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venerdì 23 ottobre 2015

L'Osservatore n. 14


La legge dell'Amore
Nell'estate appena trascorsa ho avuto il privilegio di incontrare e discutere in materia religiosa (non di fede) con un prelato.
La persona era garbata e accogliente. Ascoltava con attenzione me che invece ero passionale nel sostenere i punti di vista che mi premevano.
Il prelato assentiva, conveniva con la sostanza di cio' che dicevo. Cosi' mi sembrava; qualcosa pero' lo crucciava.
Egli conveniva sul piano fattuale ma mostrava di soffrire la ragionevolezza della sostanza verso cui stava per chiudersi la discussione.
In questo quadro era ovvio che anche dopo che ci eravamo salutati e mi accingevo a raggiungere  le scale egli ulteriormente mi ricordasse "questa e' la ragionevolezza degli uomini, ma noi cristiani abbiamo un'altra legge". Convenni, aggiunsi qualcosa  e lo salutai.
Pure egli aveva ragione sulla legge dell'amore, pero'  onestamente ebbe ad aggiungere, "nella societa' dei perfetti".

La Legalità
Nella societa' degli uomini, entro cui tutti dobbiamo incontrarci e scontrarci, per convivere valgono, lo vogliamo tutti, le regole che liberamente riusciamo a darci, pena il caos e la diffidenza reciproca perenne.

Legalita' non legalismo.
Non si tratta di osservare delle leggi, delle regole, alla cieca perche' imposte da qualcuno che a prescindere dal caso concreto valgono per far conseguire vantaggi, prestigio e orgoglio a scribi e farisei.
Nel settembre 2014 papa Francesco
disse agli albanesi:
ciascuna componente religiosa conservi
la propria identità.
No. Oggi, nel terzo millennio, si discute nelle sedi opportune dell'obiettivo da perseguire (p.e. il Sinodo di Grottaferrata); si raggiunge una convergenza non opportunistica o puramente politica bensi', come deve essere in materia ecclesiastica, sul piano dottrinale.
Quanto viene legittimato spiritualmente e culturalmente, nell'ovvio rispetto e nei margini ammissibili fra diverse tradizioni religiose, viene recepito come valore e regola fondamentale per tutti i destinatari, vescovi compresi (e, se  è consentito scriverlo ad un laico, papa compreso).
Da quel momento le regole danno il proprio attivo apporto – cessano di essere di ostacolo – affinché siano tradotte in comportamenti sociali e in norme giuridiche per i diversi contesti ed i singoli casi.
Questa e' la prospettiva, questa e' la dimensione entro cui trattare il rispetto religioso verso ciascuno: la dimensione teologica e pure quella antropologica.
Ogni altro comportamento e' arbitrio, prepotenza, strafottenza e giungla, contesto ispiratore di altri arbitri.