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venerdì 31 luglio 2015

ECO della BRIGNA nn. 105-106. Rivista edita a Mezzojuso a cura di Don Enzo Cosentino
































Contessa Entellina. La nuova teoria economica: Più si deprime l'economia agricola e più arricchisce il Comune-Ente

Si è riunito, due sere fà, il consiglio comunale di Contessa Entellina con all’ordine del giorno la determinazione delle aliquote dei tributi comunali relative all’anno 2015.
L’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Sergio Parrino, ha proposto di far rimanere invariata la tassa Imu sugli immobili e le altre tasse -rifiuti compresi-. mentre per quanto riguarda l’Imu agricola ha proposto di elevare l’aliquota dal 7,60 per mille di un ulteriore 1,5 per mille.
Un piccolo regalo  alla depressa economia paesana di Contessa Entellina che pagherà un po’ di più rispetto allo scorso anno per consentire alla Giunta di poter "regolarmente" riscuotere l'indennità di carica.
Qualcuno sussurra che l'Amministrazione ha usato furbizia nella decisione: "il territorio di Contessa è in mano prevalentemente agli estranei e perciò facciamo pagare loro. 
I soldi li spendiamo noi di Contessa (resta sottinteso)".
Che sia vera o meno questa filosofia sottesa alla decisione è palese la "miopia" di chi ci amministra. Pensare che l'imprenditore agricolo residente a Bisacquino o a Santa Margherita Belice sia un soggetto da "spremere" implica una sottocultura da Medio Evo e la mancanza di conoscenza degli effetti socio-territoriali dei "bacini agricoli".
Se fosse vera il sussurro di piazza verrebbe fuori che nel 2015 l'economia di un territorio depresso come quello di Contessa si misura sulla base dei titoli di proprietà e ritenendo non meritevoli di tutela gli eventuali imprenditori residenti anagraficamente altrove. 

Hanno detto ... ...

GIANNI RIOTTA, giornalista
I dati che ieri lo Svimez, storico centro studi sul Mezzogiorno, ha fornito, mi hanno lasciato senza fiato. Il lavoro nel Sud è ai livelli del 1977, quando io cercavo un'occupazione.
Le nascite sono declinate al livello di metà Ottocento, gli anni di Garibaldi, dei Mille e dell'Unità d'Italia. Ci sono 700.000 disoccupati in più dai giorni della crisi 2008, tra le donne la disoccupazione è più alta che in Grecia e, per dirla semplicemente, il nostro Mezzogiorno se fosse indipendente sarebbe nei guai assai più di Atene.
Poche aziende di eccellenza non bastano a risollevare un quadro fosco. Meno turisti che le Baleari, in Sicilia spesso meno che in un centro della Riviera Romagnola. La classe politica dirigente divisa, litigiosa, mediocre. I migliori giovani con la valigia appena possono verso il Nord, l'Europa, gli Usa, l'Australia. Nessuno parla di questa emergenza, in tv è difficile imporla, l'ex premier Romano Prodi dice "nessuno in Italia si commuove più per il Sud", come se ci fossimo tutti rassegnati, al Nord con scetticismo, al Sud con rabbia.

E tutto questo al netto della malavita organizzata che non cede di un pollice.
Di chi è la colpa? Spesso si ricordano le cause lontane, lo sfruttamento e la cupidigia dei Borboni, un Regno d'Italia che con i Savoia ha perpetuato la pratica neocoloniale, mancanza di risorse, l'emigrazione, arretratezza culturale, il logoro "familismo amorale" di Banfield (quando manca lo Stato, o è ostile, è naturale, al contrario di quel che credeva Banfield stringersi alla comunità più prossima, la famiglia: Grossman spiega che lo stesso accadeva nell'Urss di Stalin). Spesso si cita, a ragione, il freno velenoso imposto dalle mafie.
Eppure, dopo 70 anni di riforme agrarie, investimenti a pioggia da Roma e Bruxelles, welfare, assunzioni pubbliche, spesa ingente per infrastrutture che -come dimostra l'artista Andrea Maso nel suo studio su "Incompiuto siciliano" non vengono ultimate-, queste spiegazioni, scuse direbbe qualcuno, non bastano più. 


giovedì 30 luglio 2015

Mezzogiorno d'Italia. Altro che Grecia .... è Magna Grecia

Dice ANTONIO POLITO
Mentre salvavamo la Grecia, il Mezzogiorno d'Italia è uscito dall'Europa. E quel che è peggio è che non sembra fregare a nessuno.

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L'Italia è un Paese diviso e diseguale, dove il Sud è la deriva e scivola sempre più nell’arretramento con una crescita inesistente e le nascite al minimo da 150 anni. 
È questa la drammatica fotografia contenuta nel Rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno.  

