StatCounter

giovedì 22 ottobre 2015

Contessa Entellina. CONOSCERE CONTESSA: Patrimonio culturale negli edifici di culto (4)

Premessa
La statua della Madonna della Favara, sotto l'aspetto artistico, merita uno spazio particolare perché rappresenta una testimonianza rarissima, forse unica, di fusione della tradizione artistica sacra orientale (icona) con quella occidentale (statua), come emerge chiaramente dalla perfetta rispondenza (espressione, dimensioni, posizione delle mani, ecc. della Madonna e del Bambino) delle tre immagini delle opere d’arte (statua, icona e mosaico), riportate ad integrazione del presente testo: la statua, tipica immagine sacra dell’Occidente romano, riproduce la Madonna della Favara con le tipiche sembianze dell’Odigitria (icona-mosaico).

Lo sapete che la Madonna della Favara è un' Odigitria e che….
Il titolo del presente testo è anche il titolo di una monografia di Calogero Raviotta, realizzata nell’ambito del progetto culturale “Kuntisa, hora e gluha jonë” (Contessa Entellina, il nostro paese e la nostra lingua) dell’Associazione “Nicolò Chetta”, presentata il 17 dicembre 2008 al Centro Culturale Parrocchiale. Il testo integrale della monografia può essere consultato alla sede del Centro, dove sono esposte anche le fotografie di riferimento.
La Madonna della Favara, venerata dai contessioti, secondo quanto risulta dalla memoria popolare, da documenti ecclesiastici e da altre fonti, è anche nota con le seguenti definizioni: Odigitria di Calatamauro, Madonna del Muro, S. Maria della Fonte, Shën Mëria e Kroit, Shënbria e Favarës, Odhghtria ths phghs, S. Maria delle Grazie, Maria SS. della Favara.
Oggi a Contessa  la Madonna Odigitria è nota in tre immagini, riportate di seguito ad integrazione del presente testo) artisticamente diverse ma uguali nell’espressione:
 - Odigitria di S. Luca (icona su legno dipinta da papas Nino Cuccia, sec.XIX), solitamente esposta     nella chiesa parrocchiale greca e, durante il canto della "Paraclisis" nella chiesa della    Madonna        della Favara, da primo al 14 agosto)                    
Odigitria di Calatamauro (icona-mosaico portatile, scuola costantinopolitana, opera di artisti di        tradizione bizantina dell’area messinese. sec. XIII)         
 -   Madonna della Favara (statua, scolpita da Benedetto Marabitti, 1652)
Il mosaico “VERGINE con BAMBINO di Calatamauro”, conosciuto anche come “Madonna Odigitria di Calatamauro” oggi conservato presso la Galleria Regionale della Sicilia (Palermo, via Alloro), secondo la prof.ssa Maria Andaloro “risale al secolo XIII, seconda metà, ed é opera di maestranze bizantine: pura testimonianza della pittura bizantina di ambito protopaleologico, con grado di maturazione stilistica e di padronanza dei processi tecnico-esecutivi del tutto eccezionali. Eseguito da mosaicisti greco-costantinopolitani di cultura affine a quelli che a Messina compirono i mosaici già nella chiesa di S. Gregorio. Frammento musivo con tessere di materiale differente: foglie d’oro, pasta vitrea opaca, pasta vitrea trasparente, lapideo”.
Questa icona-mosaico presenta le inconfondibili caratteristiche della “Odighitria” (“Colei che indica la via”), secondo la tradizione dipinta da S. Luca: la mano destra della Madonna indica Gesù Bambino, seduto sulla sua mano sinistra, Gesù con una mano benedice (“alla greca”) e con l’altra tiene il rotolo.
Nel 1652  da Benedetto Marabitti viene scolpita la statua della Madonna della Favara secondo le aspettative dei fedeli, cioè con le sembianze della Madonna del Muro (Odigitria), il mosaico trovato nella contrada Muzgat, tra le rovine dell'antica masseria che ivi sorge e travolta da una frana.
Gli studiosi concordano prevalentemente sulla datazione del mosaico (ultimi decenni del sec. XIII - arte costantinopolitana) e sulla sua provenienza (area messinese).
Ma chi porta nel territorio di Calatamauro un mosaico dalla Sicilia orientale, tra la fine del secolo XIII e l’inizio del secolo XIV?
Come riportato nella relazione “L’Odigitria di Calatamauro” (Mariella Nannipieri, (Atti del convegno di studi “L’Abbazia di S. Maria del Bosco di Calatamauro, tra memoria e recupero” , 17-18 aprile 2004, pubblicazione della Provincia Regionale di Palermo, anno 2006),   è documentato che nel secolo XIV alcuni membri della comunità religiosa di S. Maria del Bosco sono di origine messinese: fra’ Marco da Messina  è presente nel 1310, mentre nel 1318 sono presenti  fra’ Matteo e fra’ Nicolò da Messina (quest’ultimo priore dal 1362 al 1366).
Trattandosi non di un mosaico staccato da una parete ma di una icona mosaico portatile (82x50 cm), l’immagine della Madonna probabilmente è portata nel territorio di Calatamauro dai monaci messinesi, che fanno parte dei primi eremiti e religiosi di S. Maria del Bosco, i quali espongono al culto l’immagine della Madonna in una cappella del territorio circostante, già aperta al culto, in attesa che sia costruita la cappella della comunità religiosa. Nel vicino casale di Contessa, nel 1308 infatti sono aperte al culto due chiese, affidate ad un cappellano  di nome Benedetto.
Una delle due chiesette rurali, dedicata a S. Nicola, si trova nella contrada attualmente denominata Musiche, attraversata dal torrente Favara, dove forse viene  provvisoriamente custodito il mosaico in attesa di trasferirlo nella cappella di S. Maria del Bosco, ancora in costruzione. Purtroppo una enorme frana, testimoniata anche oggi dalla conformazione del terreno,  cancella chiesa e  abitazioni circostanti nella contrada Musiche e tale evento  rimane vivo fino ad oggi anche nella memoria popolare (sentire il suono delle campane della contrada Musiche è segno premonitore di disastri).

