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giovedì 8 ottobre 2015

Ragionare, Capire e Decidere ............... di Ipazia 08.10.2015

Talete e Anassimandro, sono per Aristotele i primi due filosofi.

La Filosofia 6
Anassimene stando alla tradizione sarebbe stato discepolo di Anassimandro. Egli corregge, nell'intento di conferirgli positività, la teoria del suo maestro che aveva ravvisato l'àpeiron, il principio di tutte le cose nell'indeterminato, nell'indefinito, e asserisce che quel "principio" è l'aria.

L'aria di Anassimene non equivale all'acqua di Talete, perchè come aveva asserito Anassimandro essa è qualcosa determinata e quindi incapace di essere "principio" di tutte le cose determinate.
L'aria sarebbe l'àpeiron in quanto rarefacendosi e condensandosi genera tutte le cose.

"L'aria si differenzia nelle varie sostanze a secondo del grado di rarefazione e condensazione e così dilatandosi dà origine al fuc, mentre condensandosi dà origine al vento  e poi alle nube; ad un grado maggiore di densità forma l'acqua, poi la terra e quindi le pietre; le altre cose derivano poi da queste"
(In Arist. Phys. 24, 26)  

Perchè Anassimene è oggi importante ?

Egli ha portat alla luce il concetto decisivo nello sviluppo del pensiero umano: si tratta del concetto di causa che determina la trasformazione del principio di tutte le cose.

Il mondo greco non ignorava il concetto di causa, ma non lo aveva fatto uscire dal contesto morale (=connessione fra colpa e pena).
Non a caso per la parola "causa" in greco si usa la stessa parola che si impiega per "colpa" (aitìa) delle pene delle generazioni future.
La successione causa-colpa,  effetto-pena oggi a noi appare logica e comprensibile.

Il cncetto di "causa" con Anassimene esce quindi dal contesto della morale  per affacciarsi a quello che oggi noi definiamo razionale, scientifico, dove le categorie della colpa e della pena cedono al rapporto causa-effetto.

Conseguenze del concetto di "causa"
Il principio (archè) di tutte le cose in conseguenza dell'introduzione del concetto di "causa" muta il suo volto. L'archè non è più la sostanza o la materia di cui le cose sono costituite, ma anche il principio dell'azione, o causa efficiente come più tardi la chiamerà Aristotele, che determina la trasformazione delle cose.