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sabato 18 luglio 2015

Da La Repubblica di oggi















come suo padre». E dall'altro capo del telefono Crocetta, paladino della lotta a Cosa nostra, sarebbe rimasto in silenzio. È già diventato il giallo di quest'estate palermitana. Il procuratore di Palermo, Francesco Lo Voi, ieri ha nuovamente smentito l'esistenza, fra gli atti di tutte le inchieste curate dal suo ufficio, di quell'intercettazione. La stessa Procura di Palermo ha aperto un'indagine conoscitiva, senza ipotesi di reato ne indagati, sull'accaduto Ma il direttore del settimanale. Luigi Vicinanza, ha di nuovo confermato: «II colloquio esiste e risale al 2013.1 nostri cronisti a Palermo l'hanno ascoltata e ne hanno verificato l'autenticità con diverse fonti di tutti gli ambienti investigativi. E dopo l'arresto di Tutino, avvenuto il 29 giugno scorso, l'autenticità di quella conversazione è stata nuovamente verificata». Di quell'intercettazione imbarazzante, per Crocetta, nei salotti e nei palazzi del potere palermitani si parlava da tempo. Ne era venuta al corrente la stessa Borsellino. E il presidente della commissione sanità dell'Ars, Giuseppe Digiacomo, rivela «di averne chiesto conto e ragione al governatore già una settimana prima della pubblicazione della notizia. Ma Crocetta m'ha giurato di non avere mai sentito una bestialità del genere». Ma il Pd siciliano, per voce del segretario Fausto Raciti, «prende atto» della smentita della Procura e rinnova il sostegno al governatore Crocetta: «Ci sono tanti problemi politici, continueremo a essere critici se serve con il presidente. Ma la politica è un conto e intercettazioni di dubbia provenienza sono tutt'altro». Raciti si dice "perplesso" per il fatto di non aver sentito Renzi in queste ore: «L'ho cercato ma non sono riuscito a parlargli. Sarebbe stata opportuna una consultazione». Al Na2areno, in realtà, al di là dell'intercettazione della discordia, sono tutt'altro che entusiasti dell'azione politica di Crocetta e da tempo si ipotizza una conclusione anticipata della legislatura. Ð sottosegretario Davide Faraone, uno dei siciliani più vicini al premier, non arretra in ogni caso sul giudizio: «Prima c'era l'antimafia di Mattarella e di Borsellino, ora c'è un'antimafia da operetta. Pur volendo tralasciare il caso specifico, credo che questo sistema sia entrato in crisi». E Crocetta, dopo le lacrime di giovedì, chiede di essere lasciato in pace: «Sono ancora scosso, volevano uccidermi con i dossieraggi ma non ci sono riusciti. Il mio futuro? Prenderò una decisione a mente lucida perché non voglio coinvolgere i siciliani in scelte fatte sull'onda emotiva». Rimane autosospeso. Crocetta e oggi non andrà a commemorare con Mattarella la strage di via D'Amelie. 
Al suo posto Baldo Gucciardi: proprio l'assessore che ha preso il posto di Lucia Borsellino.