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martedì 24 marzo 2015

Flash sulla nostra Storia


Kuntissa in quel 1520
Alfonso Cardona dopo aver concesso i capitoli istitutivi dell'Universita' di Contessa e' verosimile che da Chiusa, dove furono stipulati gli atti alla presenza di un notaio, si sia spostato a Contessa dove i primi quattro giurati nella storia comunitaria (o forse ancora aspiranti), previsti nel contesto di tutte le procedure prescritte. avranno fatto di tutto per dimostrare gratitudine al loro "Barone", al loro "Signore",
Alfonso a Chiusa, a Giuliana, a Burgio e in tutti gli  altri Stati feudali ereditati dalla sua famiglia disponeva di castelli e dimore fastose ed imponenti, di quelle che esprimevano timore e rispetto nei poveri sudditi. A Contessa la sua dimora era un edificio con tutto attorno in giardino ricco di alberi e piante, recintato da un alto muro. Esso stava in posizione elevata rispetto al resto dell'abitato che ancora (1520) non oltrepassava l'attuale quartiere Rajo. Forse nei giorni successivi alla concessione dei capitoli ha fissato li' la sua dimora, dove appunto oggi sorge il Municipio, per nominare il complesso e vasto apparato di governo dell'Universita' e dell'intera Baronia. Potrebbe pero' avere fissato per quei giorni la sua dimora in un vero e storico castello, a Calatamauro, dove ancora le rovine non erano giunte.
Una cosa e' certa Alfonso nel nascente Stato feudale di Kuntissa era immagine e somiglianza del re, dell'Imperatore Carlo V, con connesso diritto di vita o di morte su tutti i suoi sudditi. Sudditi, il concetto di cittadini era ancora lontanissimo da venire.
Egli aveva concesso i capitoli, egli aveva il potere politico e quello amministrativo, egli amministrava la giustizia, egli controllava l'unica fonte di produzione e di vita locale: i cinquanta e passa feudi dello Stato feudale, di cui solo due Serradamo e Contesse ( i meno accessibili, forse) affidati in enfiteusi agli arbereshe.
Al di la' della partecipazione alla Liturgia di ringraziamento che la comunita' avra' voluto dedicare ad Alfonso nella Chiesa dell'Annunziata, il Barone in quei giorni, dopo avere scelto i funzionari della secrezia e delle tre corti prescritte per la vita istituzionale del paese avra', e' verosimile, chiarito a quella gente giunta dall'altra sponda dell'Adriatico cio' che gli stava piu' a cuore. Gli arbereshe erano stati accolti e sottratti alla sventura di avere perso la Patria ma, adesso, dovevano rispettare le regole del nuovo Stato feudale di cui lui era il Signore: essi non potevano prestare attivita' lavorativa al di fuori dei confini della Baronia, non potevano usare mulini o frantoi se non quelli di proprieta' della Baronia. dovevano fornire al Signore ( cioe' a lui) i militi che nel tempo gli sarebbero serviti e dovevano eseguire le disposizioni emesse dagli uomini dell'apparato di governo che egli in quei giorni aveva messo su etc. etc.
Il diritto di amministrare la giustizia sui propri vassalli era, in termini politici e sociali, il privilegio sicuramente più rilevante di cui veniva a godere Alfonso su quell gente con cui riusciva a comunicare attraverso alcuni Papas e pochi laici che sostenevano di essere stati nella loro terra Principi. 
Quel formidabile potere di amministrare giustizia derivava ad Alfonso dalla concessione regia del mero e misto imperio: il misto imperio corrispondeva alla bassa giustizia, «cioè [al] diritto di comminare lievi pene corporali infra relegazione e pena pecuniaria fino ad onze quattro», poi sette; mentre il mero imperio consisteva nell’«habere gladii potestatem ad puniendum facinorosos morte, exilio et relegatione".