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mercoledì 5 agosto 2015

La riflessione di Gjovalin ... 05.08.2015

Esistono concetti che si imprimono negli angoli più inesplorati del nostro modo di pensare e che, all’improvviso, riemergono, non ti lasciano più.

“Bisogna davvero e fino in fondo aiutare chi ha bisogno. 
Solamente così egli si ricorderà di aiutare –un giorno- davvero e fino in fondo chi avrà bisogno”.

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Le chiese si svuotano ma la spiritualità cresce, non si crede più nei politici, ma si difende la Costituzione: ci si affida alla  ricerca del bene e del vero, come bussola del proprio cammino, anche se nelle chiacchiere ci lamentiamo del contrario.
La parola chiave di questa nuova frontiera, non demarcata da una linea temporale precisa, è: sensibilità.

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L’emarginazione socio-economica-politica locale, non raccoglie solo indifferenza fra la gente, come ci raccontiamo nei momenti di sconforto, quando ci percepiamo troppo soli per accettarla, quando ci percepiamo ancora orfani di antiche figure di riferimento, come noi contessioti  per decenni ci eravamo abituati.

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Si è -per millenni- troppo predicato di orientare gli sforzi e le attenzioni verso Dio che non ha bisogno di nulla, trascurando il dolore dei suoi antipatici figli che stanno fra noi.

Attenzione è stata posta verso il sacro vissuto come fine di ogni sforzo personale e sociale,  e se necessario anche contro la libertà ed i sacrificabili diritti altrui.

Dio, il Dio dei cristiani, non è il punto di arrivo, ma l’origine del fascino verso il bene che tutti sentono come spinta alla pratica della giustizia, come ingiunzione ad occuparsi dei bisognosi, come occasione di condivisione terrena.

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