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lunedì 13 luglio 2015

Grecia. Sono stati sciupati cinque mesi durante i quali il demagogo Varoufakis ha danneggiato il suo paese

La Grecia fruirà per la terza volta dal 2011 di un programma di salvataggio
Si tratterà di un sostegno triennale compreso fra 82-86 miliardi, però fortemente condizionato: 
1) Il Parlamento ellenico  ha tre giorni per approvare un pesante pacchetto di riforme: fisco, pensioni, accesso al mercato, riforme giudiziarie
2) Verrà creato gradualmente un fondo di garanzia degli investimenti da 50 miliardi in cui Atene collocherà fette di patrimonio della repubblica – isole, demani, palazzi, aziende pubbliche e soprattutto le banche ricapitalizzate - che, coi suoi profitti, aiuterà gli investimenti diretti in terra ellenica. 
3) Le banche avranno 25 miliardi per essere ricapitalizzate e da subito la Bce potrà riprendere le manovre sulla liquidità.  

L'accordo lascia però profonde ferite.
Sostiene Tsipras: «Abbiamo ottenuto un alleggerimento del debito e un finanziamento a medio termine».
La realtà però dice che il nuovo accordo è per la Grecia parecchio più pesante di quello respinto col referendum.

Tsipras adesso deve pure fare i conti con la spaccatura del suo partito. Varoufakis ha affermato di non aver firmato la precedente offerta della Troika, che sembra generosa rispetto al nuovo salvataggio, perché «impossibile, tossica, una di quelle proposte che si presenta quando non si vuole raggiungere un accordo». 
La Troika, a suo avviso, non ha mai trattato in modo «genuino». 

Panagiotis Lafazaris, ministro dell’energia e leader dell’ala radicale di Syriza, ha invece definito il compromesso raggiunto come «accordo umiliante».