Vocazione che manifestava preferendo nelle discussioni parlare di religione, vita di santi, loro miracoli. Ricordo Lino con quanto amore e devozione componeva delle piccole poesie in onore ai santi, specialmente della Madonna per la quale mostrava una particolare devozione. Formava tante copie di canti religiosi e ce le distribuiva, fra tanti ricordo  in onore della Madonna: "Verrò a trovarti un dì".
La perfetta formazione educativa e conseguente vocazione sacerdotale di Lino, senza dubbio fu tutta opera della mamma. Donna dotata di eccezionali virtù. Questa mamma che ha saputo imprimere nella mente e nel cuore di questo figlio, in un modo così incisivo, questi sentimenti così elevati che hanno dato così abbondanti frutti con conseguente vocazione alla spirituale méta eccelsa del sacerdozio, méta posta al di sopra della corrotta e corruttrice materia, dove i tarli non raggiungono a corrodere. La memoria di questa mamma merita di essere posta ad esempio a tutte le mamme.
Riguardo alla scelta al sacerdozio nel Vangelo sta scritto: "non voi avete scelto me ma io ho scelto voi". Se é sempre il Divino Maestro che sceglie i suoi Ministri, scegliendo Lino come sacerdote il Divino Maestro non poteva fare altra scelta migliore. Andò incontro ad una sentita vocazione ed ad una adeguata preparazione psichica, morale e spirituale che lo rendevano degno di essere elevato alla massima dignità del sacerdozio.
Da destra Mons. Giuseppe Perniciaro, il Cardinale Ernesto
Ruffini, il Cardinale Eugène Tisserant, Mons. Francesco
Carpino, Papàs Lino LoJacno.
La foto si riferisce alla ricorrenza di
insediamento di Papàs Lino LoJacono a
primo Parroco della Chiesa della Martorana
Riguardo alla fase della vita di Lino Lojacono, diventato Papas e poi promosso parroco della chiesa greca ho poco da aggiungere perché salvo i giovanissimi, tutti l'hanno conosciuto, tutti l'hanno udito predicare con quella voce possente, intellettualmente molto preparato da una vasta cultura. Hanno udito e goduto del paradisiaco godimento spirituale che emanava la sua melodiosa voce nei solenni e armoniosi canti della liturgia del rito greco-bizantino.
Molti hanno letto la Biga, periodico molto istruttivo che papas Lino curava con tanto amore. Hanno fatto parte dell'Azione Cattolica che papas Lino organizzò con tanto impegno. Hanno affluito, in modo massiccio, nella Settimana Santa, anche se di rito latino, nella chiesa greca per il precetto pasquale, attratti dall'accoglienza premurosa del parroco Lino.
Papas Lino fu uno di quegli uomini che anche dopo hanno lasciato una scia luminosa nel cammino della vita da loro percorso. Fu un uomo con una carica di umanità, di animo buono, comprensivo, amico con tutti, era  un perfetto  psicologo, conosceva  a  fondo  l'animo umano, per chi si trovava in difficoltà e si rivolgeva a lui era sempre pronto. Papas Lino fu un buon Pastore di anime, un sacerdote  che svolse il suo apostolato in modo attivo ed instancabile. Allora l'immatura scomparsa di papas Michele Lojacono fu una perdita per tutti, ma per il clero di rito greco, composto, sempre da un esiguo numero di sacerdoti, perdere un sacerdote della portata intellettuale e morale di papas Michele Lojacono, si può definire che fu uno strappo lacerante.
Papas Michele Lojacono ha prodigato per circa due lustri le attività del sacerdozio per la santificazione ed il bene spirituale dei suoi compaesani di Contessa Entellina e per altri tredici anni in favore della numerosa comunità di rito bizantino della parrocchia greca di Palermo, lasciando in tutti il rimpianto per la sua immatura scomparsa e per la perdita di un pastore ricco di doni più rari di mente e di cuore. 
Lumë çë Ti ke sglerur dhe  çë ke pritur mirë, o Zot. Kujtimi i Tij qëndron për gjinde pas gjinde.

(Estratto dagli Atti "60° anniversario di istituzione 
dell'Eparchia di Piana degli Albanesi e del 
Monastero Esarchico di S. Maria di Grottaferrata: 
testimonianze e contributi dei contessioti 
nelle due istituzioni").  
Ricordo di papas Michele Lojacono 
(Relazione svolta dal nipote prof. Antonio Castello).

Il mio ricordo di papas Michele Lo Jacono, fratello di mia madre, parte dal 22 febbraio 1957: quel giorno Egli arrivava in paradiso, concludendo la sua intensa esistenza terrena ed il suo ministero sacerdotale.
Il mio ricordo inizia da lì perché io ero accanto a lui, testimone di un passaggio sereno, consapevole di una vita dedicata al bene, alla giustizia, agli uomini, a Dio.
Noi familiari fummo convinti che avevamo subito una grandissima, incolmabile perdita e comprendemmo ben presto che papas Lino aveva lasciato un vuoto affettivo in moltissime persone, che in lui avevano trovato un punto di riferimento umano, morale e spirituale.
Ancora oggi moltissimi palermitani conservano vivo il ricordo di papas Lino, il parroco della Martorana.
Alcuni lo ricordano per le doti culturali: a distanza di anni, qualche docente universitario contatta mia madre o la famiglia per ricerche bibliografiche. Qualche anno addietro anche un professore della Università di Copenaghen cercava papas Lo Jacono per una sua recensione, a contenuto storico, che aveva trovato citata in una bibliografia. Sue pubblicazioni sono conservate ancor oggi presso la biblioteca della Università greca di Salonicco.
