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domenica 19 aprile 2015

Cristianesimo nella Storia, nella Cultura ed oltre. ---9---

Il proposito finora perseguito nel corso di alcuni dei numeri di questa rubrica sul Cristianesimo è stato quello di delineare il contesto storico della Palestina di duemila anni fa', la terra dove il personaggio Gesu', un certo Gesu', svolse una missione che ancora oggi proietta effetti su gran parte dell'umanita'. Basta pensare che i "diritti universali dell'uomo", proclamati dall'ONU nel 1948, trovano origine e radicamento in lui, nei suoi messaggi e nei suoi comportamenti.

L'iniziativa del Blog di esplorare vicende ed aspetti sul Cristianesimo non piace a tutti i lettori,  altri lettori ci hanno sollecitato, di contro, ad essere costanti con le pubblicazioni.
Preliminarmente  all'odierna esplorazione storica e' opportuno fornire alcuni chiarimenti a chi ci segue, per la formulazione dei quali abbiamo attinto a piene mani spunti ed ausili dal primo volume di John P. Meier, antropologo e storico americano e contestualmente sacerdote cattolico, "Un ebreo marginale".

1) perche' -ci e' stato chiesto- un laico deve interessarsi di temi finora competenza dei religiosi, almeno nei nostri ambienti ?

RISPOSTA: nella vita di noi esseri umani esistono temi centrali che necessitano oltre che dell'ascolto dagli altri (i religiosi) anche e soprattutto della riflessione e  della ricerca personale. Pare che Platone abbia detto che una vita inesplorata non e' una vita degna di essere vissuta.

Come si puo' non cercare risposte sul significato della vita e della morte ?

Come si puo' -da cristiani o da non credenti- non interrogarsi su un personaggio come Gesu' che tanta incidenza nella Storia del mondo ha avuto e continua ad avere ?

2) perche' -ci e' stato chiesto- affrontare il Gesu' religioso in termini e angolazioni sociali e politici ?

RISPOSTA: qualsiasi cosa gli uomini scrivano lo fanno inevitabilmente da un definito punto di vista. Mai e poi mai e' esistito nella Storia dell'umanita' un punto di vista neutrale.
Lo si definisca pregiudizio, tendenza, visione del mondo o posizione di fede, chiunque tratti di Gesu' storico lo fa da un punto di vista ideologico. L'importante e' precisare -a beneficio dei lettori- sotto quale ottica si sta procedendo.
Noi  ci siamo proposti di tentare un approccio di ricerca storica, antropologica e di contesto sociale. 
Tentiamo di capire, con l'ausilio di testi pubblicati  da vari autori credenti e non, chi e' stato il Gesu' di Nazareth e cosa abbia significato nel suo tempo e nel suo ambiente palestinese di 2000 anni fà.
Tutto cio' non significa contestare o sminuire l'approccio di fede o teologico. Non di questo ci occupiamo nel nostro procedere, anche se non mancheranno occasioni di approfondimento. Peraltro sant'Agostino ebbe modo di scrivere: La fede, se non è pensata, è nulla.

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Gesù di Nazareth: 
un ebreo marginale, 
molto emarginato
Abbiamo anticipato nelle settimane scorse che l'antropologo americano John P. Meier, che e' pure sacerdote cattolico, ha -nel titolo della sua voluminosa ricerca- definito Gesu' un "ebreo marginale". Vedremo adesso in che senso era marginale.

1) dal punto di vista della letteratura giudaica e pagana di duemila anni fà il Nazzareno non suscito' grande interesse. Lo storico ebreo Giuseppe Flavio (vissuto nel I° secolo d.C.) assegna piu' spazio e piu' interesse nella sua opera "Antichita' Giudaiche" a Giovanni Battista che a Gesu'. Ancora meno spazio gli dedica lo storico romano e pagano Tacito (vissuto dal 56 al 120 d.C.) negli "Annali".

Per gli storici ebrei e pagani Gesu' fu quindi un personaggio insignificante nel contesto palestinese del suo tempo.

Tradotto nel linguaggio dei nostri giorni significa che non avrebbe occupato molta attenzione e spazio sui giornali del nostro tempo.
2) considerando che e' stato condannato a morte dalle piu' alte Autorita'  della societa'  Egli e' stato collocato e ritenuto figura da porre ai margini della convivenza sociale.
La crocifissione per i romani era da infliggere agli schiavi  ed ai ribelli mentre per i giudei "l'appeso" era sempre e comunque segno della maledizione di Dio. Sia per i dominatori romani che per gli i sottomessi ebrei, Gesu' era pertanto un essere ripugnante da mettere ai margini della societa'.
3) si potrebbe immaginare che Gesù fosse un personaggio scomodo socialmente e politicamente e che quindi gli uomini del Potere (romani e Sinedrio ebraico) lo abbiano intenzionalmente emarginato. Circostanza che capita frequentemente ancora ai nostri giorni.
Gesu', in una certa fase della sua vita,  pero' inizio' a marginaIizzare se stesso.
Fino a trent'anni svolse l'attivita' di carpentiere  in Galilea e verosimilmente poteva contare su discrete condizioni economiche e anche sulla rispettabilità sociale da parte dei suoi conterranei. Poi, per per ragioni che non conosciamo, lascio' il suo mondo di conoscenze e si trasformo' in un disoccupato itinerante e quando, una volta, fece ritorno nella terra in cui era cresciuto, trovo' ovviamente incredulita' e rifiuto (emarginazione). Per il fatto stesso che Gesu' scelse di vivere con i sostegni socio-economici (benevolenza) dei suoi seguaci egli era -agli occhi dei suoi contemporanei- un emarginato (per sua scelta).
4) agli occhi della societa' che contava, quella istruita (scribi) Gesu' era un arrogante perche' senza avere avuto maestri rinomati osava proporre modelli di vita nuovi e difformi dalla tradizione giudaica (divieto del divorzio, rifiuto del digiuno volontario, celibato in una societa' che non lo prevedeva, Tempio da gestire difformemente dall'uso corrente, sabato da interpretare difformemente dalla tradizione etc.), era pertanto personaggio da tenere lontano, ai margini della societa'.
5) per quanto finora scritto e' ovvio che per i benpensanti del suo tempo e nel contesto ebraico Gesu' -col suo stile di vita- appariva un tipo odioso, pericoloso e sospetto. 
Quando le Autorita' (il Potere costituito) decisero di farla finita con quel personaggio che portava idee destabilizzanti egli si ritrovo' solo, abbandonato (emarginato) da tutti, pure dai discepoli.
6) ai nostri giorni, nel terzo millennio, "marginali" sono i poveri, i disoccupati, gli immigrati, le persone che dalla campagna si trasferiscono nelle grandi citta'. 
Gesu' era un giovane che proveniva dalla zone rurali della Galilea, era un laico improvvisatosi profeta, privo di credenziali, che ad un certo punto decide di andare nella grande citta', Gerusalemme, a sfidare sul piano della tradizione giudaica il ricco e aristocratico sacerdozio urbano.
Per il Sinedrio dei sacerdoti, degli scribi (=uomini della cultura del tempo) e degli anziani (= i grandi proprietari del tempo) un tipo come Gesu', con idee e propositi sovversivi nei confronti del tradizionale assetto della societa' ebraica del tempo, era marginale e contestualmente pericoloso. Spazzarlo via, per il Potere, non era affatto difficile, essendo "marginale"  e  ininfluente.