PEGGIO DELLA GRECIA  
Nel 2014 per il settimo anno consecutivo il Pil del Mezzogiorno è ancora negativo (-1,3%) e il Pil pro capite tra Centro-Nord e Sud nel 2014 ha toccato il punto più basso degli ultimi 15 anni, con il 53,7%. 
Secondo il rapporto «dal 2000 al 2013 il Sud è cresciuto del 13% la metà della Grecia che ha segnato +24%: oltre 40 punti percentuali in meno della media delle regioni Convergenza dell’Europa a 28 (+53,6%)».  

In termini di Pil pro capite, il Mezzogiorno nel 2014 è sceso al 53,7% del valore nazionale, un risultato mai registrato dal 2000 in poi. 
Lo scorso anno infatti quasi il 62% dei meridionali ha guadagnato meno di 12 mila euro annui, contro il 28,5% del Centro-Nord. Nel dettaglio a livello nazionale, il Pil è stato di 26.585 euro, risultante dalla media tra i 31.586 euro del Centro-Nord e i 16.976 del Mezzogiorno. A livello di regioni il divario tra la più ricca, Trentino Alto-Adige con oltre 37 mila euro, e la più povera, la Calabria con poco meno di 16 mila euro, è stato di quasi 22 mila euro, in crescita di 4 mila euro in un solo anno. 

Colpisce la frenata nelle nascite. 
Svimez spiega come nel 2014 al Sud si siano registrate «solo 174 mila nascite, livello al minimo storico registrato oltre 150 anni fa, durante l’Unità d’Italia». 
Il Sud, avverte il rapporto «sarà interessato nei prossimi anni da un stravolgimento demografico, uno tsunami dalle conseguenze imprevedibili». «Il Sud è quindi destinato a perdere 4,2 milioni di abitanti nei prossimi 50 anni, arrivando così a pesare per il 27,3% sul totale nazionale a fronte dell’attuale 34,3%», sottolinea il rapporto.  

“DESERTIFICAZIONE INDUSTRIALE”  
Dal 2008 al 2014 il settore manifatturiero al Sud ha infatti perso il 34,8% del proprio prodotto, contro un calo nazionale del 16,7% e ha più che dimezzato gli investimenti (-59,3%), tanto che nel 2014 la quota del valore aggiunto manifatturiero sul Pil è stata pari al Sud solo all’8%, ben lontano dal 17,9% del Centro-Nord. 
Dato che fa il paio con la caduta delle esportazioni che in nel Centro-Nord salgono del 3% e al Sud crollano del 4,8%. Ecco perché «il Sud è ormai a forte rischio di desertificazione industriale, con la conseguenza che l’assenza di risorse umane, imprenditoriali e finanziarie potrebbe impedire all’area meridionale di agganciare la possibile ripresa e trasformare la crisi ciclica in un sottosviluppo permanente. 

OCCUPATI, IL LIVELLO PIU’ BASSO DAL 1977  
«Il numero degli occupati nel Mezzogiorno, ancora in calo nel 2014, arriva a 5,8 milioni, il livello più basso almeno dal 1977, anno di inizio delle serie storiche Istat». «Tornare indietro ai livelli di quasi quarant’anni fa testimonia, da un lato, il processo di crescita mai decollato, e, dall’altro, il livello di smottamento del mercato del lavoro meridionale e la modifica della geografia del lavoro» si legge nello studio che sottolinea come i 6 milioni siano anche una quota psicologica. 
Il tasso di disoccupazione arriva nel 2014 al 12,7% in Italia, quale media tra il 9,5% del Centro-Nord e il 20,5% del Sud. Nel 2014 i posti di lavoro in Italia sono cresciuti di 88.400 unità, tutti concentrati nel Centro-Nord (133 mila), mentre il Sud ne ha persi 45 mila.  

SULL’ORLO DELLA POVERTA’  
Rimane il dato che tra il 2008 e il 2014 delle 811 mila persone che in Italia hanno perso il posto di lavoro ben 576 mila sono residenti a Sud. 
Situazione difficile in particolare per le donne che, tra i 15 e i 34 anni sono occupate al Sud solo una cinque. 
Per quello che riguarda i giovani Svimez parla di una «frattura senza paragoni in Europa»: il Sud negli anni 2008-2014 ha perso 622 mila posti di lavoro tra gli under 34(-31,9%) e ne ha guadagnati 239 mila negli over 55, con un tasso di disoccupazione under 24 che raggiunge il 56%. 
Questa situazione porta a credere che studiare non paghi più, «alimentando così una spirale di impoverimento del capitale umano, determinata da emigrazione, lunga permanenza in uno stato di disoccupazione e scoraggiamento a investire nella formazione avanzata». Tutto questo si riflette nel rischio povertà che coinvolge una persona su tre al Sud e solo una su dieci al Nord. 
La regione italiana con il più alto rischio di povertà è la Sicilia (41,8%), seguita dalla Campania (37,7%) ma in generale al Sud è aumentata rispetto al 2011 del 2,2% contro il +1,1% del Centro-Nord.  