Contessa Entellina:
La sorella Vita e la
cognata Rosetta di
Papàs Lino LoJacono.
Accanto a loro il Sindaco N. Cuccia
e Leonardo Lala.
L'occasione è l'inaugurazione
di una mostra fotografica in
onore di Papàs Lino, di cui
era nota la passione per la
fotografia
Mi intratterrò brevemente su tre aspetti, che ritengo caratterizzanti della sua personalità  e che in lui convivevano armonicamente: l’aspetto pastorale e sacerdotale, quello umano  e quello dell’uomo di cultura.
Maturò la vocazione sacerdotale durante gli studi ginnasiali all’Istituto Salesiano “Don Bosco”, a Palermo, ma il suo forte attaccamento al rito greco-bizantino lo portò a compiere gli studi e la  sua formazione al Pontificio Seminario “Benedetto XV”, presso la Badia Greca di Grottaferrata, e quindi al Pontificio Collegio Greco “S. Atanasio” di Roma. Si laureò in Teologia, Lettere e Filosofia. Fu ordinato sacerdote il 21 novembre 1929. Per due anni insegnò materie classiche al Seminario arcivescovile di Monreale.
La figura di papas Michele Lo Jacono, parroco a Contessa Entellina, é molto bene  stigmatizzata e viva nel ricordo, che di Lui ha fatto il Suo amico d’infanzia e compagno di scuola di Contessa Leonardo Lala.
La sua operosità, per la diffusione della cultura e per la comunità italo-greco-albanese, emerge anche dal suo impegno presso le autorità vaticane e locali per fare riaprire al culto la chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, detta “La Martorana”, di cui veniva nominato parroco nel 1942, ottenendo in questo modo, anche per i cattolici di rito greco-bizantino residenti a Palermo, di avere  la propria Parrocchia.
Molti fedeli ricordano l’aiuto avuto da papas Lino durante la guerra ed i bombardamenti a Palermo.
Nel dopo-guerra, per qualche anno fu insegnante di latino e greco al liceo “Umberto” di Palermo.
Abbandonò presto l’insegnamento per dedicare tutte le proprie energie all’attività pastorale nella chiesa della Martorana: i miei ricordi di infanzia mi riportano alla mente le innumerevoli visite che Egli riceveva da parte di persone di tutti i ceti sociali e di tutte le culture: dopo un povero entrava una persona di alto rango o un profugo o un gruppo di fedeli greci o albanesi, che si trovavano in Italia e si intrattenevano con Lui per molte ore.
A volte lo “zio Lino”, così lo chiamavamo noi nipoti in famiglia, aveva bisogno di silenzio perché era in riunione con professori francesi o olandesi o col professor Lavagnini, Ordinario di Greco presso il nostro Ateneo e Suo grande amico.
Tutte le ricorrenze liturgiche erano affollatissime e una delle cose che più mi colpiva era la serietà, la devozione e lo spirito col quale i fedeli partecipavano al culto. E  poi, dopo le funzioni, gli incontri personali, gli scambi di gesti, di saluti, l’impegno per un incontro personale con padre Parroco, per il giorno successivo.
Gli esorcismi: non rifiutava il suo aiuto  a nessuno. Stress, tensione umana e spirituale, disponibilità spinta al massimo delle capacità umane e dei compiti pastorali.
Uno degli impegni di maggiore rilievo, durante la sua vita alla chiesa della “Martorana”, fu la fondazione del bollettino italo-greco-albanese “Biga”, pubblicato per una decina di anni, rivista di cultura mirata alla diffusione delle notizie riguardanti la diocesi bizantina di Piana degli Albanesi e le  problematiche inerenti le comunità albanesi di rito greco-bizantino residenti in Italia. Nella rivista pubblicò anche una grammatica della lingua albanese. Questi aspetti della Sua promozione culturale lo impegnarono molto spesso in incontri ecumenici, organizzati nella prospettiva di riunione della Chiesa Cattolica con le Chiese Orientali, processo ancora oggi in corso e piena evoluzione.
La carica di Archimandrita, che egli ricevette qualche anno prima della sua ricongiunzione con Cristo, non modificò per nulla il suo impegno pastorale e sacerdotale, che si sforzò di proseguire con la medesima costanza anche quando stanchezza, sofferenza fisica della malattia ed energie cominciavano ad ostacolarlo sempre più seriamente.
Mi colpisce la memoria il rapporto che aveva con la sua santa mamma, quando gli ricordava la necessità di riposarsi: “cara mamma, é solo il mio dovere che sto compiendo”. Un rapporto figlio-madre di tipo evangelico.
Ricordo ancora la vera gioia che lo pervadeva ogni qualvolta che lo veniva a trovare un suo confratello: papas Janni Di Maggio, papas Matteo Sciambra, papas Damiano Como, papas Francesco Vecchio e tanti e tanti altri ancora.
Grande e fraterna era poi la Sua amicizia con monsignor Giuseppe Perniciaro, vescovo di Piana degli Albanesi, del quale era strettissimo collaboratore.
Questa estate mia madre mi ha prestato un diario di papas Lino, con ricordi della sua vita di seminarista a Roma, ed é con uno dei suoi pensieri che mi piace terminare questo ricordo:
“non voglio essere un buon sacerdote ma un santo sacerdote”.
Erano già tracciati allora, nella profondità della Sua anima, il senso della Sua cristianità e il Suo credo spirituale, che poi diverranno l’essenza del Suo carisma sacerdotale.