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venerdì 24 aprile 2015

Uomini, fatti, eventi. Come li ricordiamo oggi

24 Aprile
Il 24 aprile 1915 vengono eseguiti i primi arresti tra l’Elite armena di Costantinopoli (giornalisti, scrittori, poeti e perfino delegati al Parlamento). L’operazione prosegue l’indomani e nei giorni seguenti. In un mese più di mille intellettuali armeni, saranno deportati verso l’interno dell’Anatolia e massacrati per strada.
Così ha inizio il Genocidio Armeno, una delle pagine più oscure, ed al tempo stesso meno divulgate, della storia del secolo scorso.
Nelle città viene diffuso un bando che intima alla popolazione armena di prepararsi per essere deportata; si formano così grandi colonne nelle quali gli uomini validi vengono raggruppati, portati al di fuori delle città e qui sterminati. Il resto della popolazione viene indirizzato verso Aleppo ma la città verrà raggiunta solo da pochi superstiti: i nomadi curdi, l’ostilità della popolazione turca, i tchété (battaglioni di irregolari in cui militano molti detenuti comuni appositamente liberati) e le inumane condizioni a cui sono sottoposti fanno si che i deportati periscano in gran numero lungo il cammino. 


Dopo la conclusione delle operazioni neppure un armeno era rimasto in vita in queste province.
La seconda parte del piano prevedeva il genocidio della popolazione armena restante, sparsa su tutto il resto del territorio. Tra l’agosto del 1915 ed il luglio del 1916 gli armeni catturati vengono riuniti in carovane e, malgrado le condizioni inumane cui vengono costretti, riescono a raggiungere quasi integre Aleppo mentre un’altra parte di deportati viene diretta, attraverso il deserto, verso Deir es-Zor, in Siria. Lungo il cammino, i prigionieri, lasciati senza cibo, acqua e scorta, muoiono a migliaia. Per i pochi sopravvissuti la sorte non sarà migliore: periranno di stenti nel deserto o bruciati vivi rinchiusi in caverne.
A queste atrocità scamperanno solo gli armeni di Costantinopoli, vicini alle ambasciate europee, quelli di Smirne, protetti dal generale tedesco Von Sanders, gli armeni del Libano e quelli palestinesi.
Il consuntivo numerico di questo piano criminale risulta alla fine:


-circa 1.500.000 di armeni vengono eliminati nelle maniere più atroci. In pratica i due terzi della popolazione armena residente nell’Impero Ottomano è stata soppressa e, regioni per millenni abitate da armeni, non vedranno più, in futuro, nemmeno uno di essi;
-circa 100.000 bambini vengono prelevati da famiglie turche o curde e da esse allevati smarrendo così la propria fede e la propria lingua;
-considerando tutti gli armeni scampati al massacro il loro numero non supera i 600.000.