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domenica 5 luglio 2015

L'Osservatore (3)

Il Dio debole
Conosciamo sacerdoti che vivono in modo esemplare col loro "farsi tutto a tutti", conosciamo volontari che donano parte del loro tempo in favore degli altri.
Conosciamo sacerdoti e volontari meno zelanti rispetto a ciò che dicono di essere.

Nei territori dell'Eparchia -come nel resto del mondo- una delle prime azioni da mettere in cantiere è (ma sono punti di vista, ovviamente) la diffusione della passione, della passione educativa anzitutto. 

Silvano Fausti, un gesuita recentemente scomparso, resterebbe sconcertato (o , forse no) nel cogliere come nelle nostre parti (come ... del resto ovunque) si abbia una errata concezione del divino. 
Da noi prevale infatti la concezione del Dio Onnipotente, padrone di tutto e di tutti che può fare e disfare a piacimento e magari dispensare miracoli a chi segue a piedi scalzi le processioni delle statue.
Meno conosciuto è il Dio debole, quello che per la cattiveria della società degli uomini, e soprattutto di tanti che siedono nelle cattedrali e nelle chiese, finisce in croce non solo al Golgota, ma ancora oggi -nel 2015- in ogni angolo del pianeta.

Forse, potrebbe servire -ma già oggi nell'omelia della parrocchia c'è stato un piccolo cenno- la presentazione nelle chiese del Dio continuamente ucciso dai giusti che si lascia morire a beneficio degli empi. 
Empi che in fondo siamo tutti noi.