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sabato 30 maggio 2015

Uomini, fatti, eventi. Come li ricordiamo oggi

30 Maggio

Il 30 maggio 1778 muore a Parigi, all’età di 83 anni, François-Marie Arouet, più noto con lo pseudonimo di Voltaire.

E’ l’autore che, nella coscienza culturale settecentesca, così come in quella posteriore, meglio rappresenta i caratteri, gli ideali e i limiti dell’Illuminismo francese.
In lui, scrittore estremamente fecondo che sperimenta tutti i generi letterari convivono il filosofo, lo storico, il politico, il poeta e il romanziere. 

Tutte queste attività sono accomunate da uno spirito critico che oscilla tra la garbata ironia e il sarcasmo più corrosivo, soprattutto rivolto alla Chiesa cattolica (“schiacciate l’infame” era uno dei suoi motti) e ai pregiudizi in generale, che impediscono all’uomo di pensare con la sua testa servendosi della propria ragione.
Il problema che Voltaire principalmente si pone è l’esistenza di Dio, conoscenza fondamentale per giungere ad una giusta nozione dell’uomo. 
Egli vede la prova dell’esistenza di Dio nell’ordine superiore dell’universo, infatti così come ogni opera dimostra un artefice, Dio esiste come autore del mondo e, se si vuole dare una causa all’esistenza degli esseri, si deve ammettere che sussiste un essere creatore. Dunque Dio esiste e sebbene si trovino in questa opinione molte difficoltà, le difficoltà che si oppongono all’opinione contraria sono ancora maggiori.



Uno dei suoi maggior nemici fu la Chiesa cattolica; egli infatti tenta di demolire il cattolicesimo per proclamare la validità della religione naturale. La sua fede nei principi della morale naturale mira ad unire spiritualmente gli uomini al di là delle differenze di costumi e di usanze. Proclama quindi la tolleranza contro il fanatismo e la superstizione (che stanno alla religione come l’astrologia alla astronomia) nel Trattato sulla tolleranza (1763). Per liberare le religioni positive da queste piaghe è necessario trasformare tali culti, compreso il cristianesimo, nella religione naturale, lasciando cadere il loro patrimonio dogmatico e facendo ricorso all’azione illuminatrice della ragione.




Dal cristianesimo Voltaire accetta l’insegnamento morale, ovvero la semplicità, l’umanità, la carità, e ritiene che voler ridurre questa dottrina alla metafisica significa farne una fonte di errori. Più volte infatti, elogiando la dottrina cristiana predicata da Cristo e dai suoi discepoli, addebiterà la degenerazione di questa in fanatismo, alla struttura che gli uomini hanno dato alla chiesa.
In generale Voltaire ha rappresentato l’Illuminismo, con il suo spirito caustico e critico, il desiderio di chiarezza e lucidità, il rifiuto dei pregiudizi e del fanatismo superstizioso, con una ferma fiducia nella ragione, ma senza inclinazioni eccessive all’ottimismo e alla fiducia nella maggior parte degli individui.
A questo riguardo è esemplare il romanzo satirico Candide (1759), ove Voltaire si fa beffe dell’ottimismo filosofico difeso da Leibniz. Egli infatti accusa violentemente l’ottimismo ipocrita, il tout est bien e la teoria dei migliori dei mondi possibili, perché fanno apparire ancora peggiori i mali che sperimentiamo, rappresentandoli come inevitabili ed intrinseci nell’universo.