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venerdì 7 agosto 2015

L'Osservatore (8)

Sei greco, Sei latino ?

La Storia spesso dai giovani viene confusa con le vicende del Potere, anche perchè i mezzi dell'informazione, gli ambienti che producono cultura (Mondadori, giornali etc.) devono portare profitti materiali ed immateriali ai loro padroni. 
Nel mondo antico, la Storia veniva pensata in modo circolare, in pratica non  si era capaci di immaginare il tempo come portatore di novità. L'aspettativa era quella dell'auspicio ai tempi gloriosi, al passato.
Il monoteismo, il giudaismo soprattutto e poi il cristianesimo, introdusse l'idea lineare del tempo. Il presente vive in attesa di una realtà ultima che darà significato allo scorrere del tempo. 
La modernità deve molto a questa ultima interpretazione del tempo.

Tutti gli osservatori,  sociologi, politici, economisti, scienziati oggi appaiono frustrati; pare loro infatti che dopo aver toccato il vertice delle possibilità, adesso la Storia pare vivere un rassegnato epilogo.

Per andare a noi più vicino, negli ultimi decenni dal tronco millenario della Chiesa romana sono usciti germogli di sviluppo e fiducia verso le comunità cristiane, cattoliche non omologate al regolatore romano. Con lo scorrere del tempo da Roma, almeno nel Novecento, fiorivano aperture su aperture verso il procedere "diversamente" verso lo stesso Dio.
Era sembrato che l'obiettivo e la costante fondamentale da perseguire fosse il bene dell'uomo per scoprire Dio.
Sappiamo purtroppo, e pure i nostri padri nei cinque secoli di Storia degli arbëresh sapevano, che non esiste crescita umana-culturale che non mobiliti le forze reazionarie clericali.
Non c'è dubbio che gli  arbëresh hanno assistito, in tempi recenti, al disorientamento delle gerarchie, allo smantellamento della formazione dei propri papàs, agli abituali commissariamenti nell'elegante forma dell'Amministrazione Apostolica. 

Ed intanto nuovi problemi insorgono sul terreno che si riteneva assodato. 
Da breve che si aggira l'idea che la minoranza da tutelare nelle cinque comunità arbëresh di Sicilia non sia quella che finora lo era stata, appunto degli arbëresh,  ma quella dei latini che entro quelle comunità convivono.

Si, la Storia consegna ogni giorno sorprese.
Se non ci trovassimo in ambito etnico-religioso chiuderemmo il discorso bollando il tutto come "forze reazionarie" che hanno paura del "diverso, mai capito e mai voluto capire".
Invece continueremo a discutere, a porre e riproporre riflessioni per evitare che l'ottusità torni a proporre la latinizzazione forzata già sperimentata per cinque secoli.