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giovedì 7 maggio 2015

Hanno detto ... ...

FERRUCCIO DE BARTOLI, già direttore del Corriere della Sera
La sentenza sulle pensioni della Consulta va rispettata, purtroppo per i conti pubblici, e non si possono fare differenze in base al reddito.

ANDREA FAVARO, docente
In fondo, Civati non c'entrava nulla col PD: tiene troppo alle proprie idee. E nel PD neppure sanno cosa sono, le idee.

MAURO DEL BUE, direttore di Avanti !
È pericoloso scrivere sull’Avanti che semmai Renzi ricorda Craxi, non tanto come personalità o come coerenza socialista, ma come contenuti dell’azione politica, come capacità decisionista. Il Craxi della scala mobile, il Craxi del liberalsocialismo, quello sempre espulso dalla sinistra ufficiale, quello che aveva cambiato “geneticamente” il Psi. Certo gli manca l’autorevolezza dello statista a livello internazionale, la capacità di dir di no ai grandi. Attenzione, perché qui sta semmai la diversità tra i due. Craxi sfidava tutti i poteri forti a livello economico, politico, di stati. Si era messo contro la Fiat e il partito di Repubblica, contro Pci e Dc, contro l’Urss coi missili a Comiso e contro gli Usa con Sigonella. Renzi no, flirta coi poteri forti e se ne compiace.
Craxi era garibaldino, Renzi più cavouriano. Forse anche per questo il primo ci rimise le penne e il secondo durerà. Anche se Renzi sfida i sindacati come Craxi e proprio sul tema dell’innovazione. Ma Craxi dialogava con loro e sulla scala mobile cercò fino all’ultimo di evitare il referendum, convincendo anche Lama, poi “convinto” politicamente da Berlinguer. Renzi si pavoneggia della sua indisponibilità. Craxi amava la storia e apprezzava gli anziani (anche i comunisti, da Pajetta a Cossutta) ai quali mai mancava di rispetto, mentre Renzi ama la rottamazione e li paragona ad auto usate da gettare al macero.