Pensionati. Per le fasce più basse in agosto arrivano i rimborsi

In agosto 4,4 milioni di pensionati, che percepiscono un assegno compreso tra 3 e 6 volte il minimo, riceveranno gli arretrati della mancata rivalutazione del biennio 2012-2013. 
Sarà rimborsata parte dell'indicizzazione persa nel periodo 2012-2015 per effetto delle disposizioni contenute nel  'Salva-Italia' di fine 2011, quello a firma Monti-Fornero.
Inoltre, sempre da agosto e per il futuro, verranno aggiornati gli importi degli assegni. 
Gli effetti nelle tasche dei pensionati saranno limitati perché il meccanismo di calcolo, piuttosto complesso, prevede il riconoscimento di una rivalutazione parziale, il 40% di quanto dovuto per le pensioni oltre 3 e fino a 4 volte il trattamento minimo; il 20% oltre 4 e fino a 5; il 10% oltre 5 e fino a 6 e un'ulteriore parziale valorizzazione degli incrementi ora riconosciuti per il biennio 2012-2013 che costituiscono la base per la rivalutazione degli anni seguenti e per il futuro. 

Sinistra italiana. Il Pd corre a destra ad occupare gli spazi berlusconiani, Sel naviga nel mondo dei sogni e manca il Partito della Sinistra

Alcuni commentatori sui giornali di questa mattina ritengono incomprensibile, un capitombolo, la scelta del renziano PD di salvare il senatore alfaniano Azzolini. 
Una scelta effettuata sul terreno delicato, quello che un tempo si sarebbe definito della «questione morale». 
Il Senato ha detto no alla richiesta d’arresto per il senatore Azzollini e la base Pd  (base ? viene da chiedere, perchè esiste nel Pd ancora una base ?)- e i leader della minoranza interna - contestano ai vertici del partito di aver cambiato la posizione sostenuta in Giunta per le autorizzazioni (sì all’arresto) in una pilatesca «libertà di coscienza», i cui effetti ora sono sotto gli occhi di tutti. 
In realtà il Pd renziano non ha sorpreso nessuno. Esso è ormai in tutto e per tutto il partito della destra (moderata ?) italiana. Berlusconi è passato finalmente a godersi i suoi miliardi e Renzi ne prosegue la politica. 
Nessuna sorpresa, quindi.

Quei giornali, dalla La Stampa, al Corriere, a La Repubblica che ritengono sbagliata e poco comprensibile, per un partito che - in altre occasioni - ha chiesto e ottenuto dimissioni di ministri addirittura nemmeno indagati (Lupi), in realtà fingono di ignorare che Renzi sta per sistemare il suo (personale) partito in tutti gli angoli e gli spazi del centro-destra che fu berlusconiano. 
E' ormai più che palese, dietro occasione (dal caso-Crocetta alla vicenda di Mafia Capitale), che è andata perduta  l’identità del Pd, partito di centro-sinistra e aderente al Pse. 
Con tanti ringraziamenti da parte di Lega e M5S che intravedono praterie lasciate libere e che, prima o dopo, sanno daranno vita ad un partito, l'ennesimo, della Sinistra.   

mercoledì 29 luglio 2015

Uomini, fatti, eventi. Come li ricordiamo oggi

29 Luglio
A Roma il 29 luglio 1942 viene fondato il Partito d’Azione ad opera di gruppi repubblicani e liberalsocialisti; il nome riprende quello del Partito d’Azione di Giuseppe Mazzini. 
Movimento ispirato al liberalsocialismo di Pietro Gobetti, tra i suoi fondatori figurano numerosi militanti di Giustizia e Libertà (1929-1940), tra i quali Ferruccio Parri, Ugo La Malfa, Emilio Lussu, Riccardo Lombardi. 
Vi si trovano uomini formatisi nella cospirazione, nella galera, nelle trincee di Spagna e studiosi la cui vita si è svolta nelle biblioteche e nelle accademie, liberali alla Cavour e bolscevichi ravveduti, riformisti e rivoluzionari, protestanti e cattolici: le loro biografie costituiscono la sintesi della migliore storia d’Italia.

ll primo Partito d’Azione italiano fu fondato da Giuseppe Mazzini nel 1853 e sciolto nel 1867. Tra i suoi obiettivi c’erano le elezioni a suffragio universale, la libertà di stampa. Al partito d’Azione mazziniano s’ispirarono in seguito il pensiero politico di Piero Gobetti e Carlo Rosselli, il Partito Repubblicano Italiano.
Il Partito d’Azione rinacque appunto nel luglio del 1942; i suoi membri furono chiamati “azionisti” e il suo organo ufficiale era “L’Italia libera“.
Le radici del partito vanno viste soprattutto nel movimento clandestino antifascista di Giustizia e Libertà, fondata dai fratelli Rosselli con l’intenzione di riunire tutto l’antifascismo non comunista e non cattolico, che si era riunito prevalentemente in Francia. 

