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sabato 5 settembre 2015

Piana degli Albanesi. Il Vescovo che tira la forza del Potere

Cosa pensare di un Vescovo che arriva in una Eparchia bizantina e non trova di meglio che approfittare delle lacerazioni interne di un "carente" clero bizantino per mettersi a fare il Vescovo romano ?

Non gli passa per la testa al Vescovo di iniziare a sanare le profonde ferite pubbliche, di dominio pubblico,  esistenti all'interno del clero greco. 
Ne approfitta per c-e-l-e-b-r-a-r-e  funerali, liturgie ed esibizioni di paramenti nel rito romano, ad ogni piè sospinto. 

E' il suo rito. 
Suo rito che tutti rispettano all'interno dell'Eparchia, ma che lui (su insinuazioni di taluni fanatici e sulla scorta di infinite lettere anonime arrivate a Roma) ritiene che sia ferito e violentato e si propone di rendere felice, allegro e col sorriso sulle labbra. 
Il Vescovo -.come la stragrande maggioranza degli uomini di Potere- pare sia un buonista.

Per il Vescovo  non valgono conseguentemente le norme del Codice Chiese Orientali nè quelle Liturgiche, non valgono le norme di Teologia che rendono poco credibile un prelato che si fa ordinare recitando per tre volte il "credo" costantinopolitano e poi dice messa col credo manomesso, quello fatto modificare dai Franchi, da Carlo Magno; per il Vescovo non valgono nemmeno le norme Disciplinari. 
Egli predilige e si trova bene con la ritualità, le celebrazini ed i paramenti latini. 

E' vescovo di Piana degli Albanesi ?

A Gallaro, nessuno all'interno dell'Eparchia, lo ha più rivisto a celebrare con i paramenti da lui ricevuti da tre Vescovi orientali all'atto dell'ordinazione bizantina il 27 giugno scorso, se non un paio di volte o poco più.

Conclusione

Tutti a questo punto hanno capito che un simile Vescovo, canonista, che dei canoni se la ride, è semplicemente un esecutore del POTERE ROMANO. 
Ha ricevuto una missione da portare a compimento, costi quel che costi. Siamo in un certo senso tornati ai tempi pre-conciliari.

Noi contiamo di poter pubblicare il curriculum dell’ottuso prelato romano che questa missione dal sapore medievale ha concepito ed affidato.

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P.S. -

 Venticinque anni fà Padre Pietro Gullo, parroco della Chiesa Romana di Contessa Entellina ed oggi guida della Comunità Trinità della Pace, a Pizzillo, ebbe a scrivere.

1. Finchè non ci si è dentro, nessuno può comprendere cosa vuol dire essere cristiani dentro due riti diversi: rito romano, rito bizantino. Si tratta dell'Unica Chiesa Cattolica che -nel rapporto con Dio- si esprime in un rito distinto. Ed è bene che sia così: chi di noi può esaurire le potenzialità gestuali, l'anelito del cuore che prega, la persona che nel dialogo e nell'alleanza con il suo Dio, ha ricchezze inesauribili ?

Comunione di Comunita' ! E' un bene per l'uomo, per la chiesa, per il mondo ...

2. Rito Romano-Rito Bizantino. Cattolici, con due tradizioni diverse. Con la stessa fede e gli stessi santi. Cattolici, con due espressioni diverse; ma, con il fuoco dello stesso Amore. Che credono nella Risurrezione del Dolce Cristo Crocifisso.

3. A Contessa Entellina, Diocesi di Piana degli Albanesi (Pa), sono presenti i due riti, sotto il carisma dell'unico pastore di Rito Bizantino. Ma importa poco il "rito del pastore"! ... poichè, lui non segue un rito; ma è chiamato con soavità e l'autorità di Cristo, a condurre l'Unico gregge che appartiene al Redentore. Per questo, -come sacerdote di rito romano, parroco di una Comunità di rito romano, - non mi fa problema il vescovo di rito bizantino.