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venerdì 12 giugno 2015

Hanno detto ... ...

FERRUCCIO DE BORTOLI, già direttore del Corriere della Sera
Il no alle richieste di dimissioni del sottosegretario Castiglione e il probabile sì alla richiesta d'arresto di Azzollini mal si conciliano

MAURO DEL BUE, direttore di Avanti!
C’era una volta il Pci. Partito serio, disciplinato che, pur prospettando la berlingueriana questione morale, prendeva soldi dall’Urss e anche dai piani regolatori. Solo che aveva funzionari scrupolosi, silenziosi, quasi misteriosi. Come Greganti, che non parlava nemmeno se torturato.
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L'ex bracci destro del
buonista
Walter Veltroni
Uno di loro non parlava mai, nemmeno con la moglie. Se gli chiedevi il nome si girava circospetto perché non lo sentisse nessuno e magari ti chiedeva se volevi il nome vero o quello di battaglia. Che era poi il nome da partigiano. Un nome che ricordava una saetta, un fulmine, un tuono. O un’evocazione mitologica, come quella di Enea o Ulisse. Il Pci era un partito che ha segnato l’epopea della politica coi suoi valori, le sue liturgie, i suoi misteri, i suoi silenzi, appunto.
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Oggi il caso Roma segnala l’esistenza di un altro partito, chiacchierone, arruffone, come già si è detto, “alla vaccinara”. 
Tutti parlano e si vantano. Scambiandosi battute da trattoria fuori porta. “Ce stamo a magnà Roma” o “La mucca va fatta magnà se vuoi mungerla”. Tutto è comparato con i piatti tipici della cucina romanesca. È una corruzione all’ammatriciana. Condita con olio, peperoncino e sarcasmo. Qua e là anche con uno sconcertante moralismo: “Quello parlava di valori e poi se prende i sordi”. Naturalmente qui il finanziamento alla politica c’entra poco. Qui si intasca pè magnà. Sono coinvolti in tanti, assessori, consiglieri comunali, provinciali e regionali. Anche del Pd, appunto.