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venerdì 25 settembre 2015

Dal Giornale di Sicilia


SCANDALO AUTO.
Ammissioni di Berlino. Crolla il titolo, nella bufera anche Bmw.
Aperta inchiesta a Torino

Lo «tsunami» finanziario travolge gli investimenti nell'intero settore. E ora Bruxelles spinge sui 28 per un'ulteriore stretta su test e controlli e chiede che sia fatta «piena chiarezza» sui numeri delle auto «truccate»
Lo scandalo dei test truccati sulle emissioni che ha travolto Volkswagen si allarga: il gruppo, scoperto negli Usa, ha manipolato le automobili anche in Europa, mentre crescono i sospetti che anche in altre case automobilistiche — il settore è a picco in borsa—la pratica dei test «taroccati» sia diffusa. Vari Paesi europei aprono un'inchiesta, a Torino anche su disastro ambientale. 
Bmw va picco in borsa dopo voci, pure se smentite, di un coinvolgimento, mentre a Volkswagen cadono altre teste dopo quelle dell'ex Ceo Martin Winterkorn, che porta a casa una buonuscita da ben 28,6 miliardi di euro e sarà probabilmente sostituito da Mathias Mueller, numero uno di Porsche: lasciano il cda anche Wolfgang Ratz e Ulrich Hackenberg, mentre Moody's taglia a «negativa» la prospettiva sul rating e Standard & Poor's minaccia un taglio. 
U «Dieselgate», come i social media hanno rinominato le emissioni inquinanti anche 20 volte superiori ai limiti negli Usa grazie a un dispositivo che truccava i test su auto Volkswagen e Audi, comincia ad assumere i contorni di una crisi sistemica. Con Volkswagen paragonata a una banca «too bigto fail», troppo grande per fallire. Ai miliardi di multa che infliggeranno al marchio tedesco gli Usa — dove ad aprile la casa di Wolfsburg aveva avvertito i proprietari di auto diesel di un «richiamo per problemi di emissioni» — potrebbero aggiungersi quelli in Europa, per non parlare del danno d'immagine: la Uè prende tempo («serve una fotografia chiara della situazione»), ma il ministro dei Trasporti tedesco, Alexander Dobrindt, è costretto ad ammettere che «anche in Europa i veicoli con motori diesel 1.6 e 2.0 sono stati manipolati». 
In Italia—dove Volkswagen ha dichiarato che le nuove Euro 6 sono a norma, riservandosi però di fare controlli sulle vecchie diesel — la procura di Torino apre un'inchiesta, e il ministro dei Trasporti Graziano Delrio annuncia controlli a campione su almeno mille vetture. Si muovono anche Francia e Gran Bretagna, accusata dal Guardian, assieme a Berlino, di aver fatto fino a pochi mesi fa un'in- tensa attività lobbistica sulla Uè per consentire che anche i nuovi test sulle emissioni delle auto, in arrivo nel 2017, consentissero i vecchi «escamotage». Per l'economia tedesca, un colpo potenzialmente più duro della crisi greca. Perché«Vw», che ha fra i principali azionisti il governo della Bassa Sassonia, è un'«istituzione». E perché il campo — come accadde negli Usa con la grande finanza, che gioca per il mondo anglosassone lo stesso ruolo delle automobili in Germania — potrebbe allargarsi. La rivista tedesca Auto Bild parla di un coinvolgimento di Bmw, che arriva a perdere il 10% in borsa salvo poi smentire e cavarsela con un -5,8% in chiusura. Tremano le altre case, con Daimler che cede il 4,4%, Fea che lascia sul terreno il 6,1%, Peugeot a -3,67% e Volkswagen invariata dopo il crollo degli ultimi giorni. 11 condirettore di Quattroritote, Massimo Nascimbe- ne, senza negare la gravita del caso specifico non esclude che possa scoppiare qualche altro scandalo: «Un po' di trucchi vengono utilizzati da tanti in sede di omologazione». E ora Bruxelles spinge sui 28 per un'ulteriore stretta su test e controlli sulle omologazioni auto. Innanzitutto la Commissione chiede ora che sia fatta «piena chiarezza» sui numeri delle auto «truccate», e a tutti gli stati mèmbri di avviare indagini. L'esecutivo comunitario ha comunque dato la sua disponibilità a coordinare le indagini nazionali. E ha quindi deciso di convocare, entro le prossime due settimane, una riunione degli omologatori dei 28. E, sempre su richiesta della commissaria al mercato interno Elzbieta Bienkowska, di discutere la questione al prossimo Consiglio UE competitivita il  primo ottobre a Lussemburgo. Da gennaio 2016 partiranno infatti i nuovi test su strada per misurare i livelli delle emissioni degli os sidi di azoto, quelli «truccati». Da qui l'appello di Bienkowska ai 28 per «trovare rapidamente un accordo sulle misure finali necessarie». Date le carenze emerse, un'altra delle opzioni su cui sta riflettendo Bruxelles è la revisione del sistema di omologazione, magari con la creazione di un'unica autorità indipendente europea. I software ingannevoli sono invece già stati vietati dal 2007 con il regolamento Euro 5 e 6.