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martedì 28 luglio 2015

La riflessione di Gjovalin ... 28.07.2015

Il piccolo e miserabile mondo
Mafia Capitale ci dà l’idea di come capi partito (capi bastone) delle varie zone di Roma, coloro che controllano i voti di quartiere, lucravano migliaia di euro al mese. 
Uno squallido amministratore qualunque al vertice di una azienda partecipata si è potuto permettere di chiedere centomila euro come tangente in cambio di uno spazio pubblico.

l'Interrogativo
Come trattenersi dal dire che la diffusione del benessere e delle opportunità non avviene né per meriti né con criteri equilibrati.
Di fronte a maggioranze che si contendono briciole, una minoritaria elite della società gode di agi oltraggiosi e con extraterritorialità giuridiche di fatto. 
Queste minoranze, è inutile nasconderlo, sono le stesse che detengono nelle sedi appropriate persino il potere legislativo, nel loro esclusivo interesse.
Il famigerato governo del popolo, in realtà non ha (forse mai) espresso il meglio della propria classe dirigente, degenerando ora nel populismo chiacchierone, che guadagna consenso con promesse non mantenibili, ad opera di uomini mediocri come (non scordiamocelo) la maggioranza che li vota, e navigati abbastanza per sapere che la verità elettoralmente non rende.
In molti paesi “liberi”, la democrazia ha snaturato le sue origini, trasformandosi nel culto della biografia di un leader: da noi il fenomeno è solo amplificato dalla debolezza del parlamento, che sostiene supinamente il potentato  berlusconiano ieri e quello renziano oggi, dotati di risorse e soluzioni altrove non ammissibili.

Malata la politica, non migliori sono le condizioni dell’economia, la cui genesi patologica ha origini piuttosto antipatiche da ricordare.
Nessun paese ricco al mondo, potrebbe mantenere il proprio standard di vita usando solo il proprio lavoro, le proprie risorse o scambiandole equamente con altri.
Il condiviso trucco del denaro, che diffonde inflazione nei paesi poveri ed acquista da essi beni sottocosto, rappresenta la fonte di stabilità.
Un gioco vecchio quanto gli imperi della storia: i Romani scambiavano le monete con risorse alimentari provenienti dalle province; chi si lamentava per l’inganno veniva invaso dalle legioni, che oggi si chiamano portaerei, bombardamenti all'anti-Gheddafi o all'anti-Saddam.
Diciamoci la verità: l’abbondanza di alcuni è da sempre garantita dall’indigenza di altri.
Questa è solo la storia del mondo misurata nei rapporti di forza, un cieco e naturale egosimo, ma in in realtà, c’è persino di peggio.

Frederick Nietzche
Egli lucidamente, individua nella soddisfazione non dei bisogni ma dei peggiori appetiti dell’egoismo, l’energia che muove l’insaziabile motore dell’economia mondiale.
Anche ora in tempi di crisi, la percentuale di spesa individuale per i bisogni primari, è una modesta frazione del totale, contrariamente a quanto avveniva negli anni del boom economico, ricordato come età dell’oro.
Nelle dirompenti affermazioni del filosofo, c’è tutta la coerenza del suo percorso speculativo, tendente a risolvere l’eterna contraddizione tra etica e successo, che già Platone inquadrava nello scontro tra il bene ed il necessario, e che i moralisti hanno ridotto a quella tra bene e male.

Il nemico del bene che così difficilmente riusciamo ad esprimere, risiede nella necessaria priorità dei nostri personali interessi, ogni essere vivente ne risulta imprigionato, essi sono il principale impedimento della giustizia.
Da duemilacinquecento anni ne siamo coscienti e tuttavia ogni pedagogia incoraggia ad essere forti, vincenti e giusti, come nelle nostre spettacolari fiction.
Proprio in questa lacuna, si infila il genio di Nietzche, che esalta anziché reprimere, la vittoria dell’egoismo sui valori etici.
Egli rovescia la prospettiva di ricerca, non considerando la convenienza e la forza  come difetti, ma anzi elevandole ad unico valore,  chiamandole  volontà di potenza.

Gli argomenti che propone costituiscono una formidabile tentazione per chiunque, ieri come oggi.
L’etica secondo lui è solo una illusione, una disperata risorsa psicologica escogitata dai deboli, con cui cercare riscatto per sopportare  le sconfitte, cercando vendetta nell’infelicità dei forti.

Con la stessa determinazione nella distruzione dell’etica, il filosofo tedesco si impegna con violenza inaudita nella negazione del cristianesimo, che ancora una volta, individua giustamente contestuale al bene, il principale avversario delle sue tesi.
Megalomane come molti grandi, credeva di poter sradicare il pensiero cristiano dall’Europa, con la forza delle parole contenute nei suoi scritti, cercando per questo fine finanziamenti.
L’ambizioso progetto di cancellare quanto sedimentato nei millenni non ebbe successo, ma i danni  furono comunque incalcolabili.
Buona parte della spietata efferatezza con cui le armate di Hitler terrorizzarono il mondo, derivava anche dalle convinzioni maturate leggendo le sue pagine.