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venerdì 18 settembre 2015

Hanno detto ... ...

SOFIA VENTURA, politologa
SONO anni che si scrive della crisi della destra italiana. Dopo che per quasi un cinquantennio il tripolarismo italiano aveva fatto coincidere la destra con il post-fascismo, fagocitando l’opinione pubblica cosiddetta moderata nella pancia della Balena Bianca, l’esperimento berlusconiano avviato nel ’94 aveva destato diverse speranze. Quelle speranze sono andate deluse. Berlusconi, con Forza Italia al lumicino, dopo avere impedito la costruzione di un vero partito e una vera classe dirigente mantenendo nei suoi ‘possedimenti’ il caos permanente, ora gioca ai margini del sistema, traendo speranze di sopravvivenza dal carattere sempre più trasformistico della politica italiana. Accanto a questo malinconico viale del tramonto, continua a splendere la stella del leghismo nuova maniera di Matteo Salvini. Nuova maniera, ovvero sempre meno territoriale – per lo meno nelle ambizioni – e sempre più simile nei contenuti all’estrema destra protezionista, ostile all’Europa, con accenti xenofobi, presente in numerose democrazie europee.
COME si scriveva ieri su queste pagine, l’abile Salvini sarebbe pronto a fare un passo indietro e a lasciare la guida di un’eventuale lista di centrodestra a esponenti del suo partito più ‘istituzionali’, come Maroni o Zaia. Anche se è probabile che una simile mossa fornirebbe a un’aggregazione alternativa al centrosinistra una chance elettorale in più, difficilmente, però farebbe della Lega qualcosa di radicalmente diverso: la sua forza è cresciuta proprio solleticando gli istinti più immediati, i luoghi comuni più diffusi, i semplicismi più a buon mercato di settori frustrati, spesso con buone ragioni, della popolazione.
La destra italiana, restando così le cose, sembra dunque destinata a mantenersi eccentrica rispetto alle grandi democrazie, dove i partiti moderati non scendono a patti con quelli estremisti (si pensi all’indisponibilità di ogni accordo con il FN di Marine Le Pen in Francia). Qui, invece, non solo un partito che flirta continuamente con l’estremismo sarebbe parte di una nuova aggregazione, ma ne diverrebbe guida. Ed è difficile pensare che tra i resti di quella che fu l’avventura berlusconiana, oggi interessati soprattutto a rimanere a galla in qualche forma, e il lepenismo all’italiana, possano emergere forme, idee e progetti per una destra del XXI secolo.