Madonna della Favara
Dopo l’arrivo degli Albanesi, che ricostruiscono il casale di Contessa, viene trovata una “lastra di pietra con l’immagine della Madonna” nelle vicinanze della fontana “Favara” o comunque nelle vicinanze del torrente Favara, che scorre appunto nella contrada interessata dalla frana sopra citata. Questo evento può essere annoverato tra le cause che determinano l’abbandono del casale di Contessa nei primi decenni del secolo XIV fino a quando è ricostruito e ripopolato dagli Albanesi nella seconda metà del secolo XV.

Mediante contratto redatto dal notaio Pietro Schirò di Contessa, il 10 settembre 1651 da un comitato di Contessioti (Simone Zamandà, Pietro Xammira, Luca Vitagliota, sac. Don Leonardo Rizzo, Simone Schirò, Marco Dulci, Mario Mustacchia, Domenico Lala, Francesco Lombardo, sac. Domenico Diamante, Gaspare Ferlito, e Bartolomeo Mustacchia) viene affidato allo scultore di Chiusa Sclafani Benedetto Marabitti l’incarico di scolpire una statua con le sembianze della Madonna del Muro, venerata da tempo nella cappella della Madonna della Favara. Il contratto stabilisce la data di consegna della statua e le sue principali caratteristiche: alta sei palmi e mezzo, tutta dorata, legno di salice, da consegnare entro il 30 giugno 1652, costo 32 onze. In un altro contratto precedente dello stesso notaio (20 marzo 1650) risulta che l’intagliatore Giuseppe Di Lorenzo, artigiano di Chiusa Sclafani, su incarico dei Contessioti Antonino Musacchia, Aloisio Vitagliotta, Giovanni Chetta, Pietro Chetta, Andrea Schirò, Biagio Xiamira e Giovanni Franco, fornisce una grata di legno di noce, alta nove palmi per proteggere l’immagine della Madonna della Favara, la citata Madonna del Muro (non la statua che verrà scolpita due anni dopo).
Dall’analisi comparata dei vari riscontri documentali emerge sempre più chiaramente il legame storico, artistico e religioso delle tre immagini sacre della Madonna Odigitria, che completano il presente testo, (Icona su legno, icona mosaico, statua) e conseguentemente da qualche anno tra gli studiosi trova crescente condivisione l’opinione che l’ Odigitria di Calatamauro sia la “Madonna del Muro” di Contessa Entellina,  l’icona-mosaico, trovata vicino alla sorgente Favara, conservata e venerata dai contessioti in una chiesetta fino all’inizio del secolo XIX,  quando, come scrive Atanasio Schirò nella sua monografia su Contessa, fu trafugata da ignoti.
La Madonna della Favara, venerata a Contessa Entellina, può essere invocata quindi con  i vari titoli, sopra riportati, di cui è stato trovato riscontro diretto e indiretto sia nella tradizione popolare sia nei documenti elencati di seguito nel paragrafo dedicato alla bibliografia.

Bibliografia più significativa
-    Spiridione  Lo Jacono “Memoria sull’origine e fondazione della Comune di
     Contessa, Colonia greco-albanese di Sicilia” (Tipografia Virzì, Palermo 1880)
-    Atanasio Schirò, “Il Monastero di S. Maria del Bosco di Calatamauro in Sicilia”
     (Tipografia e legatoria del Boccone del Povero - Palermo, 1894)
-    Atanasio Schirò , “Memorie storiche su Contessa Entellina"  (Palermo, 1904 ,
     opera postuma a cura del canonico Nicolò Genovese)
-    Rationes Decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV relative alla Sicilia (Ed. Pietro
     Sella, Studi e Testi n.112 - Città del Vaticano, 1944): al n.1487, p.111
-    Calogero Raviotta in Atti del convegno 3° centenario di istituzione della
      parrocchia latina di Contessa Entellina 1698-1998 “La Madonna della Favara
      a Contessa Entellina: immagine, chiesa, congregazione, processione,
      parrocchia, vara), (Grafiche Renna, Contessa E., 2000).
-    A. G. Marchese in Città Nuove, anno XIV, N° 1 marzo 2004, Pandora, Corleone
     2004, p. 9.
-    Calogero Raviotta , “Shën Kolli te Muzgat - La Chiesa di S. Nicola nella
     contrada Musiche”, (Associazione Culturale “Nicolò Chetta”, 2008)
          -    Giorgia Pollio “Madonna con Bambino”, Tav.19 del libro-Calendario 2009 (La Casa di         Matriona) della Fondazione Russia Cristiana (Milano, via Ponzio 44)
          -    Mariella Nannipieri,  “L’Odigitria di Calatamauro” Relazione  al convegno di studi    “L’abbazia      di Santa Maria del Bosco di Calatamauro”, 17-18 aprile 2004 (Atti pubblicati dalla Provincia       Regionale di Palermo, 2006)
          -    Calogero Raviotta , “Origini e storia di Contessa Entellina”, (Comune di Contessa     Entellina,        2008)
          -    “Presenze bizantine a Contessa”, tesi di laurea di Antonella Giocondo (Relatore prof.ssa M. A.         Lima, Università di Palermo, Facoltà di Lettere e Filosofia, luglio 2009).


(Patrimonio culturale negli edifici di culto 4 - Chiesa della Madonna della Favara III -  continua)