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martedì 25 agosto 2015

La riflessione di Gjovalin ... 25.08.2015

Il responsabile del Blog in questi giorni si lascia cogliere dal fervore perchè in una Istituzione (la Chiesa) l'ovvietà, la regola, e la credibilità sembrano siano divenute optional.

Lo sappiamo tutti che  la verità è da tempo evaporata.

Gli organismi preposti, che siano organi dello Stato o Vescovi ormai  non ci aiutano più nel decifrare il volto reale dei fatti, o per interessi diretti nella mistificazione della verità, o perché restano vittime di retaggi più grandi.

La classe dirigente del paese, del nostro paese, usa la sua forza persuasiva solo per rincorrere la parabola dei vincitori, e si schiera apertamente solo quando ha capito come finirà la competizione politica.

Osserviamo alcune vicende italiche.
I politici parlano del valore dell’unità nazionale ma vanno a braccetto con i secessionisti ed i mafiosi, il clero -l'alto clero-, quello che ieri si è mostrato magnanimo verso le blasfemie reiterate di un capo del governo ed oggi si occupa più di gestione che di diffondere la Fede, non dice mai una parola sul cancro dell’evasione fiscale perché la intuisce opera omnia dei fedeli, di tutti i suoi fedeli.

In questa abnorme offerta di interpretazioni, in cui tutti si contendono il possesso della verità per adattarla ai propri obiettivi, proviamo a metterci nei panni dei giovani, e rendiamoci conto di quanto sia difficile andare incontro alla loro domanda di certezze sul presente e sul futuro. 

La malasorte offre oggi loro lo spettacolo della stravaganza etica del mondo degli adulti (politici, vescovi, imprenditori del malaffare),  mai così caotico e paradossale come nell’era postmoderna.
Sono ormai in discussione le stesse idee di realtà e di ragione, sulle quali gli uomini cercano da sempre di mettersi d’accordo, consapevoli che non il furto della terra o del potere porta al conflitto, ma l’incapacità di riconoscersi in soluzioni condivise.

Sembra sia sopraggiunta una miseria culturale, persino teologica e filosofica, che non ci consente più di interpretare il nostro tempo.

Non si tratta solo di reggere le sfide del multiculturalismo, ma del disagio di constatare quanto tutti si credano sempre nel giusto, e pesino oltre misura solo gli errori degli altri.

Chi possieda un minimo di saggezza, sospetta che non si tratti solo di un soggettivo problema di prospettiva.

E’ una carenza di metodo ormai inadeguato nell’indagare la realtà e pesarla, che ci porta a sbagliare sistematicamente risultato, finendo per convincerci che l’errore sia degli altri.