Il movimento subì dure persecuzioni da parte della polizia fascista e dell’OVRA. Dopo la caduta di Mussolini e l’invasione nazista dell’Italia, i membri di Giustizia e Libertà organizzarono bande partigiane e parteciparono alla Resistenza.
Il partito si proponeva come scopo principale la realizzazione di un progetto di equità, accompagnato dalla giustizia sociale e dalla fede incrollabile nella democrazia e nella libertà. Aveva inoltre come ideali l’europeismo. Sentiva inoltre la necessità di costituire una formazione politica antifascista, a metà strada fra la Democrazia Cristiana definita immobilista e il Partito comunista, con i quali gli azionisti discordavano riguardo alla proprietà privata.
Il 4 giugno 1942, durante la riunione costitutiva del partito, vennero elaborati i rinomati sette punti contenenti le indicazioni di massima di un futuro ordinamento riformatore;

  • Costituzione di una repubblica parlamentare con classica divisione di poteri
  • Decentramento politico-amministrativo su scala regionale (Regionalismo)
  • Nazionalizzazione dei grandi complessi industriali
  • Riforma agraria (revisione dei patti colonici)
  • Libertà sindacale
  • Laicità dello stato e separazione fra Stato e Chiesa
  • Proposta di una federazione europea dei liberi stati democratici
Aderirono al Partito d’Azione, dopo aver fondato nel 1943 il Movimento Federalista Europeo, Ernesto Rossi e Altiero Spinelli
Il P.d’A. fu uno dei sette partiti del Comitato di Liberazione Nazionale.
Finita la guerra, il P.d’A. partecipò alle trattative per la nascita di un governo d’unità nazionale che guidasse la ricostruzione democratica ed economica dell’Italia. 
Nel giugno del 1945 ottenne la Presidenza del Consiglio con Ferruccio Parri, presidente del partito e già vice-comandante del Corpo Volontari della Libertà. Fu questo il momento di massimo consenso e potere per il P.d’A, anche se già con la caduta del governo Parri nel novembre ’45 iniziava l’inesorabile declino.
Al primo congresso del febbraio 1946 emersero chiaramente le divisioni interne al P.d’A.: il partito approvò l’adesione alla costituenda Assemblea Costituente ma poi le divisioni fra le due correnti principali esplosero;  le elezioni del 2 giugno 1946 furono un fallimento: ottenne solo l’1,5% dei voti e 7 eletti.
Nell’aprile del 1947 il partito, privo di una strategia in grado di ridurre il distacco con le masse che il risultato delle elezioni aveva messo in evidenza, si sciolse. I suoi membri aderirono soprattutto al Partito socialista, altri al Partito Socialista Democratico Italiano o al Partito repubblicano, pochi altri entrarono nel Partito comunista. In seguito, alcuni di essi (per es. Valiani, Ernesto Rossi) furono fra i fondatori del Partito Radicale.

L'ingiustizia diffusa. La casta dei politicanti si giudica da sè; i cittadini -come in tutto il mondo- vengono giudicati dai magistrati

Il Senato della Repubblica ha respinto con 189 no, 96 sì e 17 astenuti la proposta della Giunta delle immunità favorevole alla richiesta della magistratura di Trani degli arresti domiciliari per Antonio Azzollini, senatore del nuovo Centro Destra ed ex-presidente della commissione Bilancio di Palazzo Madama, coinvolto nella vicenda della casa di cura Divina Provvidenza
L’Assemblea si è espressa con voto segreto, richiesta fatta ovviamente dal partito di Angelino Alfano e appoggiata  dal neo-gruppo filo renziano di Verdini. 
Il capogruppo del PD, Luigi Zanda, ha chiarito che avrebbe preferito lo scrutinio palese, perché quello segreto “è diventato un’arma politica, troppo spesso usata strumentalmente. Questo rende molto difficile interpretare correttamente questo voto”.  
In aula Azzollini aveva spiegato: “Contro di me solo fumus persecutionis, basta leggere le carte”.  Soddisfatto per il responso Maurizio Lupi, capogruppo di Area popolare alla camera.

