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giovedì 23 aprile 2015

Flash sulla nostra storia


I Cardona, Signori dello Stato Feudale di Contessa, occupavano nella società del tempo (XV - XVI secolo) un ruolo rilevante; erano originari dalla  provincia di Catalogna, da Raimondo di Folch, cavaliere francese di sangue reale perché discendente dai conti d'Angiò.

Molti domini feudali in Sicilia (Chiusa, Calatamauro, Burgio, Trappeto e Contessa ed altri ancora) pervennero loro da Caterina Peralta, unica erede di quella influentissima famiglia che aveva fatto parte del Vicariato del Regno quando la regina Maria era ancora minorenne.

Breve cronologia feudale
1- Nella prima metà del 1400 un ramo dei Cardona si trasferì in Sicilia con gli Aragonesi.
Antonio Cardona dal 1416 al 1420 fu Vicerè dell'Isola, fu anche Maestro Giustiziere del Regno dal 1451 al 1452, Connestabile, Conte di Caltabellotta e Gran Cancelliere.
2- Suo figlio Alfonso fu pure lui Maestro Giustiziere del Regno e sposò Caterina Peralta erede –come scritto sopra- di tutti i beni dei Peralta, sia materni che paterni.
3- Alfonso mori nel 1452 e gli successe il figlio Antonio, colui che accogliera' i primi nuclei di arberesh contessioti.
4- Alfonso de Cardona Sallucio Peralta, figlio di Antonio, sposò Beatrice Branciforti e fu promotore della Universita' di Contessa nel 1520 (oggi diremmo promotore per l'istituzione del Comune, del Municipio). In realta' quell'aggregato amministrativo  creato dal barone non disponeva di nessuna autonomia e svolgeva tutte funzione all'interno della gerarchia feudale preesistente.
Alfonso -verosimilmente- fu l'unico Signore in tutto il periodo feudale (cessato nel 1812) che visitò ed incontrò la comunita' arberesh di Contessa. Da questa egli ottenne parecchi servigi, soprattutto di ordine militare. Dopo di lui le funzioni di vicario, di rappresentante della Signoria, furono assolti dai governatori, che in verita' ebbero il titolo di "secreti".
Si tratto' di persone estranee alla comunita' degli arberesh e dotati di vasti poteri, veri alter ego dei Signori.
Alfonso Cardona fu anche nominato Presidente del Regno di Sicilia dal Viceré Ferdinando Gonzaga, che doveva allontanarsi temporaneamente dall'isola.
5- Alla morte di Alfonso nel 1547 l'imperatore Carlo V conferì l'investitura del marchesato di Giuliana e della contea di Chiusa, della Signoria di Contessa, del feudo di Calatamauro e di altre terre in Val di Mazara alla figlia primogenita di Alfonso, donna Diana Cardona Sallucio Peralta.

Alla morte di  donna Diana è iniziato il dominio dei Gioeni (Signori di Aidone, Castiglione e Novara) e dopo ancora quello dei Colonna, membri della grande aristocrazia italiana ed espressione piu' alta di una nuova e diversa espressione della feudalita'. 
Con queste ultime dinastie inizia l’assoluto disinteresse umano e sociale dei Baroni nei confronti delle popolazioni che vivevano nei marchesati e nelle tante baronie (giuridicamente definiti Stati territoriali). Inizia di contro il tempo delle  munificenze, del lusso e dello sfarzo delle corti quali valori simbolici, imprescindibili, perseguiti anche a costo di pesanti indebitamenti contratti attraverso soggiogazioni e prestiti a breve termine che, nel caso dei Colonna, non tardarono a provocare un dissesto che rese inevitabile la messa in Deputazione dei loro stati nel corso del Seicento. 
La Deputazione era una sorta di Tribunale fallimentare, creato ad arte non per gli interessi dei creditori ma degli aristocratici; un pò come se oggi a Bruxelles l'Unione Europea mette in atto un congegno anti-naufragio nel Canale di Sicilia, non per salvare gli esseri umani ma per lasciarli morire in Africa.  
Le Signorie vivevano in citta', a Palermo ed i Colonna addirittura a Roma. Non conoscevano piu' ne' la localizzazione ne' la natura sociale dei loro "stati", si distinguevano fra loro -nei salotti di Palermo o Roma- dal livello delle "rendite" percepite dai loro possedimenti. Cosi', dagli atti d'archivio, sappiamo quanto valeva essere Signori di Contessa, di Giuliana e cosi' via; dall'entita' della rendita si misurava il prestigio delle famiglie siignorili.

Lo Stato di Contessa, sia l’Università che gran parte dei feudi pertinenti, le masserie, i mulini vennero gestiti con affidamenti in appalto e fu pure avviata la la vendita di tanti feudi rustici (interni alla  Baronia) alla nuova nobilta', quella arricchitasi con l'esercizio delle professioni togate, mercantili e pure ecclesiastiche.
I Colonna ovviamente non visitarono mai i domini di Sicilia ed i loro amministratori (i secreti) si preoccuparono solamente di devolvere loro le rendite conseguite dagli appalti e di quelle provenienti dalla gestione sotto Deputazione; nel generale clima di disinteresse è ovvio che secreti ed ufficiali dello Stato feudale curarono i loro personali interessi, ai danni dei sudditi e dei Signori.
Per gli arbëresh, che nell'Impero Romano d'Oriente erano stati cittadini, era quello che trascorrevano in Sicilia il tempo dell'essere sudditi.
I primi tentativi per tornare ad essere cittadini, in Occidente, arriveranno con l'Illuminismo ed in Sicilia con Domenico Caracciolo. Ma non sarà (e non è ad oggi) facile vivere da cittadini, specialmente quando non si dispone di una buona vista per leggere ciò che capita tutt'attorno.