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lunedì 29 giugno 2015

Eparchia. Il bastone per appoggio ma anche per correggere.

Tutte le lingue sono liturgiche, soprattutto quella del popolo cui apparteniamo e che vogliamo servire e preservare.

Lunga vita al nuovo Eparca! 
Che usi il bastone per appoggio ma anche per correggere.
Cordialmente,
zef chiaramonte

L’INVOLUZIONE DELLA SPECIE
Darwin dovette superare grosse difficoltà nell’affermare la teoria dell’evoluzione.  I conti non gli tornavano, soprattutto quando dovette occuparsi di una tribù europea che chiamava se stessa arbëreshe. Pare che fossero propriamente albanesi che si erano trasferiti momentaneamente in Italia, in attesa di rientrare nelle loro terre. In Italia, intanto, versavano tutte le loro lacrime per compiangersi della sventura che li aveva colpiti. Tra di loro, improvvisati poeti riempivano con mesti versi grosse bottiglie lacrimatorie che affidavano alle onde del mare per farle giungere alle opposte rive.
Quando persero la speranza di poter rientrare, non smisero il pianto, anzi, lo incrementarono, sollecitando, così, le persone dabbene a fargli da balia. Balie importanti, però: papi, imperatori, re, cardinali, arcivescovi e vescovi-conte. Ma, come i bambini riottosi, essi non smisero i piagnistei e ancora oggi, dopo 550 anni di permanenza in Italia, continuano a lagnarsi. Hanno ottenuto, così, due Collegi di studi classici, con accesso gratuito, due Vescovi Ordinanti secondo la loro particolare tradizione ecclesiastica, divenuti poi Vescovi residenziali in due distinte eparchie e, infine, cattedre universitarie e una legge di salvaguardia della loro lingua parlata. Chapeau! Vuol dire che, tra chi si dedicava all’arte prefica, qualcuno emergeva in pensieri, in opere e in progetti.  Orbene, mentre al tempo di Darwin la confusione a riguardo derivava dal fatto di stabilire se ad evolversi fossero propriamente degli albanesi oppure dei greci, ora la confusione è aumentata di molto. Alcune comunità non parlano più l’albanese, ma si dicono greche, altre parlano l’albanese ma si dicono latine. I nuovi papades, ormai imborghesiti nella pancia e nello spirito, non avendo trovato una lingua comune per l’uso liturgico, hanno saltato tutti gli stadi intermedi e son passati d’amblé all’italiano, non tralasciando, però, inni e pontificali in greco. O, in onore del nuovo Eparca che viene dalla fine del mondo, preci in inglese. Sicché, quello che con termine spesso abusato, viene chiamato Popolo di Dio, meglio popolo bue, ha dovuto sorbire le due lunghe ufficiature di Professione e Giuramento, a Palermo, e di Ordinazione, a Piana degli Albanesi, dell’Eparca Giorgio Demetrio, senza poter udire neppure una sillaba nella propria lingua. Né potranno bastare le lodevoli frasi arbërisht pronunziate nell’omelia dall’Eparca di Lungro a riscattare l’involuzione della specie!
Carini, 29 giugno 2015                                                                       
zef chiaramonte