La politica. Certo che viene voglia di dire: che schifo ! Però ...,

1) Oggi Azzollini è stato graziato dal Partito Democratico. 
2) Oggi l'aeroporto di Fiumicino è di nuovo in tilt per un incendio. 
3) Oggi decine e decine di politicanti di destra e di sinistra -stando alle statistiche di lungo termine- hanno rubato decine di milioni di denaro pubblico.

Come fanno in tanti a dire menefrego della politica?

martedì 28 luglio 2015

Lavoratori Forestali. Trovati i fondi per completare l'anno


La riflessione di Gjovalin ... 28.07.2015

Il piccolo e miserabile mondo
Mafia Capitale ci dà l’idea di come capi partito (capi bastone) delle varie zone di Roma, coloro che controllano i voti di quartiere, lucravano migliaia di euro al mese. 
Uno squallido amministratore qualunque al vertice di una azienda partecipata si è potuto permettere di chiedere centomila euro come tangente in cambio di uno spazio pubblico.

l'Interrogativo
Come trattenersi dal dire che la diffusione del benessere e delle opportunità non avviene né per meriti né con criteri equilibrati.
Di fronte a maggioranze che si contendono briciole, una minoritaria elite della società gode di agi oltraggiosi e con extraterritorialità giuridiche di fatto. 
Queste minoranze, è inutile nasconderlo, sono le stesse che detengono nelle sedi appropriate persino il potere legislativo, nel loro esclusivo interesse.
Il famigerato governo del popolo, in realtà non ha (forse mai) espresso il meglio della propria classe dirigente, degenerando ora nel populismo chiacchierone, che guadagna consenso con promesse non mantenibili, ad opera di uomini mediocri come (non scordiamocelo) la maggioranza che li vota, e navigati abbastanza per sapere che la verità elettoralmente non rende.
In molti paesi “liberi”, la democrazia ha snaturato le sue origini, trasformandosi nel culto della biografia di un leader: da noi il fenomeno è solo amplificato dalla debolezza del parlamento, che sostiene supinamente il potentato  berlusconiano ieri e quello renziano oggi, dotati di risorse e soluzioni altrove non ammissibili.

Malata la politica, non migliori sono le condizioni dell’economia, la cui genesi patologica ha origini piuttosto antipatiche da ricordare.
Nessun paese ricco al mondo, potrebbe mantenere il proprio standard di vita usando solo il proprio lavoro, le proprie risorse o scambiandole equamente con altri.
Il condiviso trucco del denaro, che diffonde inflazione nei paesi poveri ed acquista da essi beni sottocosto, rappresenta la fonte di stabilità.
Un gioco vecchio quanto gli imperi della storia: i Romani scambiavano le monete con risorse alimentari provenienti dalle province; chi si lamentava per l’inganno veniva invaso dalle legioni, che oggi si chiamano portaerei, bombardamenti all'anti-Gheddafi o all'anti-Saddam.
Diciamoci la verità: l’abbondanza di alcuni è da sempre garantita dall’indigenza di altri.
Questa è solo la storia del mondo misurata nei rapporti di forza, un cieco e naturale egosimo, ma in in realtà, c’è persino di peggio.

Frederick Nietzche
Egli lucidamente, individua nella soddisfazione non dei bisogni ma dei peggiori appetiti dell’egoismo, l’energia che muove l’insaziabile motore dell’economia mondiale.
Anche ora in tempi di crisi, la percentuale di spesa individuale per i bisogni primari, è una modesta frazione del totale, contrariamente a quanto avveniva negli anni del boom economico, ricordato come età dell’oro.
Nelle dirompenti affermazioni del filosofo, c’è tutta la coerenza del suo percorso speculativo, tendente a risolvere l’eterna contraddizione tra etica e successo, che già Platone inquadrava nello scontro tra il bene ed il necessario, e che i moralisti hanno ridotto a quella tra bene e male.

Il nemico del bene che così difficilmente riusciamo ad esprimere, risiede nella necessaria priorità dei nostri personali interessi, ogni essere vivente ne risulta imprigionato, essi sono il principale impedimento della giustizia.
Da duemilacinquecento anni ne siamo coscienti e tuttavia ogni pedagogia incoraggia ad essere forti, vincenti e giusti, come nelle nostre spettacolari fiction.
Proprio in questa lacuna, si infila il genio di Nietzche, che esalta anziché reprimere, la vittoria dell’egoismo sui valori etici.
Egli rovescia la prospettiva di ricerca, non considerando la convenienza e la forza  come difetti, ma anzi elevandole ad unico valore,  chiamandole  volontà di potenza.

Gli argomenti che propone costituiscono una formidabile tentazione per chiunque, ieri come oggi.
L’etica secondo lui è solo una illusione, una disperata risorsa psicologica escogitata dai deboli, con cui cercare riscatto per sopportare  le sconfitte, cercando vendetta nell’infelicità dei forti.

