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giovedì 15 ottobre 2015

Hanno detto ... ...

Pensiamoci bene:
Mantovani, vice-presidente della Lombardia, arrestato nel giorno in cui avrebbe dovuto presenziare alla "GIORNATA SULLA TRASPARENZA"
Questo fatto supera ogni possibile satira sui politici dei nostri giorni.

CORRADINO MINEO, senatore pd
Se io fossi ebreo e vivessi a Gerusalemme (ma anche a Tel Aviv) avrei paura vedendo uscire mia figlia al mattino che un giovane arabo, con passaporto israeliano, possa accoltellarla nell’autobus. Se fosse arabo,vedendo uscire mia figlia, mi chiederei se nasconda un coltello, con il quale colpire alla cieca per farla finita con umiliazioni e vessazioni quotidiane. Questa è la vita di un padre in terra promessa. Il governo sigilla i quartieri arabi, gli ebrei fondamentalisti chiedono nuovi insediamenti per cancellare col cemento chi ebreo non è dalla terra in cui è nato. Ho letto su Le Monde un saggio bellissimo di Zeev Sternhell, storico e professore all’università ebraica di Gerusalemme, saggio tradotto da Haretz. Diceva semplicemente che i palestinesi hanno ragione e che, almeno dal 67, la colonizzazione ha trasformato il sionismo in un nazionalismo di destra, identitario e religioso che non può che provocare sciagure. Mi chiedo chi sia il vero amico di Israele, se Renzi, che a cuor leggere dice sì Netanyahu o Zeev Sternhell che denuncia la deriva e chiede di aprire gli occhi. 

GAETANO QUAGLIARELLO, ex ministro del Centro-Destra
«Caro Angelino, sono cosciente della natura fiduciaria del mio incarico di coordinatore nazionale…», non c’è altra scelta: Ncd deve lasciare il governo ed allontanarsi dal Pd di Renzi. Altrimenti, non ci sarà spazio per ricucire.
ANGELINO ALFANO, ministro del Centro-Destra
 «Non ho forzato nessuno per entrare in Ncd, non trattengo con la forza nessuno».
THOMAS PIKKETY, economista francese
”La cosa più triste, nella crisi europea, è l’ostinazione con la quale i leader al potere presentano la loro politica come l’unica possibile, e il loro timore per ogni scossa politica che possa alterare anche solo di poco l’attuale quadro istituzionale. La palma del cinismo spetta sicuramente a Jean-Claude Juncker, il quale, dopo le rivelazioni di LuxLeaks, spiega tranquillamente all’Europa sbalordita di non aver avuto altra scelta, quand’era alla testa del Lussemburgo, se non quella di gonfiare la base fiscale dei suoi compatrioti: «L’industria declinava, vedete, dovevo pur trovare una nuova strategia di sviluppo per il mio paese; che cos’altro potevo fare se non trasformarlo in uno dei peggiori paradisi fiscali del pianeta?». I paesi vicini, alle prese anch’essi da decenni con la deindustrializzazione, apprezzeranno. Oggi non basta più scusarsi: è tempo di ammettere che sono le stesse istituzioni europee a essere chiamate in causa, e che solo una rifondazione democratica dell’Europa può aiutare a portare avanti politiche di progresso sociale. In concreto, se si vuole davvero evitare il ripetersi di scandali LuxLeaks, occorre rinunciare alla regola dell’unanimità in materia fiscale, e prendere tutte le decisioni in fatto di imposte sulle grandi società (e idealmente sui redditi e i patrimoni più elevati) a maggioranza. E se il Lussemburgo e altri paesi dicono no, il loro no non deve impedire ai paesi che dicono sì di costituire un nocciolo duro che proceda da solo lungo la strada tracciata, e di adottare le sanzioni necessarie contro chi continua a voler approfittare dell’opacità finanziaria dominante.
La palma dell’amnesia spetta invece alla Germania, con la Francia come fedele secondo.