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sabato 17 ottobre 2015

Neoliberismo. Il pensiero unico che si è impadronito dell'Occidente, neutralizzando l'Europa socialdemocratica

Chi son i padrini del neoliberismo ?
 Wlater Lippmann, famoso giornalista e saggista americano, 
Friedrich von Hayek
Wilhelm Röpke
Ludwig von Mises
Michael Polanyi
Raymond Aron ed altri ancora
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L’essenza del neoliberismo:

Dalla fine degli anni Settanta le “dottrine” economiche e politiche neoliberali hanno occupato “tutti gli spazi essenziali nelle università e nei governi, sino a divenire uno dei più potenti corpi di conoscenza della nostra epoca”.

L’essenza del neoliberismo è racchiusa nella:  
liberalizzazione dei movimenti di capitale;
superiorità fuor di discussione del libero mercato;
categorica riduzione del ruolo dello Stato” ed altro ancora.

Due caratteristiche segnano l’egemonia del neoliberismo sulla cultura e la prassi economico-politica delle economie capitalistiche, a partire dagli anni Ottanta.
1) La prima sarebbe la prevalenza pressoché indiscussa su ogni altra corrente del pensiero economico; grazie a questa egemonia, uno dei principi del “pensiero unico”  neoliberista, quello della liberalizzazione dell’economia, per sottrarla all’incombente presenza dello Stato, avrebbe determinato la primazia del sistema finanziario sulla politica, non meno che sull’economia.
2) La seconda caratteristica sarebbe invece la pressoché inscalfibile cultura economica liberista diffusasi con l’attività e l’impegno degli accademici travestiti da tecnici; inscalfibilità che ha resistito alle molte critiche per gli insuccessi ai quali sono andate incontro le “ricette” di politica economica neoliberiste attuate negli ultimi tempi, come starebbero a dimostrare le politiche di austerità che gli economisti neoliberali hanno imposto ai Paesi dell’Unione Europea, senza per questo consentire che venisse superata la crisi subita dall’intera Unione per effetto del crollo dei mercati immobiliari americani.
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Come sono andate le cose nel neutralizzare l’Europa socialdemocratica e keynesiana ?
Le “dottrine” neoliberiste sono state elaborate anteriormente al 1947, dopo il famoso “Colloquio di Parigi”, un convegno svoltosi nel 1938 per iniziativa del sociologo ed economista tedesco Alexander Rüstow, che per primo ha coniato il termine neoliberismo. 
Al “Colloquio” hanno partecipato, oltre a Wlater Lippmann, famoso giornalista e saggista americano, Friedrich von Hayek, Wilhelm Röpke, Ludwig von Mises, Michael Polanyi, Raymond Aron ed altri ancora. Il “Colloquio” è stato finalizzato a formulare una nuova visione di liberismo economico, meno incline al laissez-faire, ma pur sempre schierata a sostegno della teoria economica liberale.
Gli scopi dei partecipanti al “Colloquio” consistevano nel ridiscutere il pensiero liberale, per acquisirne una visione compatibile con una regolazione del mercato, al fine di garantire un suo funzionamento più razionale.
Si puntò a predisporre validi presidi dei principi liberali in economia, contro la forte ascesa degli statalismi del dopoguerra, ispirati dal keynesismo scialdemcratico; quest’ultimo sosteneva infatti la necessità di una correzione da parte statale del sistema economico, per dare vita a forme di economia mista, utile a rimuovere i vari casi di fallimento di mercato.
Gli accademici neo liberisti puntarono a trasformare, all’inizio degli anni Ottanta, il neoliberalismo in una “costola della globalizzazione”, fino a conformarlo ai principi ispiratori degli obiettivi perseguiti dalle politiche conservatrici di Ronald Reagan e di Margaret Thatcher.
Al di là delle vicende che hanno caratterizzato l’evoluzione del pensiero neoliberale a partire dal 1938, la sua confluenza nella logica della globalizzazione è il risultato dell’accettazione delle “ricetta” che Friedman ha formulato nell’opera Capitalismo e libertà; tale ricetta è fondata su tre principi (deregulation, privatizzazione e riduzione delle spese sociali) e rappresenta la “mappa” di riferimento per le politiche che hanno dominato il mondo a partire dagli anni Ottanta.
---Con la deregulation, Friedman, riprendendo la teoria di Ricardo sull’abolizione dei dazi doganali, e più in generale delle tasse protezionistiche, ha proposto l’annullamento di tutte quelle regole e norme che limitavano l’accumulazione del profitto;
---con la privatizzazione, partendo dal dogma della maggiore efficienza dei privati rispetto al pubblico, egli ha auspicato la sostituzione dei servizi pubblici nel campo della sanità, delle poste, della scuola, ecc., con servizi privatizzati.
---con la riduzione delle spese sociali, infine, al fine di “ripulire” l’economia inquinata dall’attività dello Stato, Friedman ha proposto di ridurre drasticamente le spese sociali, attraverso il taglio dei fondi per il sistema pensionistico, l’assistenza sanitaria, il salario di disoccupazione ed altro ancora.
La ricetta, che passerà nell’immaginario collettivo come “dottrina neoliberista”, è stata presentata da Friedman e dai suoi seguaci come una vera e propria “scienza esatta”.
Qui sta il clamoroso successo di una pratica economica, risultata smentita dall’esperienza e dalla verifica empirica: presentare, con la pretesa dell’“imparzialità scientifica”, ipotesi di politica economica del tutto prive di coerenza con la realtà, ma di straordinario beneficio per i gestori dei settori più dinamici della finanza e della imprenditorialità mondiale.
Che impatto hanno avuto le politiche neoliberiste sulle società occidentali?
Ancora ad oggi non esiste una risposta univoca; da un lato, perché non si è ancora adeguatamente indagato su quali siano state le cause della genesi di una stagione politica ed economica, che ha conosciuto il suo apice in Gran Bretagna e Stati Uniti negli anni Ottanta, condivisa e sorretta, oltre che dal pensiero conservatore, da quello progressista; dall’altro lato, perché non è stato ancora adeguatamente chiarito come, sul piano politico ed economico, le forze riformatrici abbiano potuto accettare di adeguarsi alle politiche conservatrici di Reagan e della Thatcher, che hanno condotto all’attuazione di un progetto politico e economico talmente stravolgente da comportare altissimi ed ingiustificati costi sociali.