StatCounter

lunedì 7 settembre 2015

Con le immagini ... ... è più facile

Ce lo chiede l'Europa, 
(la signora Merkel ha infatti cambiato opinione)
Dice  Vladimiro Zagrebelsky, ex giudice della Corte di Strasburgo,
La foto del piccolo Aylan, cadavere sulla spiaggia di Bodrum, ha risvegliato sentimenti di commozione e di umana pietà e al tempo stesso ha imposto di guardare alle guerre degli Stati intorno al Mediterraneo, che di quel mare hanno fatto un cimitero, nonché alle pesanti responsabilità occidentali. 
Tuttavia, quello scatto evoca anche un sano senso di colpa, di vergogna, per l’incapacità dell’Europa di garantire accoglienza e, soprattutto, rispetto della dignità umana. Come si concilia, infatti, l’Europa dei fili spinati, che alza muri e marchia in modo indelebile uomini, donne, bambini, con l’Europa dei diritti umani? 
Com’è possibile che le Corti europee stiano a guardare impotenti ciò che accade in Ungheria? 
E che gli Stati siano sordi al richiamo di quelle Corti al rispetto dei diritti fondamentali? 
Dove sono finiti – se ci sono mai stati – gli anticorpi contro il razzismo, in un’Europa che aveva scelto il motto: «uniti nella diversità»
«C’è un progressivo disfacimento dell’idea dei diritti umani come cemento dell’Europa, perciò comprendo lo smarrimento». 
«La mia principale preoccupazione è soprattutto il riemergere di nazionalismi, di una contrapposizione tra “noi” e “gli altri” sempre più crescente e pericolosa tra gli Stati». 
Se ne è avuta una rappresentazione plastica a Ventimiglia, con le polizie italiana e francese schierate contro nel far passare la frontiera ai migranti o nel bloccarli. E così anche a Calais.