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martedì 26 maggio 2015

Municipi d'Italia. Le sofferenze del Palazzo

Per  portare in pareggio il bilancio del Comune di Contessa Entellina si dovranno abbassare le rate dei mutui.  Questa è la scelta recente assunta in Municipio: rinegoziarli e spostare le scadenze nel tempo.  La delibera è già pronta essendo stata discussa nel Consiglio Comunale d'urgenza, convocato nei giorni scorsi. 
Questo iniziativa  permetterà di risparmiare una non rilevante somma  all'anno d'interessi, con l’ulteriore beneficio che  i risparmi non saranno destinati a nuovi investimenti ma a ridurre le spese correnti e serviranno per chiudere il bilancio in pareggio. L’operazione però non è immediatamente fattibile perché il Comune non dispone del Bilancio 2015; la speranza è deposta nel decreto legge promesso dal governo all’Anci e che starebbe per arrivare, però -secondo il Sole 24Ore di oggi- in due scadenze.

E sempre che la possibilità di “chiudere in pareggio” risulti fattibile.  
Rivedere i conti è comunque un passaggio obbligato per l'amministrazione comunale che avrebbe ancora da colmare un buco le cui dimensioni non trapelano.
 La situazione non dovrebbe essere assolutamente preoccupante, anche perché dover rimborsare i soldi TARSU/2008 agli utenti che hanno pagato dovrebbe essere sopportabile per le finanze comunali, che comunque da subito devono cominciare a svalutare “crediti” e ad “accantonare” per i debiti insorti dalla sentenza di I° grado, seppure appellata dal Comune.
 D’altronde col bilancio che dovrà ancora vararsi gli oneri di urbanizzazione, come prevede la legge, potranno spostarsi dal capitolo investimenti a quello delle spesa corrente, sempre che con la paralisi delle costruzioni che c’è in giro siano fluiti fondi.

Una cosa è comunque certa.  Contessa non si trova nella condizione di  quanto capitato in un piccolo comune della provincia di Genova, con un questuante insolito nell’interesse di un ente locale: si tratta di Antonio Bigotti, sindaco di Savignone, comune di circa 3.240 abitanti in provincia di Genova, col  cappello in una mano, ciotola in un'altra, che è sceso in piazza, come annunciato nei giorni precedenti, per protestare contro i tagli a piccoli comuni ed enti locali da parte del governo Renzi.
"Faccio il mendicante per aiutare il mio Comune - ha spiegato - Non è giusto che i soldi versati dai miei concittadini finiscano nelle tasche di quelli che abitano nelle grandi città. I soldi che pagano attraverso l'Ici e l'Imu devono restare sul territorio per poter affrontare meglio per esempio la gestione della manutenzione del territorio o delle emergenze come è accaduto per l'alluvione di ottobre".

Una scelta "estrema" e provocatoria per sensibilizzare l'opinione pubblica sul disastro dell'economia dei piccoli Comuni che non hanno più le risorse necessarie al buon funzionamento dei servizi essenziali. "È un'iniziativa nata per fare vedere come sono state ridotte le amministrazioni dei piccoli Comuni, che i grandi Comuni defraudano di una buona percentuale dell'Imu”.