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mercoledì 28 ottobre 2015

Uomini, fatti, eventi. Come li ricordiamo oggi

28 Ottobre
Erasmo da Rotterdam nasce il 28 ttobre 1466.
Firmò i suoi scritti con lo pseudonimo di Desiderius Erasmus. La sua opera più conosciuta è l’Elogio della follia. Le informazioni sulla famiglia e sulla sua giovinezza si deducono solo da vaghi indizi nei suoi scritti.  Figlio illegittimo di un prete, Roger Gerard, poco è noto della madre. Malgrado fosse figlio illegittimo, i genitori di Erasmo lo accudirono fino alla loro morte precoce per peste, e gli permisero di ricevere la migliore educazione possibile per un giovane dell’epoca in una serie di scuole monastiche. 
Erasmo frequentò infatti le severe scuole monastiche di Deventer e ‘s Hertogenbosch. Trentenne, con il consenso del vescovo e da questi stipendiato, si recò a studiare presso l’Università di Parigi allora la sede principale dell’insegnamento teologico scolastico, molto influenzato dalla cultura italiana rinascimentale. Trovando la vita religiosa poco congeniale al suo carattere, chiese ed ottenne di essere dispensato dagli uffici sacri. 
A partire dal 1499, effettuò viaggi in Francia, in Inghilterra ed in Italia, tenendovi lezioni e conferenze, e studiando gli antichi manoscritti. Tenne inoltre una fitta corrispondenza con alcuni dei personaggi più importanti del suo tempo. Il periodo trascorso in Inghilterra gli permise di stringere amicizia con alcune delle personalità più rilevanti dell’epoca di Enrico VIII: in particolare Tommaso Moro. 
Egli insegnò greco all’Università di Cambridge e avrebbe avuto la possibilità di passare il resto dei suoi giorni insegnando. Erasmo preferiva tuttavia la vita dello studioso indipendente e evitò sempre consapevolmente ogni legame formale che potesse limitare la sua libertà intellettuale e la sua libertà di espressione.

Egli era in corrispondenza con più di cinquecento persone di rilievo del mondo letterario e politico. I suoi pareri – anche se non sempre seguiti – erano molto ricercati. 
In Italia dopo un primo periodo trascorso a Torino, dove si laureò presso la locale Università, si trasferì a Venezia, presso il celebre editore Aldo Manuzio. A Lovanio Erasmo divenne il bersaglio delle critiche di coloro che erano ostili ai principi del progresso religioso e letterario di cui era sostenitore. Erasmo cercò dunque rifugio a Basilea, dove, sotto la protezione degli svizzeri, egli poteva esprimersi liberamente anche grazie alla collaborazione con l’editore Johann Froben. Qui lo raggiungevano i molti ammiratori da tutta Europa.
Le critiche alla Chiesa cattolica La sua polemica contro alcuni aspetti della vita della Chiesa cattolica nacque da un’esigenza di purificare la dottrina stessa e di salvaguardare le istituzioni del Cristianesimo dai pericoli che le minacciavano, quali la corruzione, l’interesse di pontefici guerrieri come papa Giulio II all’ampliamento dello Stato della Chiesa, la vendita delle indulgenze, il culto smodato delle reliquie. 
Erasmo non mise in dubbio la dottrina. Come studioso cercò di liberare i metodi della Scolastica dalla rigidità e dal formalismo della tradizione medievale. Egli si riteneva un predicatore della virtù, e questa convinzione lo guidò per tutta la vita mentre cercava di rigenerare l’Europa, mediante una critica profonda e coraggiosa alla Chiesa cattolica. Con l’avvento della Riforma luterana, il suo spirito di tolleranza, la visione umanistica dell’Uomo, e l’amore per la pace tra gli Uomini, anche di idee diverse (elementi fondanti del suo pensiero), lo trovarono in contrasto sia con la Chiesa cattolica, che con le Chiese Riformate.


