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lunedì 30 marzo 2015

Flash sulla nostra Storia

Quell'indimenticabile 1520

I capitoli con cui nasceva l’Università di Cuntissa sono del 2 dicembre 1520. 
Don Alfonso Cardona nella sostanza concedeva in enfiteusi agli arbëresh due dei suoi innumerevoli feudi (quelli più scoscesi e meno produttivi) e nello stesso tempo dava forma giuridica e ordine alla comunità degli arbëresh istituendo lo “stato feudale”.
Sin dalla riforma di Federico III era previsto che in ogni Stato feudale cessassero di operare le figure del baiolo e dei giudici di nomina regia e che subentrassero degli ufficiali “elettivi”.
Si trattava del subentro della “curia dei giurati” che appunto dal secondo decennio del Trecento cominciava ad essere presente in tutte le realtà comunitarie riconosciute della Sicilia. L’organismo lo si ritrovava infatti sia nelle città demaniali (dipendenti direttamente dall’autorità regia) quanto nelle Terre baronali.
Che i giurati dovessero essere eletti lo si può leggere nei “capitula iuratorum” del 1324, indirizzati a tutte le città dell’isola, con cui Federico III d’Aragona impone il nuovo assetto. L’obiettivo dichiarato era di limitare l’ingerenza aristocratica nella vita delle comunità. 
Buona intenzione ma di nessuna incidenza: nella realtà di quei tempi le influenze e le interferenze nobiliari nella vita locale erano inevitabile nella stessa misura in cui era inevitabile l’aria per respirare.
La maggiore autonomia concessa alle città e agli stati feudali si tradusse nei fatti -al contrario- in elemento di forza per il baronaggio che disponeva di strumenti idonei ed efficaci per imporre al ruolo di “giurati” le persone ad esso più fedeli o comunque preferite.
Proprio il ricordato provvedimento di Federico III costituisce infatti per gli storici l’inizio in Sicilia del processo di affermazione poderosa dell’aristocrazia.

Ma, andiamo alla visita a Contessa nei primi del 1521 di Alfonso, visita che aveva il compito di impiantare in quella comunità di arbëresh l’intero apparato di governo.
Non risulta che siano sussistenti o comunque disponibili i documenti di istituzione dello “stato feudale” pertanto con un po’ di creatività possiamo immaginare che in quella prima elezione dei giurati (a cui partecipavano solamente i capi famiglia con un certo livello di reddito) siano risultati eletti -su discreta proposta di Don Alfonso- quattro dei sette soggetti che il due dicembre avevano sottoscritto i capitoli: Palumbo d’Erme, Paolo Zamandà, Luca Carnese, Teodoro Schirò, Francesco Chisesi, Paolo Cavalcante e Giovanni Zimandà.
Vedremo in prosieguo compiti e funzioni della corte dei giurati. Compiti amministrativi e poco rilevanti. 
Il potere vero, nello stato feudale, stava nell’apparato di gestione  del mero e misto imperio. E su questo versante Don Alfonso, ne siamo certi pur non disponendo di documentazione, non affidò nulla ai nuovi arrivati arbëresh.

Col potere del mero e misto imperio ogni feudatario teneva in mano i suoi possedimenti e pertanto gli incaricati furono tutti estranei alla comunità, provenienti secondo alcuni elementi acquisiti, dal messinese, lì dove Don Alfonso si recava piuttosto frequntemente.