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domenica 19 luglio 2015

Hanno detto ... ....

ANTONIO CALABRO', giornalista
L'abbraccio di Sergio Mattarella a Manfredi Borsellino. Ecco l'Italia perbene, quella dei servitori dello Stato che fanno il loro dovere e vivono l'anti mafia non come un rito ma come una condizione morale è un impegno coerente. Altro che commedianti, politici da avanspettacolo, pelosi personaggi di potere... C'è, una Sicilia seria, dignitosa, civile.

FRANCESCO PIZZETTI, giurista
Manfredi Borsellino è dirigente polizia di Stato.Certamente ha pesato ogni parola usata.Tutte pesantissime.


FILIPPO ASTONE, biografo di Crocetta
Non credo alla versione della telefonata: “Per due motivi. Il primo è che Crocetta è mezzo sordo. Non so se abbia mai fatto un test audiometrico, ma so per certo che forse un apparecchio acustico gli servirebbe. Di persona, e ancor più al telefono, se non alzi molto la voce sente poco. Il secondo motivo è che Rosario Crocetta è un tipo distrattissimo. Se lo chiami, a uno dei tre o quattro apparecchi, o cinque, che lui usa, lui ti risponde e poi si distrae. Ha sempre gente intorno, suonano altri telefoni, c’è la scorta, i finestrini aperti, un casino. Lui però, anche se non sta ascoltando, dice ‘si, sì’ e poi sta col cervello da un’altra parte”.

ENRICO MENTANA, direttore del tg La7
Ecco, le parole forti e drammatiche pronunciate da Manfredi Borsellino davanti al presidente della repubblica dicono più di dieci intercettazioni: "Lucia si è trovata a operare alla guida di uno dei rami più delicati della Regione, ha portato la croce e tante persone possono venire a testimoniarlo, è rimasta assessore fino al 30 giugno perché ama a dismisura il suo lavoro, voleva davvero una sanità libera e felice. E' rimasta per amore di giustizia, poi non ce l'ha fatta più, non so con quale forza ha tollerato. Per amore della giustizia, per suo padre, per potere spalancare agli inquirenti le porte della sanità dove si annidano mafia e malaffare. Da oltre un anno era consapevole del clima di ostilità e delle offese che le venivano rivolte". "La lettera di dimissioni con cui mia sorella Lucia ha lasciato l'assessorato ha prodotto il silenzio sordo delle istituzioni, soprattutto regionali. Ma quella lettera dice tutto e andrebbe riletta". "Intervengo perché non credevo che la figlia prediletta di mio padre, quella con cui lui viveva in simbiosi, avrebbe dovuto vivere un calvario simile a quello di suo padre nella stessa terra che ha poi elevato lui a eroe".
"Non posso entrare, per le mansioni che ricopro [Manfredi è commissario di polizia a Cefalù] nel merito delle indiscrezioni giornalistiche di questi giorni, che indipendentemente dalle verifiche che verranno fatte sull'attendibilità di determinate circostanze, avranno turbato tutte le persone presenti in quest'aula, ma vi assicuro che non hanno turbato l'interessata, mia sorella Lucia per una semplice ragione: perché da oltre un anno, l'ho vissuto da fratello, era consapevole del clima di ostilità in cui operava, delle offese che le venivano rivolte per adempiere nient'altro che il suo dovere, purtroppo sono corsi e ricorsi storici drammatici". 
Se Crocetta non si dimette di fronte a queste parole, dovrà essere l'assemblea regionale a sfiduciarlo