Lo scontro con Lutero 
Le tensioni religiose erano giunte a un punto tale che pochi avrebbero potuto sottrarsi al nascente dibattito, non certo Erasmo che era  al culmine della propria fama. Nelle sue critiche rivolte alle “follie” clericali e agli eccessi della Chiesa egli aveva sempre tenuto a precisare di non volere attaccare la Chiesa come istituzione. Erasmo condivideva, in effetti, molti aspetti delle critiche di Lutero alla Chiesa cattolica: indulgenze, necessità di un ritorno allo spirito originario del cristianesimo. Sarà la negazione dell’esistenza del libero arbitrio a dividere i due personaggi. Lutero sperava di potere collaborare. Erasmo, invece, declinò l’invito ad impegnarsi, affermando che se avesse seguito tale invito, avrebbe messo in pericolo la propria posizione di guida di un movimento puramente intellettuale e culturale, scopo della sua vita. A Lutero tale scelta parve un rifiuto ad assumersi le proprie responsabilità motivato da mancanza di fermezza o, peggio, da codardia. Fu allora che Erasmo – contrariamente alla sua natura – prese posizione per due volte su questioni controverse. La prima fu sul tema cruciale del libero arbitrio. Con il suo scritto De libero arbitrio satireggiò la dottrina luterana del “servo” arbitrio. La negazione della libertà umana era per Erasmo incompatibile con la mentalità umanista e rinascimentale che esaltava la capacità dell’individuo di essere libero artefice del proprio destino, e gli sembrava svilisse la dignità stessa dell’uomo. Richiamandosi a Seneca, Cicerone e Agostino, condannava le varie forme di violenza e di prevaricazione dei potenti sui deboli, deprecando le torture e la pena di morte. In ogni caso nella sua opera egli non prende una posizione definitiva, ma ciò agli occhi dei luterani rappresentava già una colpa. In risposta Lutero scrisse il De Servo Arbitrio, nel quale attaccava direttamente Erasmo, tanto da affermare che quest’ultimo non sarebbe stato neppure un cristiano. Mentre la Riforma trionfava, iniziarono però anche quei disordini sociali che Erasmo temeva e che Lutero riteneva inevitabili: la guerra dei contadini, l’iconoclastia, il radicalismo che sfociò nei movimenti anabattisti in Germania e Olanda. Erasmo era felice di essersene tenuto lontano, anche se, in ambienti cattolici, lo si accusava di essere stato il fomentatore di tali discordie. Inviso ad ambo gli schieramenti – i suoi libri sarebbero stati bruciati a Milano, insieme a quelli di Lutero. Morì a Basilea e fu sepolto nella cattedrale ormai dedicata al culto riformato, sebbene egli fosse sempre rimasto formalmente cattolico. 
Riguardo invece il sentimento della pietas, che per Erasmo costituisce il nucleo del cristianesimo, era convinto dell’importanza di una fede radicata nell’interiorità dell’animo. Le pratiche esteriori della vita religiosa secondo Erasmo non hanno valore se non sono ricondotte alle virtù essenziali del cristiano, cioè l’umiltà, il perdono, la compassione e la pazienza. Predicò una tolleranza religiosa che facesse a meno di cacce all’eretico e di aspre contese critiche e dottrinali. Per riformare la vita della fede, Erasmo elaborò quindi un progetto generale di riforma religiosa fondata su un’educazione culturale, come rimedio ai maggiori pericoli da lui paventati, che erano principalmente: il decadimento morale del clero e l’ostentata ricchezza dei vescovi .

Elogio della Follia (1509), una satira della teologia scolastica, dell’immoralità del clero e della curia, oltre che un’esaltazione della follia del vero cristiano dedicante la sua vita alla fede. La fede religiosa vi viene vista più come una pratica di carità che come una dottrina razionale, essendo il Cristianesimo fondato sulla pazzia della croce, una “pazzia” intesa chiaramente in senso provocatorio. L’Elogio della follia è quindi un’apologia della fede cristiana che contro e oltre le necessità della ragione accetta un articolo di fede indimostrabile, un uomo che è Dio, che muore e da solo resuscita se stesso dai morti, in conflitto con la ragione, considerata la principale categoria di un certo modo di porsi della grecità classica, in particolare di quella facente capo ad Aristotele. 
È interessante anche sapere che Elogio della follia è un titolo con cui Erasmo onora il suo caro amico Tommaso Moro, morto decapitato per ordine di Enrico VIII, in quanto fedele alla fede cattolica. In greco, infatti, “pazzia”è Μωρία (morìa), che ha lo stesso suono del cognome dell’amico. 
L’edizione del Nuovo Testamento tradotta e curata da Erasmo sarebbe stata poi pubblicata da Johann Froben a Basilea. Essa costituirà la base per la maggior parte degli studi scientifici sulla Bibbia nel periodo della Riforma, e sarà utilizzata dallo stesso Lutero per la sua traduzione tedesca.

Iulius exclusus coelis è un vivace scambio di battute tra San Pietro e un arrogante Papa Giulio che pretende di entrare in Paradiso con uno stuolo di rozzi combattenti morti “in nome della fede” cioè le guerre del pontefice. Dell’opera, pubblicata anonima, Erasmo ha sempre negato la paternità. La critica è comunque da tempo concorde che sia uscita dalla colta penna di Erasmo, il nome che subito era stato suggerito anche dai contemporanei. 
Erasmo godette di ampio prestigio nella prima metà del XVI secolo e gli venne anche offerto dal papa il cappello cardinalizio, che rifiutò. Dopo la sua morte, nel periodo successivo al Concilio di Trento, nella fase della Controriforma, la sua libertà intellettuale venne guardata con sospetto, e le sue opere vennero incluse nell’Indice dei libri proibiti.