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domenica 4 ottobre 2015

Uomini, fatti, eventi. Come li ricordiamo oggi

3 Ottobre
 Il 3 ottobre 1990 è il giorno della Riunificazione della Germania. I cinque länder: Brandeburgo, Meclenburgo – Pomerania Occidentale, Sassonia, Sassonia – Anhalt e Turingia già nellaRepubblica Democratica Tedesca (Germania Est), ma aboliti e trasformati in province, si ricostituiscono e aderiscono formalmente alla Repubblica Federale Tedesca (Germania Ovest), scegliendo tra le due opzioni di costituzione quella della Germania Ovest (Grundgesetz).

Dopo la fine della II guerra mondiale la Germania era stata divisa in quattro zone di occupazione. La vecchia capitale Berlino, in quanto sede del Consiglio di Controllo Alleato, venne essa stessa suddivisa in quattro zone. Benché l’intento delle quattro potenze occupanti fosse di governare assieme una Germania con i confini del 1947, l’avvento delle tensioni della Guerra Fredda fece sì che le zone francese, britannica e statunitense formassero nel 1949 la Repubblica Federale tedesca, mentre la parte controllata dall’Unione Sovietica, parte est del paese, diventò la Repubblica Democratica.
La prima proposta per la riunificazione della Germania venne avanzata da Stalin nel 1952, con termini simili a quelli in seguito adottati per l’Austria. Essa proponeva la creazione di una Germania neutrale, con un confine orientale posto lungo l’Oder, e la rimozione di tutte le truppe alleate nel giro di un anno. Il governo tedesco occidentale del cancelliere Adenaur favoriva una maggiore integrazione con l’Europa Occidentale e chiese che la riunificazione fosse negoziata con la condizione che si svolgessero in tutta la Germania delle elezioni sotto osservazione internazionale. Questa condizione venne respinta dai sovietici. Un’altra proposta di Stalin prevedeva la riunificazione della Germania con i confini del ‘37, a condizione che aderisse al Patto di Varsavia. Fu così che la famosa frase pronunciata da Adenauer di fronte alla posizione sovietica: “Meglio mezza Germania tutta che tutta la Germania a metà” non accelerò, anzi rallentò la riunificazione tedesca, facendone una questione internazionale anziché una questione interna.

L’unico serio tentativo di superare e risolvere il problema della riunificazione tedesca (Deutsche Wiedervereinigung) avvenne in occasione del Vertice di Ginevra del 1955. Nella dichiarazione finale si diceva espressamente: “I Capi di Governo della Francia, del Regno Unito, dell’Unione Sovietica e degli Stati Uniti, riconoscendo la loro comune responsabilità per la questione tedesca e la riunificazione della Germania, hanno concordato che la riunificazione della Germania, a mezzo di libere elezioni, dovrà essere attuata in conformità agli interessi nazionali del popolo tedesco“. Solo tre mesi dopo alla Conferenza dei Ministri degli Esteri che doveva rendere operativa la dichiarazione, Molotov si rimangiò gli impegni presi dal suo paese, frustrando ogni ulteriore tentativo di soluzione negoziale della questione.

La costruzione del Muro di Berlino
La fuga di un numero crescente di tedeschi dell’est nelle nazioni non comuniste, attraverso Berlino Ovest, portò la Germania Est, nel 1961, a erigere il Sistema di confine della RDT (del quale faceva parte il Muro di Berlino) per prevenire qualsiasi ulteriore esodo, anche se tuttavia le fughe continuarono. Per tutto il periodo della guerra fredda, ed oltre, il Muro di Berlino diventerà concretamente il simbolo della mancata riunificazione, il tema centrale della politica tedesca e dei rapporti tra paesi occidentali e URSS.
Ostpolitik 
Le relazioni tra le due Germanie rimasero fredde fino a quando, negli anni settanta, il cancelliere della Germania Ovest Willy Brandt lanciò un riavvicinamento altamente controverso con la Germania Est (la cosiddetta Ostpolitik). Si definiva così la politica di normalizzazione dei rapporti con la Repubblica Democratica Tedesca (DDR) e con gli altri paesi del blocco orientale, perseguita da parte del cancelliere Willy Brandt, a partire dall’inizio degli anni settanta, e per la quale Brandt ottenne il Premio Nobel per la Pace nel 1971. 

La Ostpolitik si poneva in contrasto con la politica perseguita fino a quel momento dai governi tedeschi, a partire dal governo di Konrad Adenauer, sintetizzata nella cosiddetta dottrina Hallstein. In concreto, a partire dalla fine degli anni ’60 ebbero luogo una serie di incontri fra Brandt ed i leader dei paesi dell’est che, inizialmente, ebbero il merito di “riaprire” le comunicazioni fra i paesi e portarono in seguito alla stipulazione di alcuni trattati. Alla metà degli anni ottanta, la prospettiva di una riunificazione della Germania era considerata sia ad est che ad ovest come una speranza lontana, irraggiungibile.
La riunificazione
La speranza di una riunificazione entrò nel regno delle possibilità politiche grazie ai cambiamenti interni all’Unione Sovietica. L’avvento del leader riformista Michail Gorbačëv nel 1985 causò infatti un’ondata di riforme che si propagò in tutto il blocco orientale, rappresentando un’opportunità per il cambiamento nella RDT.

Le restrizioni ai movimenti per i tedeschi dell’est furono rimosse e il 9 novembre 1989 moltissime persone andarono immediatamente al Muro dove le guardie di confine aprirono i punti di accesso permettendo loro di passare. Molti tedeschi di entrambe le parti iniziarono ad abbattere sezioni del muro stesso dando conclusione ad una delle storie più durature del XX secolo.
A meno di un anno di distanza dall’abbattimento del muro il 3 ottobre 1990 la riunificazione è un fatto compiuto. Al processo erano contrari Francia e Gran Bretagna che temevano il ricostituirsi di una “grande” Germania.
Der Spiegel, proprio in questi giorni in occasione del ventennale della riunificazione, pubblica una serie di documenti del ministero degli esteri tedesco, rimasti finora segreti, che, oltre a provare l’ostilità nei confronti della riunificazione, rivela come il governo della Germania Ovest, guidato da Helmut Kohl, sia riuscito a superare tutti gli ostacoli diplomatici. Una delle rivelazioni destinate a suscitare più polemiche riguarda le trattative con Parigi: all’epoca il presidente francese François Mitterand condizionò il suo assenso al sì della Gemania all’introduzione dell’euro. Quindi la fine del marco tedesco sarebbe stato il prezzo per la riunificazione.

I costi economici della riunificazione
I costi della riunificazione sono stati un grosso problema per l’economia tedesca, (beni e servizi da fornire, riconversione e privatizzazione delle industrie, alto tasso di disoccupazione, sistema del walfere) ed hanno contribuito ad una più lenta crescita economica negli anni recenti. 
Il costo della riunificazione è stato stimato intorno ai 1.500 miliardi di Euro. Questa cifra è più grande del debito nazionale dello stato tedesco. La prima causa di tale spesa fu la debolezza dell’economia della Germania Orientale, specialmente a confronto di quella della Germania Occidentale, combinata con la decisione, motivata politicamente, di fissare il tasso di conversione alla pari tra Marco della Germania Orientale e Marco tedesco. Questa decisione, che non aveva una giustificazione nella realtà economica, risultò in un’improvvisa perdita di competitività delle industrie tedesche orientali, che le fece collassare in breve tempo. A tutt’oggi uno speciale trasferimento di 100 miliardi di Euro ogni anno viene dato ai territori dell’ex-Germania Est per la “ricostruzione”.