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mercoledì 8 aprile 2015

Hanno detto ... ...

FRANCESCO ALBERONI, sociologo e scrittore
... La parte del mondo dove il processo di modernizzazione ha incontrato maggiori difficoltà è stato il mondo islamico. Ancor oggi dappertutto sono all'opera bande armate che massacrano chi non sta dalla loro parte, uccidono i cristiani e instaurano governi che impongono l'islam. Esistono centinaia di queste bande, dalle milizie sciite di Muqtada al Sadr, a quelle sunnite di Al Baghdadi, al gruppo di Al Nusra e poi via via a quelle presenti in Arabia Saudita, Yemen, Sudan, Libia, fino a Boko Haram ad Al Shabaab. Tutte lottano contro l'occidentalizzazione, contro la modernizzazione e vogliono riportare il mondo a come era nel Medio Evo. Il risultato è uno stato di sanguinosa anarchia e una spaventosa dimostrazione di arretratezza, di odio, di intolleranza e di crudeltà che un giorno verrà ricordato come un'epoca di cupa barbarie.

ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA, editorialista del Corriere della Sera
La nostra identità? Ma quando mai! Innanzi tutto non ce lo permette forse neppure la nostra Costituzione; sicuramente poi ce lo vieta l’Europa e ancor più sicuramente ce lo vieta il pensiero dominante. Secondo il quale tutto ciò che ci distingue, infatti, a cominciare dallo stesso termine identità, è sospetto: allude a possibili discriminazioni, esclusioni, persecuzioni. Se vogliamo essere dei bravi democratici (come vogliamo), possiamo avere quindi solo identità cosmopolite, universali, fruibili e condivisibili senza distinzioni da chiunque, sanzionate da diritti altrettanto universali. E poiché ognuno di noi deve sentirsi libero di essere qualunque cosa, ne segue che come collettività, come insieme, non possiamo essere nulla, consistere in nulla, identificarci in nulla di storicamente o culturalmente determinato.

ARMANDO TORNO, giornalista e scrittore
“”In che situazione si trovano le biblioteche? Riescono ancora a giustificare economicamente la loro esistenza? Hanno un futuro o sono destinate a trasformarsi in banche informatiche? A tali domande è possibile replicare con numerose risposte, di certo la loro crisi – soprattutto in Italia – è facile avvertirla. Quando si incontra un direttore, anche di raccolte celebri, subito vi ricorda che i tagli alla cultura di questi ultimi anni hanno reso difficoltosi persino gli acquisti degli aggiornamenti di talune opere; sovente mancano i soldi per conservare il patrimonio antico con i necessari interventi di restauro; i bilanci si fanno magri, quasi agonici. E altre amenità simili. Anche grandi progetti per le biblioteche del futuro, così presenti un quindicennio fa, sono stati appesi all’attaccapanni delle speranze e se ne parla con i verbi al condizionale. Il genere è destinato all’estinzione, come i dinosauri?
A tale quesito risponde un libro di Virgile Stark, autore con oltre dieci anni trascorsi alla Biblioteca Nazionale di Francia: “Crépuscule des bibliothèques” (Edizioni Les Belles Lettres, pp. 212, euro 17). Il titolo evoca il latino “crepusculum”, derivato di “creper”, il quale altro non significa che “oscuro”, “alquanto buio”. Nell’uso figurato il termine indica la fase declinante di un fatto; insomma il tramonto, la fine. Del resto, Stark presenta senza colpi di tosse la sua tesi: “L’autodafé simbolica è cominciata. La notte cala sullo spirito. Una barbara fornace si alza nello smorto orizzonte della cultura. I libri bruciano. I nostri libri”. O meglio, egli specifica più avanti, le biblioteche stanno per essere trascinate via dell’onda numerica, o quanto meno sostituite con “iperluoghi”, “biblioteche 2.0”, “learning center” e cose simili. I “templi del sapere” – sottolinea Stark – non ci sono più; meno che mai qualcuno oserebbe ancora parlare di “guardiani del libro”. Ormai si incontrano soltanto dei “tecnici rabbiosi” (utilizza proprio l’aggettivo “enragés”), tra l’altro “becchini della loro eredità”. Insomma, il funzionario-scrittore della Bibliothèque nationale de France utilizza un linguaggio pesante per dire che i barbari sono ormai dentro le grandi raccolte librarie dell’umanità e intendono sterilizzarne le secolari emozioni; anzi, le “troupes èlectrogènes” intente a “dematerializzare”, lasceranno soltanto la possibilità di “costruire un’arca”. L’immagine, presa in prestito dalla Bibbia e a quanto accadde con Noè nei giorni del diluvio universale, non ha bisogno di spiegazioni.