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domenica 17 maggio 2015

Cristianesimo nella Storia, nella Cultura ed oltre. ---12---

Fermo restando che torneremo a tratteggiare la figura "umana" di Gesù di Nazareth, di cui abbiamo già delineato, sulla scorta delle ricerche antropologiche di J. Meier:
-la marginalità nel contesto socio-culturale ebraico del suo tempo, 
-le probabili conoscenze linguistiche di Gesù dell'aramaico, dell'ebraico e forse delle espressioni più ricorrenti del greco,
-il mondo socio-professionale entro cui ha trascorso gli anni "nascosti",
apriamo, per intanto, la fase di germinazione della Fede fra i sui seguaci dopo la sua morte e resurrezione.
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La prima Comunità
La fede in Gesù non comportò per i suoi discepoli la rottura nei confronti delle istituzioni, dei riti cultuali e della tradizione giudaica.
Inizialmente essi non ebbero chiaro il da farsi.
La prima comunità che a Gesù si richiamava è stata quella di Gerusalemme, di cui abbiamo contezza grazie agli Atti degli Apostoli, scritti da Luca.  
Con essi veniamo a conoscenza delle origini, sia pure idealizzate, del Cristianesimo.
Si capisce che Luca avrebbe voluto dare un modello di vita  ai primi cristiani caratterizzato dalla piena condivisione di alimenti, beni e ricchezze.
Sicuramente negli anni Trenta e Quaranta dell'era volgare i nazorei, come venivano chiamati,  continuarono ad attenersi alla Torah, frequentarono ogni sabato il Tempio e le Sinagoghe.
La Comunità nella fase iniziale fu guidata da Pietro e Giovanni e quindi da Giacomo, uno dei fratelli di Gesù. 
Proprio Giacomo -col pieno avallo di Pietro- si impegnò perchè la comunità continuasse scrupolosamente ad attenersi alla tradizione giudaica.

Ma la linea di stretta osservanza cristiano-giudea perseguita da Giacomo e Pietro verrà a cozzare con le esigenze contrapposte dei nuovi cristiani di provenienza pagana, soprattutto degli ellenisti di cultura greca che credevano nella "salvezza" promessa dal Kirios ma non intendevano divenire giudei, o comunque osservanti di quella tradizione. Essi accoglievano la "salvezza" promessa dal laico Gesù, che non apparteneva affatto alla casta dei sacerdoti.
Proprio l'ellenista Stefano, che aveva predicato contro l'osservanza ed il culto del Tempio, fu colpito ed ucciso a pietrate da alcuni giudei osservanti.

Il problema continuerà ad alimentare contrasti man mano che al Cristianesimo, ossia alla Fede nel Kirios che aveva promesso la "salvezza", aderivano i "gentili" di varie culture e di varie etnie che nulla sentivano di condividere col giudaismo. 
Sollevava obiezioni soprattutto la precettistica in materia di
-alimenti
-e circoncisione.

Ad Antiochia, dove intanto era stata fondata una comunità di nazorei ed in cui numerosi erano gli ellenisti di origine della Cirenaica e di Cipro, per la prima volta i discepoli di Gesù furono chiamati "cristiani". 
Era indicativamente l'anno 36 o 37.

In questo contesto iniziale di sviluppo della nuova Fede irrompe fra i credenti Paolo, ritenuto il co-fondatore del Cristianesimo.