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domenica 21 giugno 2015

Con le immagini ... ... è più facile

La Grecia
è sull’orlo del crac:
che cosa succederebbe dopo?
 Le Borse hanno dato segni di sofferenza - non eccessivi per la verità; 
Milano è caduta del  5% dal 27 maggio. 
Esistono più scuole di pensiero. Da un lato c'è chi pensa che con 
una possibile uscita dall’euro Atene possa fare da apripista 
a un disfacimento della moneta unica e aprire alla catastrofe. 
Sembra per ora prevalere l’ipotesi di chi ritiene che un default greco 
sia del tutto scontato dai mercati, «al punto che qualcuno pensa che se la Grecia esce, 
esce un problema». 
In ogni caso nel breve termine è possibile che soffrano di 
più i titoli bancari, nonostante negli ultimi anni tutti gli Istituti abbiano alleggerito 
le proprie posizioni sui titoli di Stato.


Certo, per lo Stato Italiano tornerà il malessere denominato "spread", 
ma non dovrebbe essere del livell di quello di fine 2011, quando la crisi del nostro debito sovrano lo aveva sospinto a quota 500. 
Venerdì sera il differenziale tra il Btp decennale e il Bund tedesco si è 
assestato però a 154 punti base, ben oltre i minimi toccati grazie all’azione della Bce che da qualche tempo sforna carta (euro) senza fine, alimentando il malessere chiamato "inflazione". 

Per il momento si assiste da parte degli operatori 
a una ricerca di investimenti più sicuri, senza segnali di panico. 
In giro ci sono poche obbligazioni greche, soprattutto in Italia, che comunque rappresentano solo il 12% del debito di Atene. 
Il vero rischio, in caso di un crac con ritorno alla dracma, 
sarebbe per i bond dei Paesi periferici (l'Italia è fra questi), su cui - come argine - 
si intensificherebbero gli acquisti della Bce. 
Basterebbe questo tipo di aiuto ? 

L’Italia è il terzo maggior creditore della Grecia, 40 miliardi, 
dietro a Germania (60 miliardi) e Francia (46 miliardi). 
È questo il risultato degli apporti concretizzati non solo nei prestiti bilaterali, 
ma dovuti alla partecipazione al fondo «Salva Stati», alla Bce, all’Fmi. 
Secondo la Confindustria il default greco può danneggiare la crescita, ossia quella crescita che in Italia manca da otto anni.
Secondo Unimpresa il possibile effetto di un’uscita di Atene dall’euro sullo spread potrebbe addirittura pregiudicare gli equilibri di bilancio, giornalmente minacciato dagli sprechi che nn si riesce a tagliare, dalle ruberie dei politici di destra e di sinistra e dall'inettitudine di governanti ed amministratori
Recentemente il ministro dell’Economia Padoan 
ha detto che pure in caso di un’uscita di Atene dall’euro con rialzo di spread e rendimenti, 
l’Italia è molto più forte che nel 2012
anche grazie agli sforzi fatti che hanno 
ridotto la «componente di rischio specifica».