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venerdì 24 luglio 2015

La riflessione di Gjovalin ... 24.07.2015

I vincoli che legano gli uomini gli uni agli altri, sono di tipo gravitazionale, ciascuno è attratto ed attrae altri suoi simili.

Questa energia attraente assume di volta in volta nomi e significati differenti.

Negli occhi e nel modo di parlare si sente la sincera ricerca del vero che accompagna molti uomini, anche dentro e a dispetto dei loro ordini gerarchici, essi sono i maestri da indicare alle nuove generazioni, avvertendole che non ne potranno ammirare la vittoria, perché il loro destino non può essere che l’emarginazione se non l’eliminazione. 

I giornalisti migliori subiscono per primi la vendetta dei  potenti,
i giudici più onesti saltano in aria presto dimenticati, 
molti santi hanno subìto il martirio ad opera dell’inquisizione di Santa Romana Chiesa, 
gli innocenti sono da sempre le gustose prede del male.

Quale forza regge, quindi, il mondo ?

Vediamo prima come siamo fatti.

=La bellezza e la seduzione sono le tecniche con cui molte donne tendono a rapportarsi col mondo, per trarne posizioni vantaggiose. Berlusconismo e Renzismo  stanno sotto i nostri occhi..
=C’è poi la situazione che si evidenzia nel rispetto dovuto al timore, verso chi ci costringe all’ossequio tramite la sua reale minaccia di danneggiarci; chi è molto potente, poco ci interessa quanto sia spregevole, anzi.
Basta ascoltare i notiziari o guardare un film e percepire l'enorme potere di attrazione che il male impone alle coscienze, non tanto per sadismo, ma per il fascino che la sua indubbia efficacia, esercita su tutti o sui meno attrezzati al discernimento.
=Tanti, soprattutto i giovani, ritengono che il motore del mondo siano i soldi, a dimostrazione di quanto non siano  credibili e pedagogici i discorsi altisonanti sugli alti valori umani.

Denaro e lussuria potrebbero rappresentare una delle possibili risposte alla domanda che ci siamo posti, ma sarebbe riduttiva o almeno parzialmente vera, solo a livello personale.

Chi costruisce storie per venderle, sa bene che solo i forti attraggono il pubblico e lo spettatore va anche lusingato nella sua identificazione col buono, che però dev’essere abbastanza forte per vincere, altrimenti risulterebbe cretino quanto don Chisciotte.

Un buono debole o che non sia in grado di imporsi, suscita scarsa attenzione e rispetto anche nella vita reale e, proprio per questa banale intuizione, viviamo tutti con gli artigli pronti a minacciare chiunque osi tagliarci la strada…abbiamo costruito noi il far west quotidiano, non i politici o gli immigrati: conviviamo da sempre con quella che riteniamo, una gestibile dose di male necessario alla nostra sopravvivenza.

Il diritto, il sistema inventato per dirimere le controversie, come tutti i suoi studiosi sanno, è ben lungi dall’essere “giusto”.
Le leggi sono importanti, ma spesso conformano i rapporti umani in base alla convenienza, non molto diversamente dall’illegalità.
E’ esattamente quello che intendeva Pascal quando affermava che non avendo saputo rendere forte ciò che è giusto, abbiamo reso giusto ciò che è forte”.
Anche la più grande conquista, la dichiarazione dei diritti umani, è una copia di quella scaturita dalla rivoluzione francese, quante teste ha dovuto tagliare, quanto sangue ha versato nelle campagne d’Europa per estendere  i suoi principi.
I valori, sbandierati dalle istituzioni (lo stato, la scuola, l’esercito, la chiesa), stanno lì proprio per nascondere sotto i loro rassicuranti enunciati, l’animalesca logica sottostante, dove la volontà, la versione più umana della forza, e la convenienza, costituiscono le sue reali fondamenta.

ED ALLORA ?

Un negazionismo spietato dei meriti, dei valori e della loro bellezza?

Al contrario, una dovuta sottolineatura del prezzo che essi impongono a chiunque vi creda sinceramente, e sia disposto a sacrifici onerosi pur di servirli, consci che occorrerà percorrere contromano il flusso dove viaggia la maggioranza, per raggiungerli.

Nell’equilibrismo della politica, 
nel cannibalismo dell’economia, 
nella spericolatezza del successo, 
c’è ben poco spazio proprio per ciò di cui abbiamo maggiormente bisogno, e chi lo nega, evidentemente è un po’ corrotto anche lui.
Nelle istituzioni, c’è posto per la crescita di chi dimostri fedeltà assoluta alla struttura, sapendo addomesticare e smussare le leggi dell’etica, quando entrino fastidiosamente in conflitto, con gli interessi dei suoi componenti.
Per questo le strutture organizzate sono le principali divulgatrici dell’ipocrisia, profetizzano valori, ma la loro principale occupazione, consiste nel discriminare accuratamente chi crede nel bene.

Eppure, sono proprio gli apparenti sconfitti,  nella logica silenziosa ed indifferente al tempo ed alle sue catene, che lasciano semi fecondi, che consentono al mondo, suo malgrado,  di progredire.