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sabato 29 agosto 2015

Uomini, fatti, eventi. Come li ricordiamo oggi

28 Agosto
La vita di Tolstoj, che nacque nel 1828 a Jasnaja Poljana, in provincia di Ščëkino, da genitori di antica nobiltà, fu lunga e tragica nell’accezione più vera del termine, ossia nel senso che essa fu dominata da una profonda, segreta tensione. 
Tolstoj ebbe un’incessante, tormentosa evoluzione interiore, lottò con se stesso e con il mondo, e questa lotta, talora impetuosa, alimentò senza sosta l’impulso creativo. Le sue prese di posizione sul cristianesimo, e a favore dei più poveri, lo portarono alla scomunica della Chiesa Ortodossa russa.
Sono stato battezzato e educato nella fede cristiana ortodossa. Me la insegnarono fino dall’infanzia e durante tutto il periodo della adolescenza e della prima giovinezza. Ma quando, a diciotto anni, abbandonai l’università al secondo corso, io non credevo ormai più a nulla di quello che mi avevano insegnato”. 
Nella seconda metà degli anni ottanta vengono pubblicati alcuni tra i migliori racconti. Tolstoj si fa editore e – oltre alle proprie opere – inizia a diffondere decine di milioni di copie di testi formativi (come ad esempio i pensieri di Laozi e i Colloqui con se stesso di Marco Aurelio, venduti per poche copeche. La casa editrice è chiamata Posrednik (L’intermediario) e si propone di «istruire il popolo russo». Intanto diventano sempre più tesi i rapporti con la censura e con la Chiesa ortodossa: la Sonata a Kreutzer (in cui Tolstoj intende, con la cronaca di un adulterio, esaltare indirettamente la castità evangelica) supera il veto della censura, solo per intervento personale dello zar Alessandro III, dopo un incontro con la moglie dello scrittore. 
La crescente irritazione dei circoli governativi ed ecclesiastici è dovuta all’attività di Tolstoj in aiuto degli affamati (su cui lo scrittore stende un reportage nel saggio Che fare?); alle sue accese proteste contro le persecuzioni delle minoranze religiose in Russia, a cui egli devolverà gli introiti di Resurrezione; e alle sue roventi accuse contro la nobiltà, contro le istituzioni statali, contro la falsa morale dei potenti. Del 1895 è Contro la caccia, a cui seguirà, qualche anno dopo, Il primo gradino. Entrambi gli scritti sono degli accalorati manifesti in favore dei diritti degli animali e del vegetarismo. 
Contro le guerre Nel 1896 scrive una Lettera agli italiani (che verrà pubblicata solo molti anni dopo) contro la guerra italo-abissina e nel 1899 una Lettera agli svedesi sulla renitenza alla leva. Nell’agosto del 1897 riceve una visita di più giorni da parte di Cesare Lombroso, che desiderava incontrarlo. Quando l’italiano inizia a parlare delle proprie convinzioni sui criminali di nascita e sulla pena come difesa sociale, Tolstoj esplode esclamando: «Tutto ciò è delirio! Ogni punizione è criminale!».
Allo scoppio della guerra russo-giapponese lo scrittore invoca con forza la pace (Contro la guerra russo-giapponese,), ma proprio suo figlio Andrej, ventiseienne, si arruola come volontario per combattere al fronte, suscitando lo sdegno del padre. Egli profonde le sue ultime energie nel cercare di comprendere i drammatici avvenimenti d’inizio secolo e nell’insistere a chiedere delle soluzioni di pace ad un mondo che scivola verso il conflitto globale: Perché? e Sull’annessione della Bosnia e dell’Erzegovina all’Austria, 1908. Del 1908 è la Lettera a un indù, che viene apprezzata e diffusa da Gandhi, il quale inizierà, l’anno successivo, uno scambio epistolare con Tolstoj. Nel 1909 lo scrittore tenta – con appelli alla Duma di Stato – di convincere il governo ad abolire la proprietà privata della terra, onde scongiurare una grande rivoluzione, che egli reputa imminente.
La fuga e la morte. Desideroso di compiere il tanto vagheggiato “salto” decisivo col quale avrebbe lasciato tutto per Cristo, Tolstoj mise finalmente in pratica il progetto di andarsene di casa, anche per il crescendo di liti con la moglie e con i figli., causa di enormi sofferenze. Così, una notte dopo essersi accorto che la moglie frugava di nascosto fra le sue carte, lo scrittore, si allontanò di soppiatto. Durante il viaggio, a causa del freddo e della vecchiaia, si ammalò gravemente di polmonite e non poté andar oltre alla stazione ferroviaria di Astapovo. 
Accorsero parenti, amici e giornalisti ad attorniare il morente. Rifiutò il Pope e la moglie al capezzale, ammessa nella stanza negli ultimi istanti insieme alla figlia. Intorno alla stazione in cui si spegneva il grande scrittore, c’era la calca dei giornalisti che volevano dare per primi la notizia della sua morte, a tutti i giornali del mondo.