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sabato 26 settembre 2015

Hanno detto ... ...

GIOVANNI DE MAURO, direttore de Internazionale
La tecnologia ha introdotto modi di lavorare e consumare che mettono in discussione il sistema economico basato sulla legge della domanda e dell’offerta. Tempo libero, attività in rete e gratuità saranno la moneta di scambio del futuro

PINO CORRIASGiornalista e scrittore
”E se fossimo noi a voltare le spalle all’Ungheria? Noi ceto medio viaggiante con biglietti vidimati, titolari di indirizzi autentici, di carte di credito ancora buone e di vite non del tutto a debito. Noi a rifiutarci di oltrepassare i confini della bella e triste Ungheria che da molti mesi guida il fronte del rifiuto della Est Europa, arma i presidi di Horgos e il valico di Roske, innalza l’indecente spettacolo del muro. Lo moltiplica (da ieri) lungo il confine con la Croazia, all’altezza di Gole. Ne fa una formidabile arma offensiva camuffandola da scudo che difende.
Essere noi a imporci per libera scelta di non oltrepassare quei confini fino a quando saranno preclusi in quel modo al passaggio dei migranti che fuggono da guerre, quasi tutte di nostra lungimirante fabbricazione. Opponendo al filo spinato srotolato dal signor Viktor Orbán lungo il perimetro della sua propaganda, il nostro filo, tessuto con una certa affilata fermezza. Anche solo per segnalarci indisponibili ad assecondare quella onda crescente di populismo e frustrazione che in questi anni di crisi economica lo ha incoronato leader di un regime nazionalista, di una società spaventata che ora pretende di chiudersi al mondo che si apre. Farlo per dignità o anche solo buon gusto. Rinunciando – a nome dei migranti respinti con i lacrimogeni, i gas urticanti, i manganelli, i cannoni ad acqua – alla concava Budapest, perla del Danubio, ai suoi caffè ancien régime, al suo castello di incanti,ai suoi ponti di pregevole e multiculturale fattura, alle sue acque termali che scorrendo da gran tempo sanno di quante migrazioni sia frutto quella terra, dai mongoli agli ottomani, agli austriaci dell’impero che l’hanno fatta grande di storia, musica, architetture e poi piegata con il ferro dei carri sovietici nel dopo Yalta.