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martedì 5 maggio 2015

Flash sulla nostra Storia

Contessa Entellina. Le nostre contrade 
Oggi Contessa Entellina è completamente diversa da quella degli anni cinquanta/sessanta del Novecento. Diversa sotto l'aspetto urbanistico-edilizio, sotto l'aspetto socio-professionale della popolazione, sotto l'aspetto etnico-culturale, sotto l'aspetto delle attese e delle aspettative dal futuro.
Alberello di fico in c.da
Scirotta

Sullo sfondo la Rocca di
Castello Calatamauro.

Tutti contadini; nessuno 
sa cosa significava contadino
Un giovane ventenne o trentenne di oggi difficilmente riesce ad immaginare come venisse condotta la vita socio-umana in quegli anni del secondo dopo guerra nel contesto di una società he era ancora una  realtà "contadina". Certo nel volgere di una società diversa, ma ancora contadina.
E quando parliamo di società contadina intendiamo dire un società immobile, statica da centinai di anni, forse da millenni (ovviamente stiamo parlando dell'assetto "contadino" in generale; Contessa ha una storia compresa in cinque secoli), per quanto attiene le strutture gerarchico-sociali, i rapporti sociali e le distinzioni familiari.

Oggi i giovani sentendo parlare di "contadini" immaginano una attività professionale e nient'altro; per essi contadino corrisponde a "coltivatore rurale", colui che si dedica alla semina e raccolta dei prodotti agricoli, all'allevamento del bestiame. Questa accezione è invece molto limitativa ed è riflessa dagli odierni imprenditori agricoli tenuti a detenere la partita iva nel presupposto che svolgono il loro lavoro per il mercato.

No, nella società contadina, il contadino era (e continua ad esserlo nei paesi meno avanzati della nostra Europa) una persona che aveva a carico una famiglia; era lontano da lui l'idea di dover gestire in termini di "impresa" o di iniziativa un bene, un terreno, un patrimonio.

Nella società contadina, in quella che ancora era vitale nella Contessa Entellina degli anni cinquanta/sessanta del Novecento, i contadini assolvevano al ruolo di operatori al servizio della struttura umana più vasta, lo stato nazionale con le sue classi sociali dominanti. 

Per meglio farci intendere, il contadino non aspirava a guadagnare, accrescere il patrimonio, mettere da parte qualcosa. Gli bastava far sopravvivere la famiglia. 
Nel mondo rurale dei primi decenni del Novecento, a Contessa Entellina, la gran parte dei terreni ricadevano nei latifondi dei Pecoraro, Inglese etc.
Volendoci esprimere alla maniera degli economisti possiamo dire che il flusso dei beni e dei servizi, in quelle società contadine, era centralizzato e solamente le classi dominanti (latifondisti, gabelloti, ceti professionali) assorbivano il surplus proveniente dal lavoro dei contadini. 
La condizione dei contadini era curiosa: in un contesto in cui l'unica fonte di ricchezza era l'agricoltura essi sostenevano i flussi di ricchezza verso le classi dominanti accontentandosi della sopravvivenza, in cambio le classi dominanti che controllavano le strutture civili garantivano la stabilità al sistema socio-economico.
E' ovvio che nei periodi di crisi o quando le richieste delle classi dominanti diventavano troppo esose, i contadini (o una parte di loro) ricorrevano al banditismo, ai movimenti di protesta, o all'aperta ribellione.
A queste tre forme di proteste fece ricorso, più volte, dalla fondazione del paese la popolazione contadina di Contessa Entellina.
Violenza  esplosa nel sangue nel 1860, non tanto per chiedere l'Unità d'Italia bensì per chiedere più "giustizia sociale".