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domenica 26 aprile 2015

Con le immagini ... ... è più facile

I deputati sono 630,
ad ascoltare le circostanze sulla morte del "volontario" siciliano Lo Porto ucciso da un drone di Obama,
erano in 35.

"E, con un morto di mezzo, lo squallore della scena diventa insopportabile. A proposito della falsa partecipazione dei potenti al suo lutto, il padre di Lo Porto ha detto: «Tanto domani berranno il caffè e si saranno già dimenticati tutto». È stato ottimista, perché domani era già ieri".
(Massim Gramellini)  
Ricapitoliamo. (di Lucia Annunziata)
Il Presidente del Consiglio Italiano, Matteo Renzi, va in visita a Washington il 16 e 17 di questo mese. Accoglienza di alto rango. Conferenza stampa congiunta. Vino, sorrisi, e pacche sulle spalle. Ma il Presidente Obama ha un segreto, dietro quei sorrisi: sa con certezza ormai che il cooperante che gli italiani cercano da mesi, è stato ucciso da un bombardamento Americano. Obama sapeva - lo rivela oggi il New York Times. Ma non l'ha detto a Renzi. Non in quel giorno. Lo dice solo ieri, 23 aprile. Renzi stesso ha confermato che gli stessi italiani, via intelligence, hanno avuto conferma della morte il 22.
Generosamente in queste ore il Premier italiano rifiuta di attaccare Obama e accetta la parola ufficiale di Washington (smentita, ripetiamo, dal New York Times). Ma questa generosità non cambia la natura del gesto obamiano, che con la sua reticenza ha inflitto al nostro paese una umiliazione. Non è infatti nel suo mandato scegliere il momento più opportuno per rivelare una notizia. Ed è ancora meno nel suo mandato scegliere la commedia dell'Arte come sostituzione della diplomazia.
Generosa posizione, quella di Renzi, dunque. Ma in questo caso forse profondamente da ripensare.
Il comportamento Barak Obama non è una eccezione . È anzi nel solco della migliore tradizione nelle relazione con il nostro Paese. Come per molti presidenti Usa prima di lui, la strada del rapporto con l'Italia passa, quando è necessario, dalla menzogna , che si chiama così anche quando è coperta dal mantello delle necessità di Stato.
Troppe volte questo scenario si è ripetuto. Il pensiero va all'incidente del Cermis, il monte su cui una funivia piena di sciatori , fu fatta precipitare da un imbecille di pilota Americano annoiato e in cerca di esibizioni acrobatiche. Decine di morti su cui il Presidente Cossiga si fece il sangue amaro per anni. Salvo poi una ammissione, e una patetica richiesta di perdono da parte dell'Ambasciatore Usa di allora Bartholomew che si inchinò sul luogo del disastro. Naturalmente il pilota non ha pagato: gli Usa non permettono ad altri Paesi di processare i loro uomini.
Uguale destino impunito per l'americano che uccise in una notte sulla strada per l'aeroporto di Baghdad il nostro operativo Calipari che aveva appena liberato Giuliana Sgrena. Anche quello un episodio negato, e anche poi quando ammesso, mai davvero spiegato.

In generale, tutti i rapporti fra Italia e Stati Uniti dalla Liberazione alla fine della Prima Repubblica sono ancora coperti da una fitta nebbia mai davvero dipanata, nemmeno dai molti studi e dalla infinita quantità di documenti desecretati. Infine, sappiamo pochissimo del ruolo che hanno avuto ed hanno proprio in Libia dove moltissimi nostri uomini della intelligence sono da tempo impegnati, e da dove ora arriva per noi la grande crisi dei barconi.

Non c'è nulla di complottista in quel che dico. E nemmeno di antiamericano. Gli Usa sono nostri alleati e sono il nostro asse di riferimento mondiale. Personalmente ammiro gli Stati Uniti. Ma qui si parla di alleanze. E l'alleanza si fa tra due soggetti. È un patto che non si gestisce fra chi vuole, può e sa, e chi deve subire.
L'ora per affrontare questa discussione è arrivata. Per una ragione che va al di là anche degli errori di Barack Obama: gli Stati Uniti non sono più i signori del pianeta. L'ordine mondiale non ruota più solo intorno a loro. Viceversa, dal Medioriente all'Africa, alla stessa crisi economica, è l'Europa oggi in prima linea nel grande uragano della globalizzazione. Il rapporto fra le due sponde dell'Atlantico è nei fatti quello di una sorta di parità fra adulti.
È ora dunque di impuntarsi e di affrontare i nostri alleati per sapere fino in fondo la verità su questa vicenda, e su altre. Per costruire rapporti diversi. Più sinceri, ma anche più efficaci.
Anche perché Matteo Renzi è troppo giovane per subire tale figuraccia sul piano internazionale, e noi, Italiani tutti, siamo ormai abbastanza versati nelle lingue da non dover subire pagliacciate.
(Lucia Annunziata)