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domenica 29 marzo 2015

Aspettando il nuovo Eparca (59)

Si sussurra in giro a bassa voce -ma non tanto 
se pure Facebook lo riporta- che, in questo periodo
di Resurrezioni, potrebbe
toccare pure all'Eparchia  

Sento dire che l’Eparchia di Piana degli Albanesi è bloccata, non si possono prendere iniziative di una certa importanza perché è priva del Vescovo, o come viene chiamato dalle nostre parti dell’Eparca.
Di iniziative da intraprendere forse ne esistono tante, a cominciare da quella –credo- fondamentale di far crescere “cristiani” in una terra, la Sicilia, dove prosperano finti cristiani e contigui alla mafia, ma anche e soprattutto quella di istituire un punto d’ascolto e di dialogo con quelli che impropriamente vengono chiamati “i lontani”.
E’ curioso, ma i “lontani” chissà perché sono (ovviamente a mio modo di vedere) più umani e aderenti all’umanità di tanti cosiddetti “vicini”, che –a dire di alcuni- sembrerebbero aver perso la bussola.

Visto che siamo in tema di ciò che potrebbe essere il ruolo di un Eparca, provo a scrivere da laico cosa io vorrei attendermi da un Eparca, da un buon Eparca.
-1) L’ho detto, ma lo ripeto, bandisca da sé e da tutte le strutture eparchiali l’integralismo ed il fanatismo che nulla hanno a che fare col Cristianesimo ed apra, apra a 360°, nei confronti di chi non è clericale, di chi crede ma coltiva moltissimi e forti dubbi, di chi non crede affatto ma conduce una vita umana, molto più umana dei cosiddetti “devoti”.

-2) L’Eparca, il tipo di Eparca che potrebbe piacermi, non taccia ma sia vigile in materia di bene comune e su tutte, le tantissime, emergenze socio-economiche che toccano il territorio della piccola Eparchia di Piana degli Albanesi. Da noi non sono scoppiati scandali di "corruzione" tanto diffusi su scala nazionale, tuttavia l'uso del Potere pubblico per fini di parte è abituale, anzi è dato per scontato.

-3) Nell’agenda quotidiana di un Eparca, o in quella “almeno” settimanale, non dovrebbe mancare mai un appuntamento o un incontro col mondo dei laici, che si tratti di circoli, associazioni, pro-loco o addirittura sezioni di partiti. Certo in queste ultime potrebbe imbattersi con gli opportunisti, quelle figure tanto comuni in terra di Sicilia e di certo non affidabili, però -ritengo- è soprattutto a questi che va spiegato "il tutto".
L’Italia è, purtroppo, il paese più corrotto dell’Unione Europea.

-4) Mi piacerebbe che ogni sei mesi –più frequentemente di quanto forse prescrivono le norme canoniche- effettuasse la visita pastorale nelle varie parrocchie:
-sia per controllare i libri contabili (si, i libri contabili) delle parrocchie medesime e conseguentemente per attestare come vengono spese le risorse che la gente generosamente dona con le più varie motivazioni. Se la Chiesa mostra trasparenza poi avrà titolo ad esigerlo dal Potere Pubblico,
- sia per incontrare le comunità ed interpretare esigenze e preoccupazioni.

-5) Chi scrive non è mai stato clericale e si augura di non esserlo mai, però  auspica che il nuovo Eparca non si chiuda per tempi lunghi nel Palazzo di p.tta San Nicolò a Piana degli Albanesi; instauri uno stile di vita che lo porti a vivere in mezzo alla gente, a condividere le stesse condizioni povere (e talora, misere) di questa popolazione. Perché non pensare a soste cicliche di 10/15 giorni a Palazzo Adriano, Mezzojuso, Contessa Entellina e Santa Cristina Gela ?
L’Eparca viva come tutti i cittadini/fedeli e rinunci a tenori di vita che non siano appropriate rispetto al resto della popolazione.
Sappiamo bene che gli competerà lo stesso titolo (onorifico ?) di un Prefetto dello Stato: “Sua Eccellenza”.
Dico subito che questa espressione proprio non mi piace. Se dovessi incontrare l’Eparca preferirei rivolgermi a Lui con un “Buongiorno” o “Buonasera”, un po’ alla Francesco.
Noi tutti sappiamo -inoltre- che il nuovo Papa, Francesco, ha una idea sinodale, collegiale, e non gerarchizzata di guidare la Chiesa. Piana degli Albanesi è Eparchia di rito orientale, quindi sinodale per antonomasia. Faccia, quindi, il nuovo ed auspicato Eparca della collaborazione e della collegialità il motore della sua missione.
Immagino che sarà per Lui compito non facile quello di adoperarsi per la conservazione dell’identità “bizantina” della sua Chiesa e -nei limiti del possibile- dell’etnia “arbëresh” della sua popolazione. 
Piana degli Albanesi è Eparchia perché ha l’onere di conservare queste due espressioni ora ricordate. Piccola e al contempo grande Eparchia, quindi.
Ma su questo mi propongo di poter scrivere meglio e più ampiamente in seguito.

-6) Avendo ipotizzato per l’ipotetico nuovo Eparca di vivere “la strada”, in mezzo alla gente, mi piacerebbe che Egli provasse pure a far uscire pure i preti (soprattutto i non sposati) dalla corporazione sacerdotale, dal corpo separato in cui danno la sensazione di vivere. 
Nei nostri paesi i sacerdoti, quelli sposati, sono sempre vissuti come normali (e al contempo, speciali) uomini. Sarebbe buona cosa se, sparito il corpo separato, tutti i sacerdoti diventassero “umani”, fra gli esseri umani.

Ritengo che se il nuovo Eparca accogliesse, almeno in parte, quanto finora mi sono permesso di esternare, nel giro di appena sei mesi Egli potrebbe conoscere personalmente tutti i 20.000 residenti nel perimetro dell’Eparchia (Chiesa della Martorana compresa). Potrebbe divenire piuttosto che l'Eparca in abiti imperiali e da cerimonia il "Parroco" dell'intera comunità.
Questa riportata è -ovviamente- una mia nota di “auspici” personali  nei confronti del nuovo ed auspicato Eparca, sia esso diocesano o extradiocesano. Se conosce il Vangelo è colui che serve, sarà persona umana.

L'Umano e il Divino mi è stato spiegato tempo fà -da un buon papàs- non differiscono nei loro intenti. 
Anzì, mi disse: "chi è umano, veramente umano, è già divinizzato".