Con la stessa determinazione nella distruzione dell’etica, il filosofo tedesco si impegna con violenza inaudita nella negazione del cristianesimo, che ancora una volta, individua giustamente contestuale al bene, il principale avversario delle sue tesi.
Megalomane come molti grandi, credeva di poter sradicare il pensiero cristiano dall’Europa, con la forza delle parole contenute nei suoi scritti, cercando per questo fine finanziamenti.
L’ambizioso progetto di cancellare quanto sedimentato nei millenni non ebbe successo, ma i danni  furono comunque incalcolabili.
Buona parte della spietata efferatezza con cui le armate di Hitler terrorizzarono il mondo, derivava anche dalle convinzioni maturate leggendo le sue pagine.

lunedì 27 luglio 2015

Hanno detto ... ...

ALDO CAZZULLO, editorialista del Corriere della Sera

Purtroppo il massacro mediático che da 48 ore il giornale più famoso del mondo sta conducendo ai danni della capitale e del Paese non è fondato solo su pregiudizi; è alimentato dalle immagini che i lettori mandano al New Yoric Times per avvalorare l'idea della sporcizia, dell'inefficienza, del degrado estetico e morale. 

Forse i conducenti della metropolitana peggiore d'Europa che si fermano a singhiozzo, i piloti che bloccano gli aerei Alitalia, i custodi che chiudono il Colosseo e Pompei per assemblea non hanno compreso che simili atteggiamenti sono incompatibili con il ruolo dell'Italia nel mondo globale. Per rivendicare diritti e salari si deve cercare la comprensione dei concittadini, non esasperarli. E l'immagine di Roma e dell'Italia all'estero non è solo questione di orgoglio nazionale. 

Purtroppo questo non l'ha capito neppure Ignazio Marino. Anche l'incapacità di risolvere un'impasse politica che si trascina da mesi è il metro della crisi del Paese. Il sindaco appare in fa se confusionale. In realtà ha davanti a sé solo due strade: o costruisce una nuova giunta di alto livello, senza cedere agli interessi dei gruppi di pressione e dei comitati d'affari; oppure si dimette. Ma la partita che si decide in questi mesi va oltre il destino di una giunta e di una città. Sono la funzione e il futuro del Paese a essere in discussione. E non soltanto perché chance come l'Expo e il Giubileo non torneranno. I tesori italiani non sono stati certo scoperti adesso. Ma oggi più che mai sono preziosi. Perché nel mondo globale non è mai stata tanto forte la domanda di bellezza, di cultura, di arte, di storia, e anche del genio, dei saperi, della creatività con cui la bellezza è stata prodotta. L'Italia che percepisce il turismo come rendita anziché come servizio, che non investe sul recupero e la valorizzazione dei suoi beni, che chiude Fiumicino prima per un banale incendio divenuto devastante rogo e poi per scioperi — a fine luglio —: è un'Italia non all'altezza di se stessa. 
Per fortuna c'è un'Italia diversa.


Dal Quotidiano Nazionale




























Si potrebbe cominciare con Rosario Crocetta e l'Assemblea regionale siciliana, con Ignazio Marino e il Consiglio comunale di Roma. Ma subito, prima che facciano altri danni e brucino nel falò delle loro vanità calamitose altri milioni di pubblici denari rendendo più impervio il compito dei commissari che dovranno sostituirli. Non c'entrano intercettazioni vere o false a Palermo, ne il processo a mafia capitale a Roma. Bastano le violazioni della Costituzione, delle norme comunitarie, delle sentenze dell'Alta Corte e dello stesso Statuto siciliano.

L'articolo 120 della Costituzione recita: «II Governo può sostituirsi a organi delle Regioni ...nel caso di mancato rispetto della normativa comunitaria, ovvero quando lo richiedono la tutela dell'unità giuridica o economica e, in particolare, la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti sociali e civili». E l'articolo 126: «Con decreto motivato del Presidente della Repubblica sono disposti lo scioglimento del Consiglio regionale e la rimozione del Presidente della Giunta che abbiano compiuto alti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge». Lo stesso Statuto siciliano (art. 8) prevede che «lo scioglimento anticipato dell'assemblea regionale può essere deciso dal governo nazionale previa deliberazione dei due rami del Parlamento per violazione persistente dello Statuto». Ebbene, violazioni della Costituzione, di leggi e di norme comunitarie hanno certamente compiuto tanto la Regione siciliana quanto il Comune di Roma che in contrasto con l'articolo 81 della Costituzione continuano a presentare bilanci che comportano «nuove e maggiori spese senza indicare i mezzi per farvi fronte» mentre non erogano servizi essenziali come i trasporti e la nettezza urbana per non parlar del resto che, nel caso siciliano, configura «il sistematico dissesto idrogeologico del territorio». L'esempio di una sanzione finalmente politica e non giudiziaria avrebbe effetti benefici a cascata. Secondo la Confcommercio, se tutte le regioni italiane si attenessero al livello di spese e di servizi della Lombardia - la più efficiente delle nostre regioni- ne deriverebbe, per lo Stato, un risparmio di 74 miliardi di euro all'anno. Poiché per portare tutti i servizi al livello della Lombardia occorrerebbe reinvestire 51 miliardi, in un solo anno potremmo comunque risparmiare 23 miliardi di sprechi. In un biennio fanno 46, cioè quanto il Governo stima di dover tagliare per ridurre di altrettanto le tante tasse che strangolano l'economia e la società italiane. Rimuovendogli amministratori che hanno violato la Costituzione con un 'azione esemplare proprio nelle aree più degradate dal malgoverno, Mattarella e Renzi sprigionerebbero l'esempio persuasivo e contagioso della forza di rigenerazione di una democrazia governante.

Con le immagini ... ... è più facile



Così parlò la ministra 
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Piero Messina e Maurizio Zoppi sono indagati
con l'accusa di "pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose,
atte a turbare l'ordine pubblico".

La Procura di Palermo indaga
sul caso Crocetta, o meglio
sulle presunte espressioni di Tutino
sull'ex assessore alla sanità.

Roma Capitale e Sicilia irrecuperabile. Il Pd finge (o immagina) che a porre alla guida degli inetti siano stati gli anti-pd

La riflessione facile facile

Le finte rivoluzioni di Crocetta e Marino sono due fallimenti speculari.
Due figure, verosimilmente oneste ma inette fino al midollo, poste lì perchè i disonesti possano continuare a fare ciò che da decenni hanno sempre fatto.
Il Pd consenziente.

Con le immagini ... ... è più facile


Gli sprechi nella Sanità sono sotto gli occhi di tutti
ma il governo liberista vede sprechi più nella
sanità che negli appalti pubblici.

A Renzi viene difficile capire come mai le opere pubbliche in Italia
costano più del doppio (o del triplo) che in Germania.

Si, al Pd dei ladroni del Mose di Venezia, di Expo 2015, di Mafia Capitale etc. etc.
viene difficile capire

domenica 26 luglio 2015

Con le immagini ... ... è più facile

Jade Helm 15: l'esercitazione militare che sta facendo
discutere negli USA.


Prove di legge marziale?
L’operazione si chiama “Jade Helm 15″, si terrà dal 15 luglio al 15 settembre in alcuni stati americani meridionali come Texas, New Mexico e California. Consisterà in un «enorme “gioco” bellico, con le forze speciali e altri corpi di alto livello impegnate a ricreare situazioni che potrebbero affrontare in paesi stranieri».

Uomini, fatti, eventi. Come li ricordiamo oggi

26 Luglio

Il Cardinale Roberto Belarmino il 26 luglio 1614 scrive all’Inquisitore di Modena, affinché vigili sui libri e le pubblicazioni della sua diocesi, vedendo che “di giorno in giorno va sempre più crescendo il numero de’ libri infetti e pernitiosi che specialmente nelle parti straniere.. si vendono e si stampano…è necessario che non si dormi…non manchi avisarne subito la S. Congregazione dell’Indice…”.

La lettera appartiene ad una fase avanzata della Controriforma. La Congregazione dell’Indice era stata istituita un quarantennio prima e le preoccupazioni del cardinale riguardano la diffusione sempre più ampia di libri eretici.


Dalle attive stamperie di Leida, Amsterdam, Basilea, Francoforte, Londra e Lione si diffondevano in Europa audaci novità religiose, e Bellarmino dichiara l’impotenza della Chiesa ad arrestare una sempre più libera circolazione dei libri e delle idee. Con sgomento il cardinale, uomo di chiesa tra i più tragicamente rigidi della sua epoca, vedeva un’Europa frantumata in confessioni diverse e stabilmente definitive. Si poteva continuare a parlare di cristianità, ma la realtà era profondamente mutata.
Con realismo, il Cardinale prendeva atto che l’opera di argine “contro le incarnazioni di Satana” non poteva essere più svolto in tutta Europa, ma “in queste nostre parti d’Italia”. In questo realismo, nella presa d’atto di un fallimento culturale, consiste la novità della lettera inviata all’Inquisitore di Modena.


Roberto Bellarmino (1542-1821) a diciotto anni entrò nella Compagnia di Gesù che lo fece studiare dapprima a Roma poi a Lovanio. In quest’ultima sede conobbe approfonditamente le dottrine riformistiche e divenne noto predicatore.
Ordinato sacerdote, scrisse le “Le Controversie del Cristianesimo“, massima opera della dottrina cattolica contro le tesi riformistiche.
Il suo nome è legato a tutti le più importanti questioni dottrinali e politiche del suo tempo (processi a Giordano Bruno e Galileo).
Egli fece parte della commissione finale per la revisione del testo della Vulgata
Questa revisione era stata oggetto di una specifica richiesta del Concilio di Trento, per controbattere le tesi protestanti; i papi posttridentini avevano operato per questo compito alacremente, portandolo quasi a realizzazione completa.
Sisto V, per quanto non dotato di competenze specifiche in materia biblica, aveva introdotto delle modifiche al Sacro Testo in modo eccessivamente leggero e rapido, con vistosi errori. Per accelerare i tempi aveva comunque fatto stampare questa edizione e in parte la fece distribuire con il proposito di imporne l’uso con una sua bolla. Tuttavia morì prima della promulgazione ufficiale e i suoi immediati successori procedettero subito a togliere dalla circolazione l’edizione errata per farne una corretta. 
Il problema consisteva nell’introdurre un’edizione più corretta senza però screditare inutilmente il nome di Sisto V.
Bellarmino propose che la nuova edizione dovesse portare sempre il nome di Sisto V, con una spiegazione introduttiva secondo la quale, a motivo di alcuni errori tipografici o di altro genere, già papa Sisto aveva deciso che una nuova edizione dovesse essere intrapresa.

Hanno detto ... ...

Il mistero (non mistero) delle intercettazioni resta.
ANTONIO DI PIETRO, ex magistrato bravo, ex politicante da strapazzo
“Se l’intercettazione su Crocetta non esiste o non è dimostrabile che sia vera, l’Espresso evidentemente si è fatto abbindolare da qualcuno che gli ha rifilato un bidone. Quindi,l’Espresso deve chiedere scusa, chiudere e il suo direttore deve venire a zappare la vigna con me

ANTONIO POLITO, editorialista del Corriere della Sera
Viva la libertà di informazione, viva le registrazioni rubate


GIUSEPPE PIPITONE, giornalista de Il Fatto Quotidiano
La scalata di Renzi al Pd, …, passa anche dall’annessione dei vari cacicchi, i signori delle tessere che in passato hanno fatto la fortuna di Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo. E mai una volta, il premier si è espresso sull’argomento. Non lo ha fatto alle primarie, quando in Sicilia si era scoperto renziano persino Marco Zambuto, ex sindaco di Agrigento, democristiano fin da quando girava con lecca lecca e grembiulino, cresciuto nell’Udc di Cuffaro, poi fulminato sulla via della Leopolda, e quindi regista delle disastrose primarie Pd – Forza Italia nella città dei Templi.
Dai ras di Cuffaro ai cacicchi di Lombardo: tutti con Renzi
Nessuna parola era stata spesa dal premier nemmeno nei mesi scorsi, quando per trasformare il Pd in partito a vocazione maggioritaria, il fido Faraone era stato costretto ad aprire le porte delle sezioni. “Io dico no a un modello chiuso: ci vuole un atteggiamento aperto, senza avere paura. La nostra ambizione deve essere quella di allargare l’orizzonte”, aveva detto il sottosegretario all’Istruzione. E in pochissimi giorni le stesse facce che avevano animato a suon di voti i governi di Cuffaro, Lombardo e Berlusconi si erano scoperti a loro agio tra gli eredi di Pio La Torre.

Democratico era diventato Nello Dipasquale, sindaco di Ragusa con Forza Italia per due mandati, che fino al 2012 definiva “uno schifo” il Pd di Bersani. “Io non sono cambiato: ero democristiano in Forza Italia, sono democristiano qui” spiegava il diretto interessato alla Leopolda siciliana messa in piedi da Faraone e subito ribattezzata Faraona.
Un evento che aveva mostrato alla Sicilia quale fosse il “partito aperto” che avevano in mente Faraone e Renzi sull’Isola. “Abbiamo la stessa forza del centro destra nel 2001, ai tempi del 61 a 0″ gongolava il luogotenente renziano. E in effetti, il Pd siciliano oggi non solo ha la stessa forza della casa delle Libertà del cappotto berlusconiano ma quasi anche le stesse facce. A cominciare daAlberto Firenze, organizzatore dell’evento, presidente dell’Ersu Palermo ed in passato consigliere comunale di Forza Italia a Castelvetrano. Ma a fare festa al viceré democratico alla Faraona c’erano anche Adelfio Elio Cardinale, ex sottosegretario alla Salute nel governo di Mario Monti, intimo di Renato Schifani, e il rettore dell’Università di Palermo, Roberto Lagalla, vicino ad Angelino Alfano, in passato assessore alla Sanità di Cuffaro.

Viene da dire:
Pure a